Newsletter Sociale e Salute
Torna alla newsletter

Nuovi dati e nuovi studi sulla povertà

 

In Italia incominciano ad essere numerosi gli studi e le ricerche sulla povertà. Le indagine annuali dell’ISTAT sulla spesa per i consumi sono sicuramente il principale, seppure sintetico, riferimento per cogliere le trasformazioni e le dinamiche che emergono a livello regionale. I risultati dell’indagine vengono diffusi dall’ISTAT a metà luglio di ogni anno. I risultati dell'ultima indagine che si riferscono al 2011, confermano le dinamiche e le stabilità degli anni precedenti: nel 2011, l’11,1% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 8.173mila persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti (3.415mila). La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 1011,03 euro. La sostanziale stabilità della povertà relativa rispetto all’anno precedente deriva dal peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati. In questi ultimi anni non è aumentato, sostanzialmente, il numero di famiglie in condizione di povertà, ma è cresciuto, invece, l'impoverimento della maggioranza delle famiglie italiane. La crisi economica e la recessione hanno avuto un effetto travolgente sulla vita delle persone, ma i dati sulla povertà ci dicono che alcuni effetti non secondari sono stati mitigati, in Italia più che altrove, dalle reti e dalle istituzioni sociali – la famiglia, le reti di aiuto parentali, il welfare – e hanno inciso parzialmente sulla coesione sociale delle nostre comunità.
Il Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” aggiorna gli indicatori di disagio economico e sociale messi a fuoco nel 1983 con il primo rapporto sulla povertà e l’emarginazione in Italia e calcolati quasi ogni anno a partire dal 1992 (la serie completa dei rapporti è scaricabile dal sito del Ministero del lavoro: http://www.lavoro.gov.it/Lavoro). L’aggiornamento mira a creare dati confrontabili in serie storica dai quali si possano evincere tendenze in merito al fenomeno della povertà e dell’esclusione sociale in Italia. In questo Rapporto si evidenziano alcuni “gruppi a rischio”, vale a dire insiemi di persone le cui caratteristiche sono tali da generare alti tassi di esclusione economica o sociale.

Il terzo rapporto predisposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali Povertà ed esclusione sociale. L’Italia nel contesto comunitario” è uno studio di particolare interesse per chi intende conoscere adeguatamente le dinamiche della povertà in Italia e in Europa. Lo studio riguarda i nuovi indicatori comunitari che, nell’ambito degli obiettivi della Strategia Europa 2020, sono volti a definire la situazione di povertà ed esclusione sociale nei paesi UE e a effettuare il monitoraggio degli effetti delle politiche di welfare. Lo scopo della ricerca è cogliere anche quella parte di popolazione che, pur in assenza di un rischio di povertà relativo dal punto di vista reddituale si trova in una condizione di deprivazione diretta e immediata ovvero in una condizione di esclusione sociale. Il Rapporto riporta i dati sulla povertà persistente, persone con più di due episodi di povertà negli ultimi tre anni: tra i paesi a più alto tasso di povertà persistente troviamo la Grecia (15,4%), e l'Italia con il 13%. In entrambi i casi il fenomeno riguarda una fascia molto ampia della popolazione a rischio di povertà (oltre il 70%), segno che la condizione di povertà si concentra su uno specifico settore della popolazione per il quale risulta estremamente difficoltoso migliorare le proprie condizioni economiche.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

Servizi di editoria elettronica a cura di Publishday



Copyright (C) 2010-2019 socialesalute.it
Licenza Creative Commons