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L’integrazione degli interventi per le persone ad alto rischio di ricovero: il reparto virtuale

Alla base dei ricoveri ospedalieri urgenti vi è frequentemente la presenza di patologie croniche multiple e delle correlate condizioni di fragilità psicologica e sociale. Laddove queste condizioni si presentano in assenza di un sufficiente livello di coordinamento ed integrazione delle cure sul territorio è più facile che la risposta venga ricercata nell’ospedale, ancorché sproporzionata per l’entità delle risorse mobilitare ed inappropriata per la tipologia dell’intervento erogato.

All’interno del processo di potenziamento e riorganizzazione delle cure extraospedaliere, l’Inghilterra si presenta come nazione leader, fortemente orientata alla riqualificazione dell’assistenza territoriale secondo la logica della “presa in carico” dell’utenza, della disponibilità di servizi intermedi per intensità di cure tra quelli ospedalieri e quelli ambulatoriali e della integrazione degli interventi sanitari con quelli sociali.
Tra le risposte organizzate intermedie, offerte per ora in forma progettuale, vi è il cosiddetto “reparto virtuale” (virtual ward): modello organizzativo funzionale alla prevenzione del ricovero ospedaliero in persone fragili ad alto rischio.
L’applicazione del modello assicura la fruizione a domicilio degli interventi di informazione, educazione, monitoraggio e cura utili ad affrontare le problematiche sanitarie e sociali presenti e a prevenire il ricovero ospedaliero. Il modello prevede che ciascun “reparto virtuale” sia dotato di circa 100 posti letto domiciliari e serva una popolazione di circa 30.000 persone. Il “reparto” è seguito da una équipe multiprofessionale fortemente collegata con i servizi sanitari offerti nel territorio e con l’ospedale. Le figure professionali che vi operano sono quella dell’infermiere, dell’assistente sociale, del fisioterapista, del farmacista e del medico di base. La frequenza degli interventi a domicilio può essere giornaliera, settimanale o mensile.
Ciò che sembra caratterizzare in termini innovativi il modello del reparto virtuale, all’interno del sistema più generale di intervento domiciliare sociosanitario, è da una parte la definizione dell’unità organizzativa e del funzionamento del servizio, dall’altra l’utilizzo di strumenti predittivi che stimano il rischio di ricovero sulla base del quale viene definita la priorità nell’ingresso al reparto.
Tuttavia, anche nel caso del reparto virtuale, come più in generale per gli altri interventi che richiedono l’integrazione interprofessionale, interservizi ed interistituzionale, il successo è condizionato dalla partecipazione dei diversi livelli di responsabilità coinvolti: programmatorio, organizzativo, gestionale, professionale.

Un recente articolo pubblicato sull’International Journal of Integrated Care Integrating care for high-risk patients in England using the virtual ward model: lessons in the process of care integration from three case sites, offre l’occasione di riflettere su queste tematiche. Nell’articolo vengono studiate tre diverse declinazioni applicative di reparto virtuale. Nell’analizzare le tre realtà operative, vengono evidenziate le difficoltà nel perseguimento di un livello ottimale di integrazione ed il rischio della destrutturazione e frammentazione degli interventi. In particolare si sottolinea, sulla base delle criticità rilevate, la necessità di presidiare la natura multiprofessionale dell’intervento, assicurando il coinvolgimento attivo del medico di medicina generale, e il monitoraggio della performance.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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