Newsletter Sociale e Salute
Torna alla newsletter

La ricerca Caritas sulla povertà, la nuova social card e il programma europeo

La fine della crisi è ancora molto lontana, eppure qualche timido segnale di speranza si comincia a intravvedere. Per questo il Rapporto Povertà 2012 di Caritas Italiana si intitola I ripartenti. Nonostante le tendenze di peggioramento, il Rapporto registra segni di speranza: innanzitutto una grande vitalità delle comunità locali, che hanno avviato esperienze di ogni tipo per contrastare le tendenze alla marginalità sociale. Allo stesso tempo, il rapporto osserva un nuovo desiderio di ripartire, espresso da molti utenti: affiora la volontà di rimettersi in gioco, l’aspirazione a migliorare la propria situazione. Non si chiedono (solamente) sussidi economici, beni materiali o protezione per la notte. Ma anche orientamento a servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarità perduta, etc.

Purtroppo, questo tipo di persone, che il Rapporto definisce i “ripartenti”, non trovano sempre adeguato sostegno e riposta alla loro disponibilità a rimettersi in gioco. Da un lato, l’età non gioca sicuramente a loro favore: la maggior parte dei disoccupati che si rivolgono alla Caritas, oltre il 37% del totale, è nella fascia dell’età adulta. Inoltre, l’appiattimento verso il basso della qualità del mercato del lavoro provoca il fenomeno delle “false partenze”: accettare un’offerta di lavoro non determina sempre la risoluzione dai problemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di evidente sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite del degrado, etc.
Nel corso del 2011 si sono rivolte ai Centri di Ascolto (CdA) selezionati 31.335 persone. Il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). È importante ribadire che tale distribuzione non rispecchia l’incidenza della povertà nei territori considerati ma dipende dal numero di CdA che hanno aderito al sistema di raccolta dati, nelle diverse regioni italiane.
Il Rapporto rileva alcune tendenze di trasformazione dei fenomeni di povertà ed esclusione sociale
  • crescono complessivamente le persone che si rivolgono ai CdA e ai servizi socioassistenziali gestiti dalle Caritas diocesane;
  • cresce il numero di italiani che si rivolgono a tali servizi;
  • cresce la multi problematicità delle persone prese in carico: soprattutto nel caso degli italiani, le storie di vita sono sempre più complesse e si caratterizzano spesso per la presenza di patologie sociosanitarie di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia;
  • la fragilità occupazionale è molto evidente: cassa integrazione, occupazioni saltuarie, lavoro nero, rendono estremamente difficile per molte famiglie coprire le necessità, anche più elementari, del quotidiano;
  • aumentano gli anziani e le persone in età matura che si affacciano ai servizi Caritas;
  • la presenza di pensionati e casalinghe è ormai una regola, e non più l’eccezione (come in passato);
  • coerentemente con le tendenze sopra evidenziate, diminuiscono i “senza reddito”e i “senza-tetto”: ormai dal 2010 calano infatti in modo vistoso coloro che si dichiarano a “reddito zero” e vivono sulla strada;
  • anche se si assiste ad una “normalizzazione sociale” nel profilo dell’utenza Caritas, si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà.
La prima parte del Rapporto documenta le dimensioni della povertà economica in Italia, secondo l’esperienza delle Caritas diocesane e delle comunità ecclesiali locali. La seconda parte del Rapporto riporta informazioni e dati aggiornati sulle risorse messe in campo dalla comunità ecclesiale, oltre ad alcune valutazioni e proposte di Caritas Italiana sull’assetto delle politiche pubbliche di welfare.
E questo al fine di promuovere una più efficace presa in carico dei bisogni dei poveri che, a differenza di altre categorie di povertà ed emarginazione, non dispongono di un proprio sindacato o di portavoce “di categoria”.
Il Rapporto sottolinea la necessità urgente di promuovere una sorta di “poverty lobby”, che sappia coagulare attorno a sé le voci più vitali ed autorevoli, in modo di amplificare e valorizzare esperienze e sensibilità, giungendo a promuovere e sostenere politiche e risposte efficaci, sia in ambito pubblico che privato.
Le misure esistenti per il contrasto della povertà non sembrano adeguate a fronteggiare gli effetti devastanti della crisi e i nuovi programmi a livello europeo e nazionale appaiono ugualmente molto parziali.
