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Quattro caratteristiche della povertà in Sardegna
Remo Siza

La povertà presenta in Italia molte differenze territoriali in termini di diffusione, di gruppi sociali e tipologie di famiglie che coinvolge, di gravità della condizione di deprivazione. La Sardegna, a sua volta, si differenzia dalla media delle regioni italiane, ma anche dalle regioni del Mezzogiorno per una pluralità di aspetti e dimensioni. Cercheremo di evidenziare queste specificità utilizzando non solo gli indicatori più noti, ma la pluralità di fonti informative che sono attualmente disponibili. È una riflessione che sicuramente merita ulteriori approfondimenti, ma può essere utile per orientare i programmi di contrasto promossi sia a livello locale che a livello regionale.

Sostanzialmente, sono quattro le specificità che sembra presentare la povertà in Sardegna: una elevata incidenza, la presenza di un’area estesa di impoverimento delle famiglie, una povertà nella quale alla deprivazione economica non sempre si accompagnano altri sintomi di disagio, un’elevata presenza di deprivazione grave.
 
1. La Sardegna è una delle regioni con la maggiore incidenza della povertà. La povertà nel 2011 è risultata pari al 21,1% delle famiglie, quasi il doppio della media nazionale (pari all’11,1%). Sono poche le regioni che hanno un’incidenza della povertà più elevata: la Sicilia, la Calabria, la Campania, la Basilicata e la Puglia. La provincia di Trento (3,4%), la Lombardia (4,2%), la Valle d’Aosta e il Veneto (4,3%) presentano i valori più bassi.
 
2. La presenza di un’area estesa di impoverimento delle famiglie sarde che affianca la povertà vera e propria e crea un rischio di fluidità tra queste due condizioni molto elevata: le famiglie impoverite hanno un rischio di cadere nella povertà molto alto, le differenze fra queste due condizioni tendono a ridursi. I dati sui consumi, secondo le elaborazioni della Banca d’Italia, ci forniscono una conferma del severo peggioramento che hanno avuto in questi anni le condizioni di vita delle famiglie sarde e dell’avvicinamento che hanno avuto queste due condizioni. La diminuzione della spesa media mensile delle famiglie è stata particolarmente grave: la spesa media che nel 2009 era pari a 1434 euro mensili, nel 2010 scende a 1381 euro, valori ancora inferiori a quelli rilevati dalla stessa indagine nel 2002. La soglia di povertà (il valore al di sotto del quale una famiglia è definita povera), per una famiglia composta da due persone, nel 2010 era pari a 992,46 euro.
Dal 2007 al 2010 la spesa si è ridotta di oltre il 10 per cento, con una contrazione molto superiore a quella registrata nella media italiana pari a meno 4%.
La flessione della spesa ha riguardato i consumi per beni alimentari, per l’abitazione e i trasporti. Tra l’altro, in Sardegna come in tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione dell’Abruzzo, alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale.
 
3. La povertà spesso non riguarda soltanto le condizioni economiche, ma si estende ad una pluralità di ambiti – la salute, l’istruzione, il lavoro, la percezione della sicurezza nel proprio ambiente – aggravando una condizione di vita.
Come rileva il Rapporto sulle politiche contro la povertà, in Sardegna chi è povero ha anche disagi in altri ambiti di vita, in minor misura, comunque, rispetto al Mezzogiorno, ma molto di più di quanto accade nelle regioni del Nord. Nelle regioni settentrionali gli individui che manifestano sintomi di povertà in almeno due ambiti (di cui uno è quello economico) hanno una minore diffusione (con l’eccezione del Piemonte, le privazioni sono presenti in meno del 6% delle persone), valori intermedi nelle regioni del Centro Italia e in Sardegna (valori compresi fra l’8 e l’11%) e difficoltà nettamente maggiori nelle regioni del Sud (valori superiori al 18%). Nelle posizioni estreme della graduatoria regionale troviamo, dalla parte positiva, il Trentino Alto Adige, dove il 2,5% degli individui è povero in almeno due ambiti, e, dalla parte opposta, la Sicilia, dove la frequenza della povertà pluri-ambito è dieci volte più elevata (26,9%).
 
4. Un’elevata presenza di deprivazione grave. L’indagine ISTAT “Reddito e condizioni di vita” (EU-SILC) rileva i redditi netti familiari e presenta numerosi indicatori delle condizioni economiche delle famiglie. Sulla base di questi dati e di quelli forniti dagli altri Paesi europei, la UE calcola che in Italia il 6,9% degli individui si trova in condizioni di grave deprivazione materiale.
In Sardegna si trovano in questa condizione di deprivazione grave il 9,1% degli individui.
La deprivazione materiale è definita come una situazione di involontaria incapacità di sostenere spese per determinati beni o servizi:
  1. arretrati nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro prestito;
  2. riscaldamento inadeguato;
  3. incapacità di affrontare spese impreviste;
  4. incapacità di fare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni;
  5. incapacità di andare in vacanza per almeno una settimana l’anno;
  6. non potersi permettere un televisore a colori;
  7. non potersi permettere il frigorifero;
  8. non potersi permettere l’automobile;
  9. non potersi permettere il telefono.
 
L’indicatore di deprivazione materiale grave è definito come la percentuale di persone che vivono in famiglie che registrano almeno quattro sintomi di disagio tra quelli indicati.
In Sardegna la deprivazione più diffusa è l’incapacità di sostenere una spesa imprevista di 800 euro: ben il 46,6% degli individui ha avuto nel 2010 questa deprivazione, contro il 33,6% della media italiana. Altri segnali di deprivazione materiale riguardano l’incapacità di andare in vacanza per almeno una settimana l’anno (il 55,0% contro il 39,8% a livello nazionale), sono cresciute di ben 4 punti le famiglie che hanno difficoltà a pagare affitto o mutuo.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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