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Gli attori della prevenzione: una rassegna non esaustiva
Corrado Celata 1/01/1970
 
 
La questione droga ha abbandonato da tempo i confini dell’emarginazione e della devianza, assumendo via via una posizione centrale e trasversale – nella sua molteplice forma di mercato globale, questione sociale e patologia franca – nella vita delle comunità e degli individui. Da ciò deriva la necessità di un’azione preventiva gestita da una molteplicità di soggetti, istituzionali e non, individuali e collettivi, che su diversi piani e livelli di scala siano in condizione di mettere in gioco le proprie energie e risorse politiche, tecniche, organizzative, finanziarie.
Nelle prossime pagine tratteggeremo, in modo senz’altro non esaustivo, il quadro delle diverse categorie di attori presenti sulla scena. La “mappa” terrà conto dei diversi livelli di posizionamento e di influenza di ciascuno di essi (globale, internazionale, nazionale, regionale, locale) in un continuum che ha nella dimensione individuale, collettiva e istituzionale i suoi snodi.
La molteplicità ed eterogeneità dei soggetti evidenzierà gli elementi di criticità – difficoltà delle connessioni e delle sinergie fra i diversi campi delle politiche, complessità dei meccanismi di coordinamento, differenziazione delle scale di azione e delle leve utilizzate – che rendono ancora inattuale un sistema preventivo moderno, efficiente ed efficace.
 
Attori sulla scena globale: UN, WHO, UNODC
 
L’impatto di produzione, traffico, mercato, uso, abuso e dipendenza da sostanze – legali e illegali – sugli equilibri geopolitici ed economici globali, ha portato la comunità internazionale a ritenere indispensabile l’elaborazione di strategie a livello internazionale. Su questo piano si muovono, con un ruolo fondamentale nella definizione delle priorità politiche e delle linee strategiche di intervento, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (anche con sessioni dedicate) e i vertici intergovernativi convocati per mettere a punto risoluzioni, strategie, piani d’azione e accordi. Per supportare gli Stati nell’attuazione dei trattati internazionali e nella realizzazione di politiche basate sulle evidenze opera l’UNODC – United Nations Office on Drug and Crime (Organizzazione per la Lotta alla Droga e al Crimine), che promuove dal 1991 il Programma internazionale per il controllo delle droghe (UNDCP – United Nations International Drug Control Programme) e diversi progetti internazionali in cui sono affrontati congiuntamente i temi della produzione, traffico, smercio e rischi delle droghe: il “Global Youth Network” (per una rete fra le organizzazioni giovanili che si occupano di prevenzione) e il “Lessons learned in drug abuse prevention: a global review e la Global initiative on primary prevention on substance abuse” (a supporto delle comunità locali nell’avvio di programmi preventivi territoriali basati sulle evidenze).
L’impegno internazionale per la salute si concretizza nell’azione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO – World Health Organization), che fin dal 1948 ha un ruolo centrale nello sviluppo di strategie preventive globali. Fondamentali sono i principi fissati nella Carta di Ottawa, le numerose decisioni e risoluzioni approvate dall’Assemblea Mondiale per la Salute, tra cui spicca il documento “Health21”, che delinea le strategie per la salute del XXI secolo, le Raccomandazioni per la definizione di politiche integrate per la prevenzione dei rischi alcol-correlati e la Strategia globale per ridurre l’uso dannoso di alcol.
 
