Share |
La stabilità della povertà e il crescente impoverimento delle famiglie
Remo Siza20/07/2011
 

In questi anni di crisi non è aumentato il numero di famiglie in condizione di povertà, ma è cresciuto, allo stesso tempo, l'impoverimento della maggioranza delle famiglie.
Questo apparente paradosso deriva dal fatto che la povertà è una condizione estrema di deprivazione che per nostra fortuna coinvolge solo una parte, seppure cospicua, delle famiglie italiane, mentre la maggioranza delle famiglie vive una progressiva diminuzione delle risorse economiche di cui mensilmente può disporre, una crescente fatica a vivere stili di vita e di consumo oramai acquisiti, una riduzione progressiva delle certezze economiche, lavorative e relazionali.
Da una parte abbiamo un'incidenza della povertà che riguarda l'11,0% delle famiglie, che rimane stabile, non peggiora malgrado la crisi, dall'altra però ogni anno diminuisce sensibilmente il reddito disponibile delle famiglie (del 3,6 rispetto al 2008) e la propensione al risparmio diminuisce notevolmente e si attesta al 9,1%, il valore più basso dal 1990 (ISTAT La povertà in Italia 2010).

Lo scivolamento delle famiglie verso condizioni di vita sempre meno favorevoli rimane comunque ancora, in generale, al di là della soglia di povertà. Insomma le famiglie si impoveriscono sensibilmente, ma non diventano povere, riducono i loro consumi, ma il loro reddito rimane sopra la soglia di povertà.
Come è noto, la deprivazione economica diventa povertà vera e propria sulla base di una soglia di reddito o di consumo stabilita convenzionalmente a livello internazionale (International Standard of Poverty Line). L'ISTAT per questa indagine, utilizza una soglia sulla base della spesa media per consumi: sono povere le famiglie e le persone che hanno una spesa inferiore alla soglia individuata. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona: le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando una scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala realizzabili all'aumentare del numero di componenti. Le linee di povertà per l'anno 2010 in relazione al numero di componenti sono le seguenti:

Ampiezza della famiglia Linea di povertà
1 595,48
2 992,46
3 1.319,97
4 1.617,71
5 1.885,67
6 2.143,71
7 o più 2.381,90

L'impoverimento delle famiglie avvicina sicuramente molte famiglie a queste soglie, ma ancora sembrerebbe che ci siano dei margini di risorse e la diminuzione dei redditi dal lavoro è spesso compensata, almeno parzialmente, dai risparmi o dagli aiuti informali o di welfare. Spesso la famiglia di origine interviene preventivamente quando il reddito del figlio incomincia ad avvicinarsi pericolosamente alla soglia di povertà.
C'è da aggiungere che l'incidenza della povertà deriva da un saldo fra chi entra in questa condizione di deprivazione e chi riesce a migliorare il proprio livello di vita. Gli effetti della crisi e la possibilità di uscire dalla povertà, insomma, non sono identici per tutti: per esempio, l'incidenza della povertà è diminuita in Friuli Venezia Giulia, ma è aumentata in Sicilia, aumenta fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore autonomo, diminuisce fra i pensionati, aumenta nelle famiglie in cui sono presenti figli minori.
Per quanto riguarda la Sardegna l'incidenza della povertà relativa nel 2010 è diminuita e risulta pari al 18,5% con un miglioramento rispetto al dato dell'anno precedente di quasi tre punti (21,4%), seppure ancora non statisticamente significativo, vista la dimensione ridotta del campione regionale. La famiglia, l'incremento delle ore di cassa integrazione, i programmi di contrasto della povertà, hanno sicuramente attenuato gli effetti della crisi e contribuito probabilmente a migliorare i dati sulla povertà in Sardegna.

L'incidenza della povertà relativa in Sardegna e in Italia
  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Sardegna 17,1 13,1 15,4 15,9 16,9 22,9 19,4 21,4 18,5
Italia 11,0 10,8 11,7 11,1 11,1 11,1 11,3 10,8 11,0
Fonte: Istat, Indagine sui consumi (elaborazioni proprie)

Altre indagini, però, sono meno rassicuranti. Secondo l'indagine sui redditi e condizioni di vita (che a dire il vero si riferisce all'anno precedente) ben il 46,1% delle famiglie sarde non è in grado di sostenere una spesa imprevista di 750 euro, il 15,3% arriva a fine mese con grande difficoltà, l'8,9% dichiara di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni, il 21% non riesce a riscaldare la casa adeguatamente.
La ricerca individua, per osservarne la distribuzione, cinque classi di reddito: semplificando, possiamo dire che il primo quinto comprende le famiglie con redditi più bassi, il secondo quelle con redditi medio-bassi e così via fino all'ultima classe che comprende il 20% delle famiglie con redditi più alti. Questa distribuzione consente di rilevare che in Sardegna quasi il 60% delle famiglie ha redditi bassi o medio-bassi; in Emilia Romagna sono appena il 23% le famiglie che si trovano nella stessa classe di reddito, in Lombardia sono attorno al 30%. In Sardegna ben il 32% delle famiglie appartiene alla classe di reddito più bassa contro l'8,5% dell'Emilia Romagna, il 10,6% della Lombardia. La situazione in Sardegna è notevolmente peggiorata rispetto all'anno precedente: allora si trovavano nelle due classi di reddito più basse attorno al 48% delle famiglie. È migliorata, invece, la condizione di deprivazione delle famiglie sarde che vivono le povertà più severe: le famiglie che dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni sono diminuite di quasi il 3%, sono diminuite, di quasi 7 punti percentuali, le famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà. Anche qui, probabilmente, i programmi regionali di contrasto delle povertà estreme stanno mostrando i loro positivi effetti.