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Nuova social card, i primi dati
Chiara Lodi Rizzini 19/11/2013
 
 
Sono scaduti ormai in quasi tutte le città coinvolte i termini per richiedere la nuova social card, un tentativo di contrastare il fenomeno della povertà su una scala più larga rispetto a quanto fatto negli ultimi anni. Si tratta di una sperimentazione che potrà servire per testare punti di forza e debolezza di questo strumento per un’eventuale diffusione sull’intero territorio nazionale
 
La nuova social card
La nuova social card è una misura di contrasto alla povertà istituita dall’ex Ministro Elsa Fornero che è in corso di sperimentazione, per dodici mesi, nelle città aventi più di 250.000 abitanti – Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona –, le quali beneficeranno complessivamente di 50 milioni di euro, ripartiti sulla base dell’incidenza della povertà assoluta sul territorio, che potranno essere integrati da risorse proprie degli enti locali.
A chi si rivolge? La nuova social card è rivolta a tutti i cittadini italiani e ai soggiornanti di lungo periodo residenti nel Comune sede della sperimentazione da almeno un anno che si trovano in condizioni di povertà. Fa quindi un passo in avanti verso l’universalità rispetto “all’antenata” nata nel 2008, che è invece riservata alle sole famiglie con componenti sotto i 3 anni o sopra i 65.
I richiedenti devono possedere un ISEE inferiore a 3000 euro, un’abitazione di proprietà di valore inferiore a 30mila euro, una situazione patrimoniale inferiore a 8mila euro, nessun autoveicolo immatricolato nei dodici mesi precedenti alla richiesta di qualsiasi cilindrata (quelle più vecchie invece non devono avere cilindrata superiore ai 1300 cc) né moto di cilindrata superiore a 250 cc immatricolate nei tre anni precedenti. Se godono di aiuti assistenziali, indennità o pensioni queste non dovranno superare complessivamente i 600 euro mensili. Inoltre, deve sussistere una condizione di disagio lavorativo della famiglia, i membri del nucleo familiare non devono svolgere attività lavorativa al momento della presentazione della domanda oppure, se occupati nei sei mesi precedenti la presentazione della domanda, dovranno aver percepito un reddito complessivo inferiore a 4000 euro. Precedenza per l’accesso alla sperimentazione, a parità di altre condizioni, per i nuclei familiari in almeno una delle seguenti condizioni: disagio abitativo; nucleo familiare costituito esclusivamente da genitore solo e figli minorenni; nucleo familiare con tre o più figli minorenni ovvero con due figli e in attesa del terzo figlio; nucleo familiare con uno o più figli minorenni con disabilità. Ulteriori criteri potranno essere identificati dai Comuni.
La nuova social card prevede due componenti. La prima consiste in trasferimenti monetari calcolati in base alla numerosità del nucleo familiare: si va da 231 euro mensili per un nucleo di due componenti a 404 euro per le famiglie con cinque o più componenti – una cifra decisamente superiore a quella erogata con la social card ordinaria, che si attesta a 40 euro. La seconda, finalizzata al reinserimento sociale ed economico del beneficiario, consiste invece in un percorso personalizzato elaborato e gestito dai Comuni in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e la scuola. La concessione della carta al beneficiario sarà infatti condizionata alla sottoscrizione di un progetto che prevede una serie di obblighi a carico dell’utente quali contatti regolari con i servizi del Comune, ricerca attiva di un lavoro, frequenza a corsi di formazione, prevenzione e cura della salute.
Il soggetto attuatore della sperimentazione, che erogherà le somme versate, è l’INPS, ma i Comuni manterranno un ruolo centrale, essendo incaricati di accertare i requisiti personali e l’eventuale condizione di disagio abitativo, selezionare i beneficiari e gestire i percorsi di reinserimento coadiuvati, in quest’attività, da Terzo settore, sindacati e Acli – che verranno coinvolti anche nella fase dell’elaborazione delle richieste di accesso, offrendo assistenza ai richiedenti per la compilazione dei moduli.
Gli enti locali saranno protagonisti anche della fase di valutazione dello strumento. Trattandosi di una sperimentazione infatti, ogni Comune dividerà – con selezione casuale – le famiglie selezionate in due gruppi: per quelle del primo gruppo (tra la metà e i due terzi dei beneficiari) si predisporrà un progetto personalizzato; per quelle del secondo gruppo ci si limiterà a dare i soldi (gruppo di controllo). A questo gruppo verrà affiancato un ulteriore gruppo di controllo, composto da soggetti non beneficiari della carta acquisti sperimentale ma che abbiano i requisiti previsti per l’accesso al beneficio, presi in carico dai servizi comunali, ove possibile e secondo criteri e modalità da stabilire d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sarà quindi interessante conoscere il grado di miglioramento dei tre gruppi per valutare quale modalità risulta più efficace prima di un’eventuale estensione su scala nazionale.
 
Prime riflessioni
Scaduti in tutte le città coinvolte i termini per la presentazione delle domande – ad esclusione della capitale, dove per evitare strumentalizzazioni nel pieno della campagna elettorale i termini sono stati posticipati –, è possibile fare le prime riflessioni.
Innanzitutto si è rivelata fondamentale per evitare fenomeni di non take up una campagna di informazione capillare. A Palermo, per esempio, sono state scartate solo 28 famiglie, segno che la campagna informativa è stata chiara. Soddisfazione da parte degli amministratori, secondo i quali “il lungo ed elaborato lavoro preparatorio con la formazione del personale sia a livello centrale che decentrato, ha dato i suoi frutti”. A Firenze, invece, richieste inferiori alle aspettative: solo 519 domande su 450 carte assegnabili e quasi tutte legate alla mancanza di lavoro. Otto domande su dieci sono state inviate da famiglie già in carico ai servizi sociali del Comune, segno che i criteri previsti sono ancora molto legati alle povertà croniche e poco alle nuove povertà. A Milano, presentate 1700 richieste per 1500 posti, mentre c’è stata scarsa adesione a Venezia, dove sono state presentate solo 284 domande, meno ancora delle 300 che erano state stimate. Un risultato che secondo gli amministratori è attribuibile all’eccessiva rigidità dei parametri richiesti. Per il responsabile dell’Osservatorio Politiche Welfare del comune di Venezia, il basso numero di domande sta nelle maglie strette dei requisiti richiesti: '”Si chiede di abbinare la povertà ‘storica’ a recenti problemi economici”. Altre città, come Napoli, lamentano la scarsità di risorse: su 3500 domande presentate, mille resteranno fuori.
 
Le tre “carte” sociali
Il Decreto Lavoro del 28 giugno 2013 del Governo Letta ha previsto un ampliamento della sperimentazione che, a partire dal 2014, dovrebbe essere estesa tutte le regioni del Mezzogiorno.
A questo punto il sostegno alla povertà dal 2014 dovrebbe avvenire attraverso tre carte, per un totale di circa 600.000 beneficiari:
  • La Carta Acquisti (meglio conosciuta come la vecchia “social card”): istituita nel 2008 dai ministri Tremonti e Sacconi, consiste in una sorta di bancomat anonimo del valore di 40 euro mensili spendibili per spesa alimentare, sanitaria e pagamento delle bollette di luce e gas. È accessibile agli over 65 e ai minori di 3 anni (in questo caso il titolare è il genitore). La misura è stata ampiamente criticata, sia per la somma contenuta, che per la destinazione “a pioggia”, oltre che per il fatto di escludere una fetta di popolazione molto ampia a causa dei criteri anagrafici. Nonostante questo, la misura, che copre correntemente circa 425mila persone, è stata prorogata al prossimo anno;
  • la Nuova Social Card: si tratta della card che vi abbiamo illustrato qui sopra e che verrà sperimentata in 12 città. Istituita dal ministro Fornero, integra i trasferimenti monetari con un progetto personalizzato di re-inclusione dei beneficiari. In questo senso fa un passo in avanti in termini di una maggior efficacia per i beneficiari e riorganizzazione gestionale, grazie al coinvolgimento dei servizi di welfare locale e delle organizzazioni del Terzo Settore. Dovrebbe comprendere circa 50mila beneficiari;
  • la Carta di Inclusione Sociale: cioè l’estensione della nuova social card a tutte le regioni del Mezzogiorno, per un totale previsto di circa 170mila persone.
 
 
Questo articolo è stato pubblicato su Percorsi di Secondo Welfare