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Costruire inclusione
Ettore Cannavera 8/10/2012
 

 

Nel febbraio dell’anno scorso in questo sito avevamo ricordato il significato sociale della legge sulla “Tutela dell'etnia e della cultura dei nomadi” (LR 9 marzo 1988, n. 9) comunemente nota come legge Tiziana, dal nome di una bambina che morì nell'incendio della sua baracca in un campo nomadi alla periferia di Cagliari. Una legge che ha avuto un ruolo rilevante nella tutela e nella valorizzazione di una cultura, di un popolo di bambini, che ha favorito l'inserimento dei nomadi nella comunità locale, l'alfabetizzazione di adulti, la scolarizzazione dei minori.
In questi ultimi anni il clima culturale è cambiato profondamente. La scorsa estate, troppe volte in una parte consistente della stampa e delle televisioni locali sono comparsi articoli in cui i rom sono stati rappresentati come pericolo per il vivere civile, come persone alle quali venivano concesse abitazioni e progetti di inserimento lavorativo sacrificando le richieste delle persone oneste.
Le politiche sociali, quando non sono segnate da assistenzialismo e paternalismo, possono avere un ruolo importante per contrastare queste rappresentazioni e stabilire regole di convivenza molto differenti. Gli articoli e un appello che inseriamo in questa sezione del sito credo che lo esprimano compiutamente. Sono riflessioni sulla possibilità di abitare i territori contenendo la paura degli altri, un appello alla mobilitazione culturale e riflessioni su esperienze concrete che propongono, sommessamente, possibili pratiche fondate su un approccio educativo ai problemi sollevati dalla fatica del convivere fra gruppi rom e popolazione maggioritaria.
Nel primo articolo l’équipe di educatori di una cooperativa di Trento racconta la sua esperienza, le difficoltà incontrate e i risultati raggiunti, la capacità di ritessere fiducia facendo perno su un accompagnamento educativo capace di alimentare un dialogo serrato attento a valorizzare e contaminare i diversi punti di vista, di suscitare la partecipazione alla vita sociale per esercitare i propri diritti di cittadini.
Il secondo articolo riporta una seconda esperienza: quella del servizio di sviluppo di comunità del Comune di Venezia. Il servizio ha accompagnato i rom e i sinti anche in momenti molto conflittuali di ostilità nei loro confronti. Senza chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni, il lavoro educativo di comunità ha insistito sia sull’empowerment sia sulla costruzione di legami sociali con il quartiere.
Il terzo articolo è una riflessione più generale sui problemi legati alla convivenza tra sinti e gagé, spesso enfatizzati oppure banalizzati, problemi complessi che chiedono interventi educativi non meno complessi, il cui perno è la presenza sul territorio di educatori e animatori sociali “riflessivi” i quali, senza negare i problemi, cercano di far leva sulle possibilità evolutive dei vari attori in gioco sul territorio, riconoscendo le “ragioni” a monte dei comportamenti, consolidando spazi dialogici dove ricercare insieme come uscire dalle difficoltà.

Infine, l’appello per i rom di Giugliano (Napoli), una ribellione a tutti gli sgomberi forzati e le segregazioni che si stanno attuando in Italia. L’appello di Alex Zanotelli porta alla ribalta la diffusa discriminazione e la violazione dei diritti dei rom in tutti i Paesi. Dall’“Emergenza Africa” all’“Emergenza Nomadi”, mette in evidenza quanto cammino culturale, sociale e politico dobbiamo ancora percorrere per il riconoscimento della dignità dell’uomo espressa nelle diverse culture e identità. Gli sgomberi mirati e le segregazioni evidenziano quanto sia urgente un cambio culturale per abbattere pregiudizi che generano discriminazioni razziali che le Nazioni Unite condannano criticando duramente l’Italia per la mancata inclusione sociale dei rom.