La Commissione propone un nuovo Fondo per aiutare le persone che versano in condizione di estrema povertà. Il Fondo coadiuverà i regimi degliStati membri fornendo alimenti alle persone indigenti e indumenti e altri prodotti essenziali ai senzatetto e ai bambini in condizione di deprivazione materiale.
Il proposto Fondo di aiuti europei agli indigenti sostituirà e migliorerà il programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti (programma MDP). Il programma MDP è dal 1987 un’importante fonte per le organizzazioni che lavorano a diretto contatto con le persone meno avvantaggiate fornendo loro alimenti. Esso distribuisce attualmente circa 500.000 tonnellate di prodotti alimentari all’anno a vantaggio degli indigenti. Il programma era stato creato per far buon uso delle eccedenze agricole dell’epoca. Il previsto esaurimento e la notevole imprevedibilità delle scorte di intervento nel periodo 2011-2020 a seguito di riforme successive della politica agricola comune, costringono a por fine al programma MDP alla fine del 2013.
LaCommissione ha previsto per il nuovo Fondo un bilancio di 2,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020. Nell’ambito delFondo, gli Stati membri richiederebbero un finanziamento per sostenere programmi operativi nel periodo 2014-2020 per iniziative volte a erogare agli indigenti, ai senzatetto e ai bambini che versano in condizioni di deprivazione materiale prodotti alimentari, indumenti e altri beni essenziali (ad esempio, calzature, sapone e shampoo).
La proposta offrirebbe alle autorità nazionali unaflessibilità notevole per programmare e fornire l'assistenza conformemente ai loro programmi nazionali. La messa a punto di criteri dettagliati per assegnare l’assistenza rientrerebbe nelle responsabilità degli Stati membri o anche delle organizzazioni partner, essendo queste in miglior posizione per convogliare l’assistenza sulla base dei bisogni locali.
Le organizzazioni partner, spesso organismi non governativi, avrebbero la responsabilità di far pervenire gli alimenti o i prodotti alle persone indigenti. Per raggiungere gli obiettivi di coesione sociale del Fondo le organizzazioni partner non dovrebbero limitarsi soltanto a fornire un’assistenza materiale agli indigenti, ma anche condurre attivitàdi base finalizzate alla loro integrazione sociale. Il Fondo sarebbe anche in grado di sostenere queste misure di accompagnamento.
Il principale strumento di cui dispone l’Unione europea per promuovere l’occupabilità, lottare contro la povertà e promuovere l’inclusione sociale è e rimarrà il Fondo sociale europeo. Questo strumento strutturale investe direttamente nelle competenze delle persone ed è volto ad accrescerne il valore sul mercato del lavoro. Alcuni di questi cittadini più vulnerabili però, che versano in condizioni estreme di povertà, sono troppo lontani dal mercato del lavoro per beneficiare delle misure di inclusione sociale supportate dal Fondo sociale europeo.
A livello nazionale debutterà nel 2013 la nuova social card non solo nelle 15 città con più di 250 mila abitanti, ma anche nelle quattro regioni del Sud dove la povertà è più diffusa: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
La social card tradizionale, quella proposta da Giulio Tremonti nel 2008, ha una copertura di risorse solo fino al 2012. La social card nel 2013 dovrebbe contare su 200 milioni. A questa somma tuttavia sia aggiungeranno 150 milioni ricavati dalla riprogrammazione dei Fondi strutturali europei per le Regioni del Sud e i 50 milioni già previsti dal decreto semplificazioni. In tutto si potrebbe arrivare a 400 milioni.
La nuova social card dovrebbe prevedere l’allargamento della platea dei beneficiari ai cittadini stranieri e sarà uno strumento condizionato, per cui la fruizione dell’aiuto sarà legata alla richiesta di partecipare a piani di inserimento nel caso dei disoccupati o di altri strumenti di socializzazione, come l’asilo e la scuola.
La social card sarà destinata ai nuclei familiari, in particolare alle famiglie con minori con un reddito Isee inferiore a tremila euro. Il contributo inoltre verrà aumentato da 40 a 150/200 euro, a seconda della numerosità della famiglia. Ne beneficeranno anche le famiglie con adulti che non lavorano, disoccupati o in una condizione di precariato.
I selezionati verranno poi guidati all’interno di un progetto finalizzato alla conclusione della situazione di disagio. Insomma non si tratta di un contributo perpetuo ma temporaneo. Il Comune si coordinerà con gli uffici del lavoro e con le organizzazioni di terzo settore che lavorano su questi temi.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

Servizi di editoria elettronica a cura di Publishday



Copyright (C) 2010-2019 socialesalute.it
Licenza Creative Commons