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La crescita dell’offerta di servizi per la prima infanzia

La Regione Sardegna, a partire dalla LR 23/2005, ha modificato profondamente l’offerta dei servizi per la prima infanzia. Il regolamento di attuazione della stessa legge, approvato nel luglio del 2008, ha introdotto nuove tipologie (quali il micronido aziendale e i servizi in contesto domiciliare quali “Mamma accogliente” ed “Educatore familiare”), ha razionalizzato la presenza degli operatori, ha incentivato con risorse finanziarie proprie la diffusione delle sezioni primavera, dei nidi aziendali, ha promosso misure quali “Ore preziose” per consentire a tutte le famiglie un accesso economicamente più agevole ai servizi.

Gli obiettivi delle varie misure assunte sono stati quelli di ridurre i costi di gestione e il conseguente aggravio sul bilancio delle famiglie, introdurre tipologie di servizi più flessibili adatte alle ridotte esigenze dei piccoli centri, favorirne la diffusione, migliorare la qualità complessiva dei servizi per l’infanzia.
Nel 2007, la Regione Sardegna è stata la prima regione italiana ad accedere e a programmare l’utilizzo delle risorse relative al Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia (10.147.949 euro, ai quali si è aggiunto un cofinanziamento regionale pari a 4.912.495 euro).
I risultati sono stati positivi e hanno consentito alla Sardegna di migliorare considerevolmente l’offerta di servizi per la prima infanzia recuperando in pochi anni ritardi e squilibri nella distribuzione territoriale dei servizi.
I dati relativi all’anno scolastico 2010-2011 , pubblicati dall’ISTAT nelle scorse settimane, evidenziano che nella maggior parte delle regioni si registra una diminuzione della quota di bambini iscritti in rapporto ai residenti (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria). La Sicilia e la Campania mostrano invece variazioni di segno positivo ma di poco rilievo, mantenendo quindi livelli di presa in carico molto contenuti (5,2% e 1,9% rispettivamente).
La Sardegna, invece, con un ulteriore incremento della presa in carico degli utenti (da 10,9% a 13,6%), si distanzia decisamente dai valori osservati nel resto del Mezzogiorno.
Permangono ancora divari rispetto ad altre regioni italiane, ma la Sardegna presenta un andamento molto positivo in relazione ai due indicatori individuati dal Piano nazionale di sviluppo dei servizi socio-educativi:
  • percentuale di bambini tra zero e fino al compimento dei 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia;
  • percentuale dei Comuni che hanno attivato servizi per l’infanzia. 
Per quanto riguarda i valori medi regionali con riferimento all’indicatore di presa in carico dei bambini in asilo nido in rapporto ai residenti tra zero e due anni in ciascuna regione, nella classe più alta (oltre il 20%) si trovano l’Emilia-Romagna e l’Umbria; nella categoria successiva (15%-20%) vi sono la Valle d’Aosta, la Toscana, la Provincia di Trento, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia e le Marche; tra il 10% e il 15% si collocano il Piemonte, la Liguria, il Lazio, la Sardegna e il Veneto; hanno tassi compresi fra 5% e 10% l’Abruzzo, la Basilicata e la Sicilia, mentre il Molise, la Puglia, la Provincia di Bolzano, la Calabria e la Campania hanno incidenze al di sotto del 5%.
Per quanto riguarda il secondo indicatore – la percentuale di Comuni che offre il servizio di asilo nido – si è rilevato a livello nazionale un progressivo incremento, dal 32,8% del 2003/2004 al 47,4% nel 2010/2011. I bambini tra zero e due anni che vivono in un Comune che offre il servizio sono passati dal 67 al 76,8% (indice di copertura territoriale). Regioni come l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta contano più dell’80% di comuni coperti dal servizio, ma diverse regioni settentrionali hanno percentuali comprese fra il 60% e l’80%, come Lombardia, Veneto, Toscana e la Provincia di Trento. Regioni come la Liguria, le Marche e l’Umbria hanno percentuali comprese fra il 40% e il 60%. A un livello più basso di copertura (fra il 20% e il 40%) troviamo Piemonte, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna. Nella fascia compresa fra il 10% e il 20% di comuni che offrono il servizio si trovano Calabria e Campania, mentre solo in Molise la percentuale è inferiore al 10%.
Il Rapporto annuale degli obiettivi di servizio, previsto dal Piano nazionale, rileva anch’esso i miglioramenti realizzati dalla Regione Sardegna. L’indicatore rileva la percentuale di bambini fino al compimento dei tre anni che ha usufruito dei servizi per l'infanzia (asili nido, micronidi, e/o altri servizi integrativi e innovativi), pubblici o cofinanziati, sul totale della popolazione compresa nella fascia d’età 0-3 anni. Esaminando l’andamento dell’indicatore si può notare che mentre negli anni 2005 e 2006 si registra un allontanamento dal target, a partire dall’anno 2007 inizia l’inversione di tendenza con il miglioramento del valore che, con la rilevazione per l’anno 2009, registra il superamento del target fissato al 2013 (12%).

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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