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L’ambivalenza delle politiche per la salute mentale: chiusura degli OPG e inasprimento dei TSO
Pier Paolo Pani

Mentre un ramo del Parlamento si batte per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), l’altro si adopera per l’estensione dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO). Il primo provvedimento, di portata storica, che ha visto l’impegno straordinario della Commissione parlamentare d’inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario del senato, si è concretizzato nella Legge n. 9 del 17 febbraio 2012 (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”), nella quale hanno trovato posto norme sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Questa legge stabilisce la data della chiusura degli OPG: 1 febbraio 2013. Essa prevede inoltre che entro il 31.03.2012 il Ministero emani un decreto per la definizione delle caratteristiche delle strutture alternative all’OPG, che dovranno essere comunque strutture del SSN.
Quasi in contemporanea, la Commissione Affari Sociali della Camera approva, il 16 maggio 2012, il testo base di riforma psichiatrica Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica. Tra le novità incluse in questo testo inquietano in particolare quelle relative al TSO, che viene prolungato da una settimana a quindici giorni. Viene introdotta inoltre una ulteriore fattispecie, il trattamento necessario extraospedaliero, la cui obbligatorietà viene prolungato fino ad un anno.
Il testo approvato dalla Commissione della Camera imprime agli interventi per la salute mentale una direzione opposta rispetto a quella tracciata dalla L 180/78. Quest’ultima aveva posto le basi per lo sviluppo di un sistema articolato di servizi che da una parte sottraesse la persona con problemi psichici ad un destino di segregazione e istituzionalizzazione, restituendogli il pieno esercizio dei diritti umani, e dall’altro si facesse carico dei suoi problemi sanitari e sociali, nonché della promozione della salute mentale nel contesto di vita.
La mancata, tardiva e parziale attuazione degli interventi necessari ad assicurare la tutela della salute mentale è fortemente chiamata in causa quando si propongono soluzioni di carattere coercitivo/restrittivo. Soprattutto la mancata attenzione alla globalità degli interventi necessari, la mancata attivazione di risorse utili a fornire risposte nei diversi ambiti problematici o a valorizzare le potenzialità e abilità della persona, della famiglia, del contesto di appartenenza, conducono alle risposte stereotipate sulle quali più facilmente si attiva lo schema proposto dal testo base di cui sopra: più controllo e più segregazione. Ecco allora che l’internamento obbligatorio in struttura passa da una settimana ad un anno.
La riforma approvata in Commissione alla Camera non piace. Mentre le valutazioni negative di chi è da sempre coinvolto nella sensibilizzazione/pressione per la piena applicazione della 180 (in primo luogo il complesso di sigle che sono oggi rappresentate nel cartello StopOPG), sono in qualche modo obbligate, altre lo sono meno. Fra queste quelle della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e quelle dei Dipartimenti di Salute Mentale dell’Emilia Romagna. In particolare la SIP coglie con preoccupazione la scelta di varare una legge specifica sull’assistenza psichiatrica al di fuori del quadro giuridico complessivo che regola l’assistenza sanitaria, che “apre un rischio di allontanamento della disciplina psichiatrica dall’ambito complessivo della medicina, e soprattutto sembra realizzare una pesante stigmatizzazione dei malati affetti da malattia mentale rispetto agli altri malati.” La SIP ritiene, inoltre, che la nuova formulazione per il trattamento obbligatorio (o necessario) apra problemi delicati “spostando decisamente l’equilibrio tra i principi bioetici di beneficialità e di autonomia a scapito del secondo. Se ciò da un lato potrebbe offrire una maggiore tutela in situazioni nelle quali è necessaria, dall’altro espone, soprattutto attraverso il generico riferimento alla tutela della salute al rischio di una eccessiva compressione dei diritti delle persone alla propria libertà in ordine alle scelte dei propri stili di vita e degli atti inerenti la sfera della salute.”
I Direttori dei Dipartimenti della Salute Mentale e delle Dipendenze dell’Emilia Romagna manifestano la preoccupazione per la riduzione delle garanzie procedurali e temporali per gli interventi sanitari senza consenso (TSO) e la possibilità di effettuare trattamenti di un anno senza consenso del paziente in strutture residenziali che costituiscono un grave sbilanciamento nei rapporti tra il cittadino ammalato e le istituzioni, con evidenti rischi di abuso, uso improprio e uso custodiale di questi strumenti. Essi concludono che “Il testo approvato dalla XII Commissione segnerebbe un grave arretramento nella assistenza psichiatrica. Condizionerebbe in senso custodiale la pratica professionale e distoglierebbe risorse dalla assistenza diffusa sul territorio, l'unica in grado di raggiungere, curare e sostenere le migliaia di persone affette da disturbi mentali gravi e persistenti”.
È probabile che il livello di conoscenza e accettazione sociale delle problematiche della salute mentale e i diritti civili implicati obblighino a modificare profondamente il disegno di riforma complessivo e le soluzioni normative ipotizzate. Tuttavia tali proposte costituiscono un segnale preoccupante, che richiede attenta considerazione del livello di interesse realmente prestato dalle istituzioni alla assistenza diffusa sul territorio.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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