Newsletter Sociale e Salute
Torna alla newsletter

Le RSA e gli altri servizi per la non autosufficienza

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono state attivate in Sardegna in larga misura nel corso della seconda metà degli anni 2000. La loro apertura ha consentito di fornire interventi residenziali sanitari e sociali (medico, infermieristico, riabilitativo, alberghiero e tutelare) a persone per le quali le risposte precedentemente disponibili (ricovero ospedaliero o inserimento in strutture riabilitative) risultavano inappropriate e inopportunamente dispendiose.
I successivi atti legislativi e programmatori hanno inserito le RSA in una ampia articolazione di interventi per tener conto di condizioni di non autosufficienza ed esigenze di cura molto differenziate. Al fianco dell’ospedale per acuti, si sono previsti la lungo degenza ospedaliera, l’ospedale di comunità, le case della salute, gli hospice, le strutture residenziali a carattere sociale come le comunità integrate Si sono previsti, inoltre, il potenziamento e la riqualificazione degli altri interventi non residenziali, le cure domiciliari, il programma “Ritornare a casa”, il massiccio rifinanziamento dei piani personalizzati ex legge 162/97, i centri diurni.
I passaggi legislativi più importanti per la realizzazione di questo disegno sono stati la legge 10/2006 di riforma del Servizio Sanitario Regionale e la legge 23/2005 sul sistema integrato dei servizi alla persona. Con l’art. 34 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2, la Regione ha istituito il Fondo regionale per la non autosufficienza con l’obiettivo di promuovere un insieme coordinato di interventi territoriali a favore delle persone con disabilità grave e di chi vive accanto a loro e se ne prende cura.
Il recente disegno di legge n. 385 presentato dalla Giunta Regionale il 27 aprile 2012 contenente “Disposizioni urgenti in materia sanitaria connesse alla manovra finanziaria”, si muove in ben altra direzione, costituisce un ritorno alla centralità delle strutture residenziali sociosanitarie nella cura delle persone in condizioni di non autosufficienza, con dei costi per le famiglie e per il Sistema Sanitario Regionale molto elevati.
Per stabilire il numero dei posti letto in RSA si assume come riferimento la delibera della Giunta Regionale n. 6/63 del 2003 che prevedeva un fabbisogno di 4350 posti letto di RSA, programmando, pertanto, un incremento pari a quasi tre volte l’attuale dotazione di posti letto (1680) (vedi Programmazione Sanitaria Regionale: il Modello Matrioska).
Un’offerta di RSA di queste dimensioni programmatiche e finanziarie crea le condizioni per riproporre sul versante degli inserimenti residenziali, l’inappropriatezza che da anni caratterizza una parte considerevole dei ricoveri ospedalieri.
Questo disegno si accompagna ai ritardi e alle scarsità di risorse che riguardano altri ambiti delle cure di lunga assistenza:
  • il costante sottofinanziamento del Fondo per la non autosufficienza, e in particolare dei progetti della 162/98, e le continue incertezze attuative che emergono nella erogazione degli interventi previsti. L’incremento delle risorse, quando si verifica, è sempre molto inferiore alla inevitabile crescita della domanda. In questo modo si assicurano ai beneficiari delle risorse sempre più scarse, talvolta degli importi, poche centinaia di euro, che non avranno alcun effetto sulla vita concreta delle famiglie. Se si vuole realmente promuovere la permanenza delle persone in condizione di non autosufficienza nella propria abitazione è necessario determinare, con una progressione di incremento annuale programmata, l’entità finanziaria del Fondo sulla base del numero delle indennità di accompagnamento. Questo è il più solido riferimento che abbiamo per prevedere alcune dimensioni della domanda. Attualmente le indennità di accompagnamento erogate in Sardegna sono poco più di 70.000;
  • le strutture residenziali sociali, in particolare le comunità integrate, vivono dal luglio 2008 una situazione di attesa per l’assenza di standard di riferimento sia in termini di organizzazione degli spazi fisici che di personale. Queste strutture sono in grado di fronteggiare buona parte delle condizioni di non autosufficienza in quanto prevedono la presenza di personale sociale e sanitario, ma con costi sanitari e sociali molto limitati (vedi Il declino delle strutture residenziali sociali). Le RSA sono molto più costose in termini gestionali in quanto assicurano interventi sanitari più impegnativi e accertamenti diagnostici più frequenti delle strutture residenziali sociali. Ma molti anziani non necessitano di interventi sanitari di questa intensità: l’inserimento in queste strutture non è giustificato per pazienti che soffrono una condizione di non autosufficienza meno grave e più stabilizzata;
  • i costi di un inserimento in RSA sono elevati sia per la famiglia che per il Servizio Sanitario Regionale. Il Rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia predisposto dal Network nazionale per l’invecchiamento (2011), rileva che le indicazioni nazionali (decreto sui LEA) sulla ripartizione equa al 50% dei costi fra il sociale e il sanitario è stata seguita solo da un terzo delle Regioni (Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto). Tutte le altre Regioni, con esclusione della Lombardia, hanno previsto quote sanitarie superiori al 50% che trovano il picco più elevato in Umbria dove la quota sanitaria delle RSA può raggiungere l’82% dell’intero costo, lasciando alle famiglie il pagamento del 18% dellla tariffa complessiva.
L'analisi dell'offerta residenziale fruibile al tempo della emanazione delle leggi 10/2006 e 23/2005, corrispondeva ad un totale di 9300 posti letto calcolati in RSA, comunità integrate, comunità alloggio e strutture di riabilitazione. Quest’offerta veniva giudicata dagli atti di programmazione regionale (DGR n. 25/6 del 13/06/2006 “Linee di indirizzo in materia di Residenze sanitarie assistenziali e di Centri diurni integrati”) adeguata sotto il profilo numerico, ma incongruente per distribuzione sul territorio delle diverse tipologie di strutture e per i livelli qualitativi e di appropriatezza delle prestazioni.
In questi ultimi anni, nulla è statto fatto per potenziare l’offerta di comunità integrate, di centri diurni, per riconvertire alla cura della non autosufficienza le esistenti strutture residenziali sociali, assicurando che nel loro ambito si realizzino i necessari, e poco costosi, interventi sanitari che la normativa regionale e nazionale da anni impone.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

Servizi di editoria elettronica a cura di Publishday



Copyright (C) 2010-2019 socialesalute.it
Licenza Creative Commons