Attori sulla scena europea
 
Consiglio d’Europa e Commissione Europea
Con l’affermarsi del processo di integrazione europea, assume rilevanza il ruolo di indirizzo del Consiglio d’Europa e della Commissione Europea in materia di sanità e di contrasto alle droghe: programmi d’azione comunitari, strategie e libri bianchi sono gli strumenti privilegiati per la programmazione e l’indirizzo delle politiche comunitarie.
Facendo seguito agli impegni sottoscritti nell’Assemblea generale dell’ONU del 1998, il Consiglio d’Europa ha adottato Piani d'azione di lotta contro la droga, la Strategia UE 2005-2012 per la riduzione della domanda e dell’offerta di sostanze e la Strategia UE a supporto degli Stati membri per la riduzione dei danni alcol-correlati.
In questa cornice strategica si colloca l’emanazione a livello comunitario di specifici bandi per il cofinanziamento da parte dell’UE di programmi sovranazionali per la prevenzione (Bandi “Sanità Pubblica”), per il rafforzamento e la sperimentazione di misure innovative per il contrasto alla diffusione di sostanze (Bandi “Giustizia”), per l’attuazione di programmi di formazione continua (Bandi “Lifelong Learning Programme”), per la partecipazione giovanile e lo scambio di esperienze (Bandi “Gioventù”), etc. Al di là di essere un’occasione di accesso a finanziamenti ad hoc, la partecipazione a questi programmi si rivela una preziosa occasione per lo scambio di conoscenze nell’UE e per la costruzione “dal basso” di politiche innovative.
 
Gruppo Pompidou e Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT/EMCDDA)
La definizione e l’attuazione di politiche efficaci si fonda sulla diffusione delle conoscenze disponibili fra tutti gli attori (anche mettendo in relazione chi opera sul campo con il mondo della formazione, della ricerca e dell’accademia). In quest’ottica è rilevante l’attività degli organismi che supportano i Governi per favorirne l’uniformità dei programmi e la fondatezza tecnica delle decisioni. È il caso del “Gruppo Pompidou di cooperazione per la lotta all’abuso e al traffico illecito di droga”, organismo intergovernativo del Consiglio d’Europa, che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di politiche antidroga multidisciplinari, innovative ed efficaci e di consentire lo scambio e la condivisione di informazioni e idee sui vari problemi connessi all'abuso e al traffico di droghe creando collegamenti tra policy makers, esperti e ricercatori. Il Gruppo promuove attività di cooperazione, assistenza e formazione anche attraverso gruppi di lavoro e reti costituiti fra Paesi portatori di specifici interessi.
Particolare rilievo merita anche l’ “Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze” (OEDT/EMCDDA – European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) che ha il compito di raccogliere, analizzare e divulgare i dati su prevenzione, trattamento, riduzione del danno e diffusione delle droghe, provenienti dagli Stati UE. Annualmente, l’Osservatorio produce un report sullo stato e l’evoluzione del fenomeno, indicando le linee di intervento da privilegiare, nella logica di armonizzare e rendere più efficace la programmazione a livello continentale.
Le attività dell’EMCDDA per il miglioramento della qualità delle politiche di intervento sono indirizzate: 1) alla presenza in ciascun Paese membro di un osservatorio che raccolga ed elabori informazioni sulla diffusione delle droghe e monitori le nuove modalità di consumo; 2) all’orientamento e al supporto della programmazione e della progettazione degli interventi, attraverso la divulgazione di strumenti e supporti tecnico scientifici, come il PERK; 3) allo scambio di buone prassi, con la costituzione della banca dati EDDRA; 4) alla ricerca e all’individuazione degli elementi tecnici per il miglioramento della qualità degli interventi preventivi, recentemente raccolti nel Manuale “European drug prevention quality standards.
L’Osservatorio pubblica anche una ricca gamma di studi e ricerche su temi di attualità, e gestisce una intensa attività divulgativa (da sottolineare la completezza e il continuo aggiornamento del sito istituzionale: www.emcdda.europa.eu e la pubblicazione periodica di “Focus papers”), di sicuro interesse per chi opera in campo preventivo.
 
Stato e Regioni, attori nazionali alla ricerca di nuovi equilibri
 
Passando alla scena italiana, il posizionamento e il ruolo dei diversi attori istituzionali (ma non solo) sono influenzati dai cambiamenti normativi che vanno progressivamente ridisegnando le funzioni di Stato e Regioni. Contrariamente a un passato, anche piuttosto recente, che vedeva nello Stato l’attore protagonista dei sistema di intervento, oggi ad esso sono riservati in via esclusiva la definizione dei principi fondamentali e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, mentre il compito di definire come questi principi e obiettivi debbano essere attuati è di competenza esclusiva delle Regioni. Questa ridistribuzione di responsabilità – pur in un quadro non ancora del tutto perfezionato – apre grosse possibilità di sviluppo di politiche di intervento meglio aderenti ai bisogni e alle risorse presenti nei diversi contesti locali, accanto ad altrettanto evidenti rischi di frammentazione e di “localismo” certamente non utili in un settore come il nostro, che specie in campo preventivo, necessita di strategie di contrasto di ampio respiro. Proprio questa esigenza, sancita anche dal Testo Unico sulla droga, che pone in capo al Governo nazionale il coordinamento dell’azione dei diversi settori dello Stato, fa da premessa alla previsione a livello nazionale di un organo di raccordo degli indirizzi programmatori delle Regioni all’interno di una linea di intervento nazionale, a sua volta coerente con le strategie e i vincoli internazionali (a livello europeo e mondiale).
 
