Share |
I servizi alla persona nel contrasto delle povertà meno visibili
Remo Siza18/07/2011
 

Per una serie di ragioni - che riguardano il lavoro, la crescente instabilità delle relazioni sociali, l'efficacia dei sistemi di welfare - molte delle famiglie che incontriamo nella vita di tutti i giorni è esposta a cambiamenti non prevedibili sull'entità del reddito disponibile, è a rischio di povertà, può vivere condizioni di impoverimento anche molto gravi.
Queste povertà e questi impoverimenti, sono vissuti per lo più privatamente, sono meno visibili alla rete dei servizi sociali, riguardano famiglie che raramente si sono avvicinate al proprio comune e possono vivere condizioni gravi di sofferenza economica senza esprimere una richiesta di aiuto.
Le dinamiche e gli eventi che hanno determinato queste condizioni di vita sono identificabili e circoscritte: la disoccupazione di uno o più componenti, le iniquità dei sistemi di tassazione, che penalizzano alcune classi di reddito, pensioni inadeguate, dinamiche salariali che creano, in Italia, molto di più di quasi tutte le altre nazioni europee, una vasta area di lavoratori poveri, la crescente precarietà del lavoro non accompagnata da misure serie di protezione, l'assenza di politiche per l'abitazione, di alloggi sociali, l'assenza di una misura generalizzata di aiuto economico estesa a tutta la popolazione in condizione di povertà. Ad essa può accompagnarsi una difficoltà relazionale a gestire condizioni di impoverimento o spese impreviste, oppure un isolamento o una debolezza delle rete familiare.
I servizi alla persona si trovano a fronteggiare povertà poco visibili, che riguardano fasce sociali intermedie, fasce che normalmente hanno una condizione economica discreta, spesso più che sufficiente e che, quando vivono condizioni di povertà, evitano di rapportarsi ai servizi sociali comunali. I servizi raramente dispongono di risorse adeguate che consentano di affrontare queste crescenti domande, altre volte operano con strumenti inadeguati e secondo il principio che alcuni autori hanno definito della "efficacia presunta" (basta fare qualcosa, basta investire risorse, basta impegnarsi a favore dei poveri) con poca consapevolezza:

  • che buona parte della povertà è costituita da poveri abili, privi di una fonte del reddito per un periodo limitato e che, se adeguatamente aiutati, possono rientrare rapidamente nel mercato del lavoro e ad una piena partecipazione alla vita sociale;
  • che le famiglie entrano ed escono dalla povertà con maggiore frequenza rispetto al passato, e il tempo in cui rimangono in una situazione di deprivazione è cruciale: più a lungo si sta in una condizione di povertà, più è difficile uscirne.
Possiamo incominciare a delineare alcuni criteri per l'operatività e l'organizzazione dei servizi a favore delle famiglie che vivono questa condizione di deprivazione.
  1. I servizi sociali possono utilizzare per queste condizioni di povertà prioritariamente programmi basati su criteri universalistici, piuttosto che programmi di contrasto della povertà. O meglio, inserire i programmi di contrasto della povertà in programmi più ampi di supporto alla famiglia a cui tutti possono accedere seppure in forme differenti. Per accogliere adeguatamente le domande delle famiglie gli uffici dei servizi sociali potrebbero avere una pluralità di programmi basati su condizioni demografiche (nascita primo figlio, famiglie numerose, famiglie unipersonali, giovani, sostegno agli anziani che vivono nella loro abitazione…). Il reddito non dovrebbe escludere fasce sociali, ma produrre una diminuzione progressiva dell'entità dell'intervento in relazione alla crescita delle disponibilità di reddito delle famiglie richiedenti. Per esempio, in Sardegna, il programma a favore delle persone con disabilità, così come gli altri programmi d'intervento previsti dal Fondo per la non autosufficienza, non escludono buona parte delle fasce più alte di reddito: inizialmente si calcola l'entità del finanziamento sulla base delle abilità residue delle persone, successivamente attraverso la valutazione del reddito si determina una riduzione più o meno marcata del finanziamento erogabile. Se dovessimo utilizzare lo stesso principio per la social card, dovremmo consegnare la carta tendenzialmente a tutte le famiglie, ma mentre per le fasce di reddito più basse nella carta è stata inserita una certa cifra mensile, per la maggior parte delle famiglie la carta può consentire appena qualche sconto e qualche vantaggio seppure limitato
  2. In generale, si può favorire la presentazione di una richiesta di aiuto per via postale oppure online oppure telefonica, prevedendo nella successiva "conversazione postale" un progressivo "disvelamento" delle condizioni reali di vita della famiglia richiedente. Rispettando in tutte le fasi del processo di aiuto la desiderata riservatezza.
  3. I programmi esistenti possono essere utilizzati anche a favore di destinatari differenti da quelli elettivi. Per esempio, alcune quote di finanziamento dei programmi attivati possono essere riservate a interventi straordinari lasciando inalterata l'organicità del programma; alcune famiglie o persone in condizioni di particolare urgenza e di deprivazione economica possono essere inserite, in via straordinaria, in un programma esistente pur non avendo i requisiti demografici o sociali od occupazionali previsti: una coppia anziana in condizioni economiche difficili, può essere inserita per un tempo definito nel programma famiglie numerose e pertanto godere di sconti tariffari, agevolazioni, pagamento bollette, aiuti per l'affitto. Ciò per evitare di erogare interventi straordinari privi di una coerenza interna, orientati da logiche contingenti, con entità economiche fortemente discrezionali, non inseriti in un progetto o di escludere famiglie e persone che non hanno i requisiti per nessuno dei programmi previsti.
