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Una delibera della Regione Marche sulla ripartizione dei costi fra sanità e sociale
Monica Serra

Nelle scorse settimane la Regione Marche ha deliberato l’applicazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie, nei servizi diurni e residenziali della regione riguardanti anziani non autosufficienti, disabilità, salute mentale. La delibera intende dare sistematica applicazione alla normativa nazionale in materia di livelli essenziali di assistenza per quanto riguarda le prestazioni sociosanitarie al fine di superare l’indeterminatezza e le disomogeneità nella ripartizione degli oneri a carico dell’utente e a carico del servizio sanitario nazionale. In alcuni allegati sono indicate chiaramente le percentuali di compartecipazione dell’utente, dei comuni e delle ASL ai costi delle prestazioni a favore di anziani, di persona con disabilità o con disturbo mentale, di minori che necessitano di prestazioni terapeutiche-riabilitative e così via.
Per i cittadini sardi su cui ricadono elevati costi nell’accesso ai servizi sociosanitari e per le ASL che applicano la normativa esistente in modo non omogeneo, la delibera, al di là dei suoi contenuti specifici, assume particolare rilevanza.
La delibera della Regione Marche è stata contestata da associazioni regionali e sindaci. Ma ancor più rilevante è stata la protesta di diverse federazioni nazionali: la Federazione Italiana Superamento Handicap (Fish), l’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale (Unasam) e Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale (Anffas) che rilevano che nella ripartizione dei costi tra sanità e sociale, la delibera privilegia la sanità (riducendo le quote a suo carico per i servizi sociosanitari), e penalizza l’ente locale e i cittadini che si troveranno in difficoltà all’accesso degli stessi servizi sociosanitari per i maggiori oneri richiesti.
La Sardegna rimane ancora indifferente a questo problema: siamo d’accordo sul fatto che si applichino le percentuali di compartecipazione adottate dalla Regione Marche o proponiamo altre percentuali?
In Sardegna, nonostante l’esistenza di norme nazionali che specificano quali prestazioni siano a completo carico del fondo sanitario, quali a compartecipazione sanità/sociale, quali di esclusiva competenza sociale, rimane irrilevante la quota a carico del servizio sanitario nazionale: in Italia tale quota rappresenta il 13,1% della spesa totale dei comuni, in Sardegna ha un’incidenza pari allo 0,1% nettamente inferiore alla quota pagata dai servizi sanitari regionali di regioni come il Piemonte (9,8%), l’Emilia-Romagna (11,3%), la Toscana (16,5%), fino ad arrivare al 53,8% della spesa in Veneto, dove l’assetto territoriale dell’offerta assistenziale prevede un forte coinvolgimento della ASL nella gestione dei servizi sociali (fonte Indagine ISTAT sulla spesa per gli interventi e per i servizi sociali offerti dai comuni).
La legge di riforma del servizio sanitario nazionale (D. Lgsl. 19/6/1999, n. 229), l’Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie del 2001 (DPCM 14/2/2001) e il Decreto sui LEA (DPCM 29/11/2001) hanno stabilito le regole dell’integrazione sociosanitaria e la ripartizione dei costi delle prestazioni sociosanitarie fra le ASL, le famiglie e i comuni.
Le prestazioni sociosanitarie sono tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione. La ripartizione dei costi delle prestazioni sociosanitarie è quindi molto importante, in quando in grado di determinare lo sviluppo o meno di determinati servizi e di influenzare pesantemente la dimensione degli oneri che verranno richiesti alle persone con disabilità e alle loro famiglie per la fruizione dei servizi stessi. Infatti, le quote non coperte dal servizio sanitario sono poste a carico degli assistiti (e delle loro famiglie) e dei comuni in quote che possono variare ampiamente, anche in relazione alla tipologia del servizio.
In Sardegna, ancora oggi, non si riesce ad offrire un sistema integrato di servizi sociosanitari, in quanto le due istituzioni, ASL e comuni, operano sul territorio in modo autonomo e parallelo e soprattutto il settore sanitario risulta assente nella predisposizione di servizi e nella messa a disposizione delle proprie risorse, facendo ricadere la spesa sui comuni o sugli stessi utenti. Riqualificare come sanitari, servizi appartenenti all’area sociale, comporta una riduzione rilevante degli oneri a carico delle famiglie con persone disabili o non autosufficienti.
Il permanere di questi limiti nel funzionamento della spesa sociale compromette l’applicazione di punti fondamentali della Legge n. 328 del 2000 quali l’accesso ai servizi, la programmazione territoriale e l’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari ma soprattutto incide sulla capacità delle famiglie di rispondere alle proprie esigenze. Nonostante negli ultimi anni i sistemi sanitario e sociale siano stati abbondantemente connotati dal valore dell’integrazione, continua a prevalere un modello che separa sia la titolarità nell’esercizio delle rispettive funzioni che le competenze finanziarie collegate.
Integrazione sociosanitaria è sinonimo di condivisione, di collaborazione tra varie professionalità, di unicità, la persona è una e irripetibile con i propri bisogni, peraltro abbastanza complessi e necessita che il sistema salute-sociale si approcci a essa tenendo particolare riguardo alla sua “globalità” intesa come benessere. L’integrazione presuppone anche una collaborazione in termini economici tra i due settori: la suddivisione dei costi fra il sociale e il sanitario delle prestazioni sociosanitarie, è, pertanto, un aspetto complesso ma sicuramente non trascurabile.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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