Il Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ricostituito nel 2008, il Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), pur in un assetto istituzionale ancora incerto, si caratterizza come vera e propria Agenzia nazionale per la lotta alla droga: provvede a promuovere, indirizzare e coordinare le azioni di Governo di contrasto delle tossicodipendenze e delle alcoldipendenze, nonché a promuovere e realizzare attività in collaborazione con le pubbliche amministrazioni competenti e con le associazioni, le comunità terapeutiche i centri di accoglienza operanti nel campo della prevenzione, della cura, della riabilitazione e del reinserimento dei tossicodipendenti. Il DPA è impegnato anche nella diffusione di documentazione tecnica, con la pubblicazione di una rivista scientifica (The Italian Journal on Addiction) e di un bollettino mensile (Bollettino sulle Dipendenze), e nella definizione e aggiornamento delle metodologie di rilevazione e divulgazione delle informazioni sulle dipendenze. Mette, inoltre, a disposizione strumenti per chi opera sul campo: è il caso del portale www.promoprojectdpa.it, che ha l’obiettivo di promuovere l'europrogettazione di settore, favorendo le collaborazioni a livello nazionale ed europeo.
Nell’ambito del DPA opera l’Osservatorio italiano, che cura la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati sul consumo, l’abuso, lo spaccio ed il traffico di sostanze stupefacenti e psicotrope. Spetta al DPA, infine, il compito di elaborare, attuare e monitorare il “Piano d’Azione Nazionale Antidroga 2010-2013”, approvato dal Governo nel 2011.
 
