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Un piano regionale integrato di politiche sociali e del lavoro
Marinora Di Biase

 

In Sardegna i lavoratori che usufruiscono a vario titolo di ammortizzatori sociali sono ormai ben 146mila.
Di questi, una quota molto significativa accede agli ammortizzatori sociali in deroga, regolati sulla base di un accordo-quadro tra la Regione Sardegna e le parti sociali. Gli ammortizzatori in deroga raggiungono settori produttivi non coperti dalla cassa integrazione ordinaria o speciale – come i servizi, il terziario, la formazione – e garantiscono ai lavoratori espulsi dalle aziende in crisi un assegno che varia a seconda dell’anzianità di permanenza nelle liste di disoccupazione.
Per il 2013 si prevede che circa 30mila lavoratori e lavoratrici saranno collocati in cassa integrazione o in mobilità in deroga, con un sussidio che varia tra gli 800 e i 300 euro lordi mensili, diminuendo man mano che aumenta l’anzianità nelle liste di disoccupazione. La maggior parte di questi 30mila lavoratori si trova alla terza o quarta proroga, dunque con assegni molto bassi e con la prospettiva di perdere a breve la copertura. Di essi solo un migliaio è stato utilizzato presso gli enti locali o le ASL.
Le risorse a disposizione dell’Assessorato al lavoro sono già finite. Infatti il governo nazionale ha sinora trasferito alla Regione Sardegna 36 milioni di euro, del tutto insufficienti e con molto ritardo. Il finanziamento totale previsto per il 2013 è di 92 milioni di euro, somma del tutto inadeguata al bisogno, che potrà coprire al massimo le richieste pervenute nei primi cinque mesi dell’anno.
Per il 2013 infatti il fabbisogno si calcola in 270 milioni di euro.
Le imprese che hanno dichiarato lo stato di crisi nel 2012 sono state 1978 e nei primi tre mesi di quest’anno se ne sono aggiunte altre 490.
Il Consiglio regionale discute con ritardo la finanziaria e solo dopo diverse manifestazioni dei lavoratori i gruppi consiliari hanno trovato 30 milioni di euro per gli ammortizzatori, una cifra simbolica, neanche sufficiente a rispondere all’emergenza di migliaia di famiglie, che non sanno più come affrontare le spese quotidiane. Sarà necessario rivedere la finanziaria e trovare altre risorse.
Gli sgravi sull’IRAP a favore delle imprese, previsti dalla legge finanziaria come una misura di rilancio dell’economia, potevano essere un’occasione di svolta, se legati a nuova occupazione o al reinserimento dei cassintegrati nelle attività produttive, almeno per il triennio di agevolazioni. Ma niente di tutto ciò è accaduto.
La situazione economica e sociale, caratterizzata ormai da una vera emergenza, richiede di porre al centro dell’agenda politica regionale il tema del lavoro. Le politiche attive del lavoro sono assenti o inadeguate, mentre sarebbe indispensabile per i lavoratori acquisire nuovi strumenti e competenze, riqualificarsi per intravedere nuove opportunità di reimpiego o auto-impiego, soprattutto mentre per molti di loro gli ammortizzatori stanno per esaurirsi.
I lavoratori e le loro famiglie necessitano di un sostegno al reddito, per sopperire all’emergenza, ma le politiche passive del lavoro non possono essere l’unica risposta soprattutto nel lungo periodo; devono essere necessariamente integrate da politiche attive del lavoro.
In Consiglio regionale, tra polemiche e rinvii, giacciono le riforme della formazione professionale e dei servizi per l’impiego, strumenti strategici per rilanciare il mercato del lavoro; non si varano provvedimenti per garantire una prospettiva di reinserimento lavorativo: i cassintegrati sardi non trovano risposte agli sportelli dei servizi per il lavoro, se non generiche proposte di corsi formativi spesso scollegati dalle esigenze del sistema produttivo e dalle attitudini e dagli interessi dei lavoratori stessi.
Nel frattempo 340 operatori dei servizi per l’impiego e altrettanti della formazione professionale vivono da anni in attesa di una stabilizzazione, e l’attività dei servizi è priva della dovuta azione di programmazione, coordinamento e verifica da parte dell’Assessorato competente.
 
La mancanza di lavoro colpisce fortemente anche chi non ha mai conosciuto la disoccupazione e molti lavoratori rischiano di incontrare per la prima volta nella loro vita la povertà, la difficoltà a pagare le utenze o a ricorrere alle cure mediche, un disagio sociale generale, che meriterebbe interventi mirati ed integrati da parte dei servizi preposti.
Il tasso di disoccupazione in Sardegna ha raggiunto il 16,1% e quello di occupazione appena il 49,08%. L’incidenza della povertà nel 2011 è risultata pari al 21,1% delle famiglie e con un incremento rispetto all’anno precedente di quasi tre punti percentuali. La povertà in Sardegna è quasi il doppio di quella nazionale: solo cinque regioni hanno una condizione di povertà più estesa (Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania).
Questi lavoratori e le loro famiglie dovrebbero affrontare i gravi problemi non da soli, ma accompagnati e sostenuti da una organica azione pubblica.
Oggi più che mai è urgente un “Piano regionale integrato di politiche sociali e del lavoro” e la costituzione di una task force che coordini gli interventi e l’azione dei servizi sociali e del lavoro nei territori:
  • è quanto mai urgente un Piano regionale che promuova serie ed efficaci politiche attive del lavoro, volte alla riqualificazione e reimpiego dei lavoratori e lavoratrici precari o espulsi dal sistema produttivo, se non vogliamo consegnare alla dipendenza e alla passività, all’esclusione sociale centinaia di sardi;
  • è altresì urgente un Piano regionale dei servizi sociali, che intenda contrastare la povertà e il disagio sociale attivando le capacità delle persone, senza creare dipendenza da sussidi, per arginare con progetti di sviluppo e di innovazione sociale la disgregazione che colpisce interi territori;
  • un piano integrato, perché le politiche del lavoro e le politiche sociali accrescono la loro efficacia quando risultano coordinate, si integrano, quando condividono una stessa logica promozionale, attivante, non assistenzialistica, quando sono previsti passaggi da una rete di protezione sociale all’altra, quando riescono a produrre una crescita di risorse relazionali, umane, di coesione sociale insieme alla acquisizione di qualificazioni e di abilità professionali.
 
È necessario rispondere con programmi organici all'emergenza del lavoro e dell’equità sociale e invertire la rotta del declino economico, superando frammentazioni e confusioni organizzative. A questa speranza non si può rinunciare.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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