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L’invecchiamento attivo: oltre gli slogan c’è di più?
Rosangela Vacca 17/07/2012
 

L’invecchiamento progressivo della popolazione è un fatto ormai noto, così come la necessità di porre in atto strategie appropriate e innovative per mitigarne gli effetti negativi sul sistema sociale ed economico, oltre che sul piano individuale.
Tra le iniziative più rilevanti in tal senso rientra la promozione dell’invecchiamento attivo. Ad essa, non di rado, si associano enunciazioni del tipo “l’anziano come risorsa”, indubbiamente condivisibili ma che, se non accompagnate da misure appropriate, rischiano di restare slogan privi di significato.

La promozione dell’invecchiamento attivo non è un concetto nuovissimo: il “Primo piano d'azione internazionale sull'invecchiamento”, concordato dall’ONU a Vienna nel 1982 era evidentemente orientato in tal senso.
Il 1999 è stato proclamato “Anno internazionale degli anziani” al grido di “l’invecchiamento attivo fa la differenza”.
Tuttavia, il fatto che tra gli obiettivi principali della proclamazione del 2012 quale “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale” vi sia la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei policy makers verso tale tematica, lascerebbe intendere che resti ancora molta strada da fare, e in verità il frequente riferimento al tema dell’invecchiamento come a un’emergenza, conferma tale impressione.
Tuttavia, un altro degli obiettivi posti è quello della diffusione delle buone pratiche, a testimonianza del fatto che esistono numerose iniziative ed esperienze dalle quali trarre ispirazione per l’avvio di azioni adattabili ai diversi contesti.

La definizione di invecchiamento attivo più frequentemente usata è quella dell’OMS, che parla di invecchiamento attivo e in buona salute, come di “un processo di ottimizzazione delle opportunità relative a salute, partecipazione e sicurezza, allo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone anziane”.
Secondo l’OMS si tratta di un processo che interessa l’intero ciclo di vita ed è influenzato da diversi fattori. Questo orientamento è recepito dall’Unione Europea che indica quattro aree principali nelle quali agire: l’ambito lavorativo, la partecipazione sociale, la salute e il mantenimento dell’autonomia e la solidarietà tra le generazioni.

Può essere utile illustrare brevemente alcuni progetti esistenti ricadenti in queste quattro aree. Una panoramica più ampia è disponibile in questa brochure (in inglese) che offre anche indicazioni sui finanziamenti europei disponibili.  Ulteriori esempi, particolarmente rilevanti per la fascia dei cosiddetti “giovani anziani” sono disponibili qui (in inglese).

Il fatto che le persone in là con gli anni siano considerate una risorsa per il lavoro é stato dimostrato, anche piuttosto brutalmente, dalla recente riforma pensionistica. È chiaro però che l’allungamento della vita lavorativa dovrebbe essere accompagnato da strategie che assicurino reali opportunità di trovare e mantenere il lavoro in età avanzata, di formazione continua, di adattamento dell’organizzazione del lavoro alle esigenze dei lavoratori anziani.
Il Fondo Sociale Europeo si impegna a facilitare l’individuazione e il trasferimento di buone pratiche connesse alla gestione dell’invecchiamento della forza lavoro. Gli esempi (in inglese), provenienti da aziende e società di tutta Europa, sono numerosi. Diverse aziende o servizi, tra cui alcuni settori del Servizio Sanitario Britannico, offrono la possibilità di usufruire di riduzioni graduali del lavoro in vista del pensionamento attraverso l’accesso al part-time o al job-sharing, il passaggio ad occupazioni con minor livello di responsabilità o gravosità, la concessione di periodi sabbatici. Altre iniziative riguardano l’adattamento delle condizioni lavorative alle esigenze dei lavoratori anziani, attraverso l’implementazione di modelli ergonomici e di attività di formazione specifiche (es. Renault).
Un buon numero di esperienze guarda anche al necessario cambiamento culturale verso i lavoratori anziani. Sono numerosi i casi (es. azienda dei trasporti di Dublino) in cui sono state implementate politiche aziendali volte ad evitare discriminazioni nei loro riguardi, per esempio abolendo l’età massima di accesso al lavoro e promuovendone un’immagine positiva.
Per quanto gli esempi di buone pratiche si stiano moltiplicando, nella maggior parte dei casi essi si collocano nell’ambito della singola azienda o servizio, e sarà importante in futuro prevedere normative specifiche che istituiscano e regolamentino interventi adeguati in quest’ambito.

