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Un nuovo pesante attacco al welfare e alle condizioni di vita delle persone
Remo Siza 4/10/2011
 

Dal riordino del sistema fiscale e del sistema definito assistenziale il Governo intende recuperare almeno 4 miliardi nel 2013 e 20 miliardi nel 2014. Questo risultato potrà essere perseguito in due modi:

  • con l'approvazione del disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale;
  • oppure, nel caso non siano approvati la delega e i decreti previsti entro due anni, attraverso un taglio lineare del 5% delle agevolazioni fiscali nel 2013 e del 20% nel 2014.

L'uno e l'altro percorso attuativo costituiscono un pesante attacco alle condizioni di vita delle persone, alla legge 328 e al sistema dei servizi sociali: si interviene sulle prestazioni assistenziali e sulle agevolazioni fiscali non per rispondere più efficacemente ad accresciute esigenze delle famiglie, ma solo per ridurre ulteriormente la spesa sociale. Sono anni che al sociale sono apportati profondi tagli: attualmente, i dieci Fondi più importanti del sociale contano complessivamente su stanziamenti pari a poco più di 549 milioni, nel 2008 gli stessi fondi avevano uno stanziamento di 2 miliardi e 520 milioni.
La legge delega intende incidere profondamente nel sistema di welfare, fin dai principi e dagli orientamenti su cui si fonda: non si parla più, come prevedeva la 328, di un sistema integrato di interventi e servizi sociali rivolti a tutti, a carattere di universalità, di interventi volti a garantire la qualità della vita e i diritti di cittadinanza, ma di "servizi socio-assistenziali finalizzati alla riqualificazione delle prestazioni socio-assistenziali in favore dei soggetti autenticamente bisognosi" (art. 10, comma 1). Con un ritorno ad un welfare puramente assistenziale, residuale, che si limita a tutelare, temporaneamente, una minoranza in condizione di bisogno, spazzandosi via tre decenni di leggi e di prassi a carattere universalistico.
In questo progetto di smantellamento del welfare scompare, ovviamente, ogni riferimento ai livelli essenziali di assistenza, ai servizi e agli interventi che devono essere garantiti obbligatoriamente su tutto il territorio nazionale.
Si intende procedere ad una revisione dell'ISEE per conferire un maggiore peso alla numerosità della famiglia, trascurando altre dimensioni (la disabilità o l'età dei suoi componenti, per esempio) e attribuendo maggiore efficacia agli strumenti di controllo e di partecipazione alla spesa.
La carta acquisti diventa lo strumento per il contrasto della povertà, senza una previsione di maggiore spesa (in questo anno finanziario stiamo utilizzando 400 milioni di residui degli anni passati). Anzi, lo scopo è di "integrare le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benefici a carattere liberale". La social card non è considerata una modalità di intervento della rete dei servizi e degli operatori sociali, non è parte di un progetto di aiuto, ma uno strumento la cui gestione è "affidata alle organizzazioni non profittevoli e alle loro reti relazionali".
Nell'ambito di questa prospettiva di riduzione della spesa, s'intende riordinare i criteri di accesso alle prestazioni di invalidità e di reversibilità.
La legge delega prevede l'istituzione di un fondo per l'indennità sussidiaria alla non autosufficienza. Non si comprende se tale indennità sussidiaria sarà integrativa dell'indennità di accompagnamento oppure se la sostituirà.
Se i vari decreti di riordino non saranno approvati entro due anni si procederà ad una riduzione lineare del 5% delle agevolazioni fiscali nel 2013 e del 20% nel 2014. Si tratta delle più comuni detrazioni e deduzioni di cui tutti i contribuenti si avvalgono al momento della denuncia dei redditi (farmaci, mutui, spese mediche). Tutte poste sullo stesso piano, senza alcuna distinzione, senza valutazioni di merito, dalle ristrutturazioni edilizie, all'acquisto dell'auto, all'infermiere pagato per assistere un bambino disabile.
Malgrado le affermazioni rassicuranti, la manovra finanziaria approvata nei giorni scorsi e il disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, costituiscono un riordino profondo del sistema di welfare, una riduzione delle sue prestazioni.
Alcune convinzioni sulla famiglia, sull'efficacia e sulla funzione dei servizi sociali, sulla dipendenza delle associazioni dalle risorse pubbliche, sostengono i vari provvedimenti:

  • la famiglia seppure impoverita ha ancora intatta la sua capacità di supporto ai suoi componenti. Sicuramente ha perso quote del suo reddito, ma la sua condizione reddittuale è ancora più che sufficiente e ci sono ancora dei margini di reddito che possono essere erosi senza determinare impoverimenti drammatici;
  • i vari benefici, le varie detrazioni fiscali in realtà non incidono efficacemente sulle condizioni di vita delle generalità delle famiglie. Favoriscono, quasi esclusivamente, quelle più accorte, più consapevoli, le famiglie più capaci di muoversi nella pluralità di leggi e leggine, quelle che comunque saprebbero vivere dignitosamente anche con una riduzione sensibile dei benefici pubblici;
  • i servizi sociali hanno assunto funzioni improprie, sono costosi e inefficaci e devono essere attivati solo per le persone realmente bisognose, erogano benefici senza controlli, a tutti indistintamente, a quelli che meritano aiuto e ad altri che invece dichiarano condizioni di disabilità o di deprivazione inesistenti, non sono capaci di operare secondo principi di ordine morale;
  • le associazioni di volontariato e, più in generale, di terzo settore, sono diventate delle imprese che vivono di sovvenzioni pubbliche eccessive, non sono ancora capaci di rapportarsi ai cittadini e alle imprese private per ottenere le risorse economiche che possono finanziare la loro attività. Quelle più affidabili possono essere coinvolte nella gestione di alcuni programmi puramente assistenziali;
  • i servizi alla persona devono essere definiti socio-assistenziali non servizi sociali in quanto a loro è attribuita una funzione assistenziale, di gestione passiva delle condizioni più drammatiche in termini di povertà, di non autosufficienza o di disabilità, senza alcuna illusione sulla possibilità di integrare realmente queste aree di popolazione, con costosi e inutili accanimenti di "terapia sociale".

Il nuovo welfare per i "bisognosi" incomincia, così, a prender forma.