I Ministeri
L’azione del DPA, ovviamente, non esaurisce la titolarità che la normativa individua in capo ai diversi Ministeri. Tralasciando quanto il DPR 309/90 prevede in tutti gli altri settori, ci pare utile segnalare il ruolo ricoperto in campo preventivo da parte dei Ministeri dell’Istruzione, dell’Interno e della Salute.
Al primo compete, nell’ambito dei più ampi compiti di educazione alla salute, la sensibilizzazione, l’informazione e la consulenza ai giovani e alle loro famiglie in tema di droghe. Come avremo modo di approfondire oltre, si tratta di un compito di grande rilievo, favorito dal riconoscimento sociale di cui l’istituzione scolastica gode a livello territoriale. Fra le iniziative nazionali maggiormente innovative va evidenziata la piattaforma web di informazione e scambio di esperienze DrugFreeEdu www.drugfreedu.org, utilissima risorsa per i docenti, gli studenti e i genitori interessati ad attivare programmi preventivi e/o che vogliano condividere e rendere visibili le esperienze preventive già realizzate.
Dal canto suo, anche il Ministero degli Interni esercita un importante ruolo preventivo, specie attraverso l’azione delle Prefetture sia sul versante del rafforzamento della collaborazione intersettoriale con il mondo dei servizi sociosanitari sia su quello della prevenzione dell’incidentalità stradale correlata all’uso di droghe e alcol. Nella prima direzione si collocano le azioni realizzate in questi anni per rinforzare la finalità preventiva dei meccanismi di convocazione, ammonimento e sanzione dei soggetti segnalati (in virtù degli artt. 75 e 121 del DPR 309/90) per il possesso di sostanze stupefacenti. Specie nel caso di soggetti in giovane età, sono molte le sperimentazioni che – all’interno di veri e propri programmi locali di prevenzione selettiva e/o indicata – vedono la stretta collaborazione fra i NOT (Nuclei Operativi Tossicodipendenze) delle Prefetture, la rete dei servizi sociosanitari e le agenzie educative, con l’obiettivo di individuare precocemente le situazioni di rischio e di ampliare la gamma dei trattamenti in modo mirato e tempestivo. Sul secondo versante, vanno invece menzionati i numerosissimi programmi di intervento che – a partire dal coordinamento delle forze istituzionali in campo – si propongono di incrementare il numero di controlli sulle strade, affiancando alla classica azione di polizia dispositivi di intervento (anche in questo caso integrati con la rete sociale territoriale) finalizzati alla sensibilizzazione, alla corretta informazione e all’offerta di modalità alternative di mobilità e/o di divertimento.
Ampie sono le competenze in materia preventiva del Ministero della Salute che si concretizzano in piani (in primis il Piano nazionale della prevenzione, che indirizza la programmazione regionale in materia), programmi e iniziative. Fra questi, merita un’attenzione particolare il programma nazionale “Guadagnare salute”, un programma “multicomponente”, che integra azioni di comunicazione, sperimentazioni, scambi e collaborazioni fra tutti gli attori, istituzionali e non, impegnati sul campo per ridurre l’impatto dei maggiori fattori di rischio per la salute. Promosso e realizzato in collaborazione fra più Ministeri, punta a: rinforzarne la sinergia operativa, dare maggiore credibilità ai messaggi da veicolare e consolidare il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Con la promozione di una sorta di “piattaforma nazionale della salute”, frutto della raccolta delle informazioni relative ai diversi programmi realizzati, “Guadagnare salute”si rivela una importante risorsa per chi opera sul campo.
Anche “Guadagnare Salutenegli Adolescenti”, nato dall'accordo tra CCM (Centro Nazionale per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) e Regione Piemonte, punta al miglioramento della qualità degli interventi preventivi e per il rafforzamento delle collaborazioni interistituzionali, in particolare per quanto riguarda la prevenzione dell’uso e abuso di alcol e droghe e delle loro conseguenze sulla salute dei giovani. Il progetto vede attualmente coinvolte le Regioni italiane nella sperimentazione di interventi preventivi di provata efficacia in ambito scolastico, nei luoghi di aggregazione, nel mondo della notte e del divertimento, con attenzione particolare al tema della sicurezza stradale.
 
Le Regioni
Il nuovo assetto istituzionale vede dunque le Regioni (con le loro Aziende Sanitarie Locali) e i Comuni (singoli o associati negli ambiti) attori principali dell’azione preventiva territoriale, rispettivamente attraverso la programmazione di azioni integrate fra settore sociosanitario e sociale e attraverso la pianificazione locale e il coordinamento delle diverse agenzie educative, culturali, assistenziali e sociali presenti nelle comunità. All’insieme di questi attori le Provincie garantiscono supporto nel coordinamento territoriale, nell’aggiornamento professionale e nella formazione degli operatori.
L’avvicinamento della programmazione al territorio, oltre a facilitare la rilevazione dei bisogni dei cittadini, ha agevolato la partecipazione dei diversi attori – ad esempio, associazionismo, cooperazione, agenzie educative, movimenti, etc. – presenti nelle comunità, favorendo l’innovazione nei meccanismi di programmazione, di integrazione, di accreditamento e di valutazione di quanto realizzato.
Seppure con visioni, modalità, livelli organizzativi e investimenti diversi, tutte le Regioni stanno facendo i conti con il nuovo assetto istituzionale e con la necessità di adattare, riorganizzandole e innovandole, la rete delle strutture e la gamma delle risposte possibili, con grande attenzione alla valutazione dell’impatto, dell’efficacia e della sostenibilità delle politiche messe in campo.
 