La promozione della partecipazione sociale delle persone anziane può avvenire in diverse forme, per esempio attraverso la promozione del volontariato, della cittadinanza attiva e lo sviluppo di reti sociali.
Gli esempi di attività nel volontariato sono molteplici, tra questi rientra il network SEVEN (Senior European Volunteers Exchange Network), una rete europea di 29 organizzazioni che promuovono l’apprendimento continuo e il volontariato tra le persone anziane.
Un’iniziativa italiana particolarmente interessante è l’istituzione da parte della Regione Veneto del Servizio Civile per persone anziane che prevede il loro coinvolgimento nel lavoro delle pubbliche amministrazioni attraverso attività quali: animazione, gestione, custodia e vigilanza di musei, biblioteche e parchi pubblici; conduzione di appezzamenti di terreno i cui proventi sono destinati ad uso sociale; iniziative volte a far conoscere e perpetuare le tradizioni di artigianato locale; assistenza culturale e sociale negli ospedali e nelle carceri, interventi di carattere ecologico nel territorio.

Lo sviluppo delle reti sociali è amplificato dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Il progetto Go-my life, ad esempio, mira ad aumentare la qualità della vita delle persone anziane attraverso l’utilizzo dei social network e dei sistemi di comunicazione mobili.

Pur rimandando l’approfondimento di tale tematica ad altra occasione, va evidenziato il fatto che il contrasto all’esclusione sociale delle persone anziane passa necessariamente attraverso lo sviluppo di una serie di iniziative e servizi, in linea con quanto indicato dall’OMS nel programma Città a misura di anziano (in inglese) che individua otto aree di intervento: trasporti, abitazioni, partecipazione sociale, rispetto e coinvolgimento sociale, partecipazione civica e lavoro, comunicazione e informazione, servizi sanitari, spazi pubblici ed edilizia pubblica. Alcuni esempi di azioni implementate in tal senso sono riportati nelle brochure precedentemente citate.

Esistono numerosi progetti finalizzati al mantenimento della salute e dell’autonomia. Gli obiettivi sono molteplici. Tra questi la diffusione di soluzioni basate sulla tecnologia (telemedicina, dispositivi per l’abitare assistito, etc.), le azioni specifiche di promozione della salute e le azioni di sostegno ai caregivers informali.
Un esempio del primo caso è il progetto ICT for health (in inglese) che punta a favorire la diffusione di strumenti tecnologici per l’autogestione delle patologie croniche così da favorire la presa di responsabilità e l’empowerment dei pazienti nel gestire la propria salute, perseguendo al contempo un sostanzioso risparmio per il settore sanitario.
I progetti che si occupano di promozione della salute sono diversi. In generale sono rivolti alla promozione di stili di vita sani (nutrizione, attività fisica, etc.) o alla prevenzione di problematiche particolarmente rilevanti in questa fascia di popolazione (es. prevenzione delle cadute). Un esempio di servizio di supporto ai caregivers informali è il “Piano per i caregivers” implementato dal servizio sanitario dell’Andalusia nel 2005 che, partendo da un’analisi dei bisogni di questo gruppo, ha portato all’adozione di modelli di servizi e di interventi appropriati.

Per quanto riguarda infine, i progetti finalizzati alla promozione della solidarietà tra generazioni, molto spesso essi sono basati su attività di scambio tra membri di diverse generazioni così da facilitare la comprensione e il rispetto reciproci. Un esempio di questo tipo è il Progetto MATES che ha prodotto la Guida alle idee per la pianificazione e l’attuazione dei progetti intergenerazionali nella quale sono descritte varie esperienze tra cui: un progetto di giardinaggio intergenerazionale in Inghilterra, un programma sperimentale e innovativo di riutilizzo sostenibile dei terreni e degli edifici disponibili a Berlino per l'integrazione sociale, culturale ed ecologica e un programma di coabitazione intergenerazionale in Spagna.

Come si può evincere da questa breve rassegna, intorno al tema dell’invecchiamento attivo c’e molto fermento. Molto si sta facendo ma molto di più deve essere fatto, uscendo dalla logica della singola iniziativa isolata, e prevedendo linee d’azione più articolate, a partire dal livello normativo e programmatorio, sulla scia di quanto fatto, per esempio, dalla Regione Liguria, che ha istituito una legge per la promozione e valorizzazione dell'invecchiamento attivo (LR n. 48 del 03.11.2009).

Solo così si attribuirà un reale significato agli slogan.

Ogni uomo vorrebbe vivere a lungo, ma nessuno desidera invecchiare.
Jonathan Swift

Riferimenti bibliografici

How to promote active ageing in Europe - EU support to local and regional actors - European Commission, Committee of the Regions, AGE platform Europe (2011)

Health and active ageing - EuroHealthNet, BZgA (2012)

Global Age-friendly Cities: A Guide - OMS (2007)

Guida alle idee per la pianificazione e l’attuazione dei progetti intergenerazionali- Association VIDA (2009)