  4. Agli operatori sociali è richiesta l'acquisizione di nuove abilità professionali e ai servizi una maggiore capacità di confrontarsi con altre istituzioni pubbliche (servizi per l'occupazione, sistema sanitario, sistema formativo) e con le organizzazioni e le istituzioni private (istituzioni bancarie, patronati, condomini), adottando una concezione del lavoro sociale non settoriale, fondato non solo sulle risorse di cui dispone il comune, per comporre un progetto personale di contrasto della povertà e dell'impoverimento. L'erogazione di un intervento economico a favore di una famiglia inevitabilmente deve essere accompagnato da altre azioni che consolidano nel tempo l'equilibrio finanziario. Ma il progetto di aiuto è chiaramente molto differente dai modelli sperimentati nell'esperienza del reddito minimo d'inserimento, partono dal presupposto che le famiglie beneficiarie abbiano un livello medio o elevato di istruzione, le difficoltà relazionali siano fondamentalmente secondarie e che la crisi sia stata determinata da un evento esterno (un licenziamento, una separazione, uno sfratto, la nascita di un figlio…).
    La ricostituzione del risparmio delle famiglie può diventare cruciale per superare probabili successive crisi. Il microcredito, le azioni di asset building (azioni volte a costruire asset materiali, patrimonio, a fornire una minima base di mezzi per uscire dalla povertà soprattutto attraverso la leva del risparmio integrato) possono essere efficaci strumenti. Il livello dell'integrazione assicurata dal comune può essere da 1 a 5 volte il capitale versato dalla famiglia.
  5. In alcuni casi possono essere necessarie attività di mediazione, di counselling, di ricostruzione di reti di supporto, dei legami con la famiglia di origine, azioni che accrescano la "resilienza", intesa come capacità di gestire eventi inaspettati, di gestire eventi critici, di adattarsi a mutamenti improvvisi, di riorganizzare le proprie relazioni. Talvolta sono necessari interventi specialistici, ma in molti casi è sufficiente la costituzione di gruppi di incontro, attività seminariali di informazione.
  6. È necessario che gli uffici dei servizi sociali recuperino la dimensione comunitaria del lavoro sociale, devono essere capaci di rispondere alle domande sociali non solo attraverso l'attivazione di un intervento individuale specifico, ma anche attraverso il lavoro sociale di comunità, la costruzione di forme di solidarietà collettive, di condivisione collettiva di una crisi occupazionale, creare momenti di socializzazione di difficoltà private.
  7. È necessario recuperare, altresì, una logica preventiva e promozionale: alcuni comportamenti di consumo, l'eccessivo ricorso ai prestiti e al credito per l'acquisto dei beni quotidiani, sono a rischio di povertà. In campo sanitario, per esempio, le strategie di contrasto di alcuni comportamenti che presentano elevati rischi per la salute sono oramai ben consolidate. Tutto ciò che riguarda gli acquisti collettivi, i gruppi di acquisto solidale, possono vedere un ruolo promozionale nell'ente locale e il supporto ad associazioni che svolgono questa funzione, costituire una occasione per veicolare nuove sensibilità - sobrietà nel vivere, non in termini punitivi ma come equilibrio con il proprio ambiente, crescita di altri interessi, attenzioni - nuovi comportamenti di consumo.
  8. Un carico elevato di lavoro di cura - per una disabilità di un componente, per una malattia grave - accresce l'isolamento della famiglia e diminuisce la possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro. Pertanto, un programma di contrasto della povertà può prevedere misure di sostegno della famiglia nei suoi compiti di cura e nelle sue responsabilità, servizi socio-educativi per la prima infanzia, interventi per la non autosufficienza, servizi di orientamento e di accompagnamento nel superamento di transizioni e fasi critiche. Mentre le politiche assistenziali del passato fondamentalmente diminuivano il lavoro di cura (si pensi al ricorso massiccio di inserimenti in istituzioni residenziali) le attuali politiche favoriscono la domiciliarità riversando, però, i costi relativi sulla famiglia senza alcun impegno pubblico aggiuntivo.
  9. Il confronto con le realtà aziendali pubbliche e private dell'area in cui si opera può essere utile per definire azioni riferibili alla conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita, azioni concordate con le forze sindacali che riguardano orari, aspettative e permessi che aiutano la famiglia nel lavoro di cura, attraverso orari flessibili, aspettative e permessi recuperabili o non retribuiti, facilitazioni per acquisti di beni e servizi. La segmentazione del mercato del lavoro rende tali politiche molto complesse negli ambiti nei quali sarebbero più necessarie: le persone inserite nei segmenti del mercato del lavoro meno tutelati, hanno più frequentemente condizioni di lavoro che difficilmente possono essere conciliate con le esigenze familiari.