Gli osservatori regionali
Spostando a livello territoriale i luoghi della programmazione preventiva, è fondamentale evitare l’errore di “importare” aprioristicamente letture del fenomeno provenienti e orientate da altre culture e assetti sociali, incapaci di descrivere e comprendere la situazione nel contesto e nei diversi ambienti in cui si specifica l’azione. Ciò richiede a tutti gli attori di interpretare le specificità locali sullo sfondo delle dimensioni generali dei fenomeni. Ciò esige grandi capacità in termini di aggiornamento delle conoscenze, richiedendo parallelamente un continuo adeguamento dei programmi formativi e di aggiornamento tecnico-professionale dei soggetti coinvolti.
L’insieme di queste esigenze, ha spinto molte Regioni a istituire osservatori regionali di settore, affidando ad essi il compito di raccogliere e divulgare dati e conoscenze, ma anche di individuare, e in qualche caso gestire, programmi di aggiornamento e di formazione rivolti ai diversi attori del sistema di intervento.
Emblematici in questo senso sono le esperienze dell’ “Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze” (OED) della Regione Piemonte (www.oed.piemonte.it) e dell’ “Osservatorio Regionale Dipendenze” (OReD) della Regione Lombardia (www.ored-lombardia.org) che non solo raccolgono e organizzano i dati epidemiologici disponibili ma anche lavorano nello studio previsionale dei fenomeni di interesse e sperimentano/divulgano programmi preventivi di provata efficacia, offrendo formazione agli operatori e agli amministratori: OED Piemonte è promotore a livello nazionale del programma preventivo “Unplugged” e OReD Lombardia del “LifeSkills Training program”.
 
Non solo Istituzioni
Il settore dell’intervento preventivo ha visto da sempre la compresenza di numerosissimi attori, la cui presenza e azione è stata regolata da una articolata produzione normativa. È il caso dell’Accordo Stato-Regioni per la Riorganizzazione del sistema di assistenza ai tossicodipendenti del 1999 (Provvedimento 21.01.99, Accordo Stato-Regioni per la “Riorganizzazione del sistema di assistenza ai tossicodipendenti”, GU Serie Generale n. 61 del 15.03.99), che ha confermato e approfondito i principi di cooperazione e collaborazione fra lo Stato, il sistema sanitario, gli enti e le associazioni che svolgono attività di prevenzione, cura e riabilitazione. Analogamente, per quanto concerne il settore dell’intervento preventivo e di cura in tema di alcol, la L. 125/01 (Legge 30.03.01, n. 125, Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol-correlati, GU n. 90 del 18.04.01) ha fissato i presupposti per l’estensione del sistema di intervento nel settore delle problematiche alcol-correlate e dell’alcoldipendenza, istituendo la Consulta nazionale (luogo di incontro e di confronto dei diversi portatori di interesse sul tema, a cui è affidato il compito di supportare l’elaborazione istituzionale delle politiche pubbliche). Si tratta di atti normativi che hanno proseguito nell’opera di innovazione avviata con l’approvazione della L. 266/91 (Legge quadro sul volontariato), della L. 381/91 (Legge sulle cooperative sociali) e del D. Lgs. 460/97 (sulle organizzazioni non lucrative di utilità sociale), con l’obiettivo di promuovere la costruzione di un sistema di intervento preventivo (ma non solo) aperto al coinvolgimento del maggior numero possibile di attori e organismi sociali.
In questo scenario, ha grande rilievo anche la L. 328/00 (Legge 8.11.00, n. 328, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, GU n. 265 del 13.11.00, Suppl. Ordinario n. 186). A livello locale, i Comuni (singoli o associati) programmano attraverso lo strumento del Piano di zona, da costruirsi con il coinvolgimento attivo dei diversi soggetti previsti: alla gestione e offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici e, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha tra gli scopi anche la promozione della solidarietà sociale, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata (art. 1 comma 5). La legge promuove la partecipazione attiva dei cittadini, il contributo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti per il raggiungimento dei fini istituzionali (art. 1 comma 6). Obiettivo di questo orientamento programmatorio (che ha pure riunito tutti i preesistenti “fondi di settore” nel Fondo nazionale per le politiche sociali) è quello di integrare gli interventi e i servizi sociali, sociosanitari ed educativi, ma anche l’integrazione di questi con le politiche della formazione professionale e del lavoro, in modo da corrispondere adeguatamente all’intreccio dei bisogni di cui sono portatori i cittadini e le cause che questi bisogni generano.
 
Last but not least: territorio, comunità, scuola e famiglia
 
Le indicazioni WHO in tema di promozione della salute enfatizzano l’utilità di politiche pubbliche locali che coinvolgano tutti i soggetti in grado di esercitare un controllo sui determinanti della salute, portando a unità programmatoria e gestionale interventi e politiche afferenti a settori diversi, definendo obiettivi e priorità di intervento, in modo flessibile e coerente con i bisogni del territorio.
Il supporto alle funzioni educative e sociali della famiglia e della scuola è un’altra sfida che sta di fronte ai servizi e a chi vi opera, finora elusa nonostante l’evidenza del suo rilievo. Numerosi studi e reviewsottolineano l’importanza dell’adozione di approcci olistici e che coinvolgono l’intera comunità in cui si sviluppano, prevedendo la costruzione di partnership e community-based process, in modo da promuovere cambiamenti, a livello individuale, a livello comunitario, a livello istituzionale.
Analogamente, il coinvolgimento attivo delle famiglie (così come delle loro associazioni) può rivelarsi una formidabile leva per la prevenzione a diversi livelli. Sul piano educativo, specie in relazione ai comportamenti di abuso in età adolescenziale, è unanimemente riconosciuto il ruolo preventivo rappresentato dalle capacità familiari di elaborazione di messaggi preventivi e protettivi che favoriscano l’elaborazione di atteggiamenti e l’adozione di comportamenti salutari. D’altra parte, guardando alla dimensione comunitaria, è centrale il ruolo della famiglia, singolarmente e ancor di più in forma associata, nella costruzione di ambienti e di politiche attente alla salute.
 
Concludendo, la dimensione della comunità assume un rilievo preponderante. È ad essa, e ai bisogni che esprime chi ne fa parte, che gli interventi tentano di rispondere; è in essa che le azioni si radicano e assumono significato. È lì che si colloca l’orizzonte di senso e la prospettiva di ciò che si promuove e si co-costruisce. La comunità, “sfondo” e “attore” di ogni intervento volto ad accrescere il livello di benessere di chi ne fa parte, caratterizza, permettendolo, l’agire preventivo; lo rende possibile in un qui ed ora non standardizzabili ed esportabili.
È nella comunità che gli individui e le organizzazioni possono giocare da protagonisti la loro parte (di mandanti e di attori, così come di interlocutori e destinatari) nella direzione di migliorare la qualità della vita della comunità stessa, rendendo concrete le aspirazioni e le possibilità educative e preventive.
Ciò vale a maggior ragione per quegli attori che, in questo, rivestono un ruolo formale; tra questi, certamente, la scuola. Su questo, i documenti della “Rete europea delle scuole che promuovono salute” (ENHPS – European Network of Health Promoting Schools) sottolineano il ruolo fondamentale della scuola nel perseguire obiettivi di promozione della salute, grazie alla sua possibilità di raggiungere un’ampia fetta della popolazione giovanile, di coinvolgere e valorizzare le famiglie nella loro ruolo funzione educativa e di permettere la realizzazione di interventi a medio e lungo termine.
Prima ancora che realizzando interventi preventivi, infatti, la scuola svolge un importante ruolo preventivo se è in grado di garantire ai suoi studenti e a chi vi lavora un ambiente supportivo, capace di sviluppare senso di appartenenza e di comunità e di offrire opportunità positive di interazione.
 
Tutti gli spunti delle pagine precedenti resterebbero sulla carta se non fosse possibile connetterli all’agire preventivo quotidiano, temporalmente e spazialmente collocato. La prevenzione, infatti, non può che essere azione, interazione, relazione fra soggetti differenti in contesti specifici. La comunità è, dunque, “sfondo” di questo processo: lo rende possibile in un qui ed ora caratteristico, non standardizzabile. Ma è anche “attore” a sua volta, con le sue caratteristiche, la sua cultura, le sue risorse … che assumono un significato tutto nuovo ogni volta che si combinano con il ruolo e l’azione di tutti gli altri attori in gioco.
 
Questo articolo è stato pubblicato nel numero 6/2012 della rivista trimestrale Medicina delle Dipendenze – MDD.
La versione originale con i riferimenti bibliografici è scaricabile qui.
 
 

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