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Atti aziendali e disarticolazione della programmazione regionale
Giuseppe Sechi

Nello scorso mese di dicembre, quasi tutte le aziende sanitarie della Sardegna hanno predisposto i “nuovi” atti aziendali, cioè i provvedimenti che disciplinano l’organizzazione e il funzionamento delle ASL e delle aziende ospedaliere e, in particolare, individuano le strutture operative (per esempio i reparti ospedalieri e i servizi territoriali) dotate di autonomia gestionale, nonché i compiti e le responsabilità dei direttori dei dipartimenti e dei distretti sociosanitari.

I precedenti atti aziendali erano stati adottati nei primi mesi del 2008, successivamente all’approvazione del Piano sanitario regionale. Gli atti aziendali non scadono, ma possono essere aggiornati e rivisti per ricercare le risposte organizzative più appropriate ai cambiamenti degli scenari e degli obiettivi della programmazione regionale. In realtà, però, nel corso degli ultimi quattro anni non si è potuto registrare alcun provvedimento di programmazione regionale che abbia modificato in modo sostanziale gli obiettivi e le regole del SSR: Infatti, la Giunta regionale non ha ancora presentato al Consiglio il nuovo Piano sanitario regionale, e si rimane ancora in attesa di conoscere le indicazioni strategiche e le soluzioni per il riordino del sistema sanitario regionale sardo. Unica eccezione è stata la Legge Regionale n. 21, adottata il 7 novembre 2012 in deroga allo stesso Piano sanitario regionale, alla legge di riordino del sistema sanitario della Sardegna (LR 10/2006) e motivata dall’esigenza di dare tempestiva attuazione alle disposizioni di ristrutturazione della rete ospedaliera contenute nella norma nazionale di spending review.
La LR 21/2012 ha disposto che i direttori generali delle aziende sanitarie procedessero alla ristrutturazione della rete ospedaliera attraverso: una riduzione dei posti letto (complessivamente pari a circa un sesto dell’attuale dotazione pubblico-privata) e la contestuale riduzione delle unità operative, un rafforzamento dei servizi territoriali che potesse assorbire il processo di deospedalizzazione, un’attenzione particolare al ruolo dei piccoli ospedali regionali. Il ruolo forte attribuito ai direttori generali, assolutamente anomalo e sostitutivo delle prerogative del livello regionale, induceva a ipotizzare il pieno assolvimento del mandato affidato dalla programmazione regionale relativamente alla riorganizzazione dei propri assetti e in particolare alla riduzione dei posti letto pubblici. All’opposto, dalla lettura degli atti aziendali presentati in Regione, è possibile rilevare un incremento dei posti letto: in particolare, la ASL n. 2 di Olbia prevede l’aumento di oltre il 26% dei posti letto vigenti negli ospedali pubblici, e la ASL n. 8 di Cagliari prevede l’incremento di oltre l’8% dei posti letto vigenti. Analogamente, la riduzione delle unità operative complesse è solo minima se confrontata con il numero complessivo previsto nei precedenti atti aziendali del 2008; in diverse realtà, è previsto invece un deciso incremento delle unità operative rispetto alle dotazioni attuali ed effettive. Il risultato paradossale è un’accentuata sovrabbondanza delle unità operative e dei posti letto rispetto agli standard nazionali e al numero della popolazione di riferimento; l’esubero è più evidente nelle aree urbane, ad alta densità di servizi sanitari, proprio dove poteva essere più efficacemente condotto un processo di razionalizzazione. Alcuni atti aziendali prevedono, infatti, piuttosto che l’accorpamento di strutture analoghe presenti a livello aziendale e interaziendale, la moltiplicazione delle stesse (sdoppiamento delle Oncologie afferenti a distinti dipartimenti strutturali nella ASL di Cagliari) e la creazione di nuove strutture ospedaliere ingiustificate dalla numerosità della popolazione di riferimento, come per esempio: Cardiochirurgia pediatrica e Neuropsichiatria infantile nella ASL di Cagliari, Gastroenterologia, Neonatologia e Pneumologia nella ASL di Olbia, Ematologia e Malattie Endocrine nella ASL di Oristano.
Particolare preoccupazione desta il restringimento della competenza dei distretti sociosanitari alla sola funzione di tutela, attraverso l’istituzione dei dipartimenti delle attività territoriali che aggregano sia i distretti sociosanitari che le unità operative territoriali di produzione, precedentemente collocate all’interno dei singoli distretti. Il risultato è l’istituzione di unità operative interdistrettuali che non rispondono alla Direzione dei distretti, come per esempio nella ASL di Cagliari, di Sassari, di Olbia, di Sanluri. Una tale disarticolazione organizzativa, confligge con l’autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria prevista per i distretti dalla Legge 10/2006 e depotenzia il governo sociosanitario e la possibilità di realizzare sul territorio un’offerta di servizi alternativa a quella erogata inappropriatamente dall’ospedale.
Infine, si deve rilevare come la moltiplicazione dei dipartimenti strutturali aziendali, di presidio e interpresidio, di staff (due dipartimenti nella Direzione Generale della ASL di Cagliari), aumentano i costi e appesantiscono la gestione dell’azienda, allungando la catena decisionale e sottraendo funzioni di governo e coordinamento alla Direzione Sanitaria, snaturano la funzione degli ospedali specialistici (Oncologico e Microcitemico di Cagliari), diluendone il ruolo di eccellenza e di riferimento regionale.
I contenuti e i metodi adottati nella stesura degli atti aziendali da parte delle aziende sanitarie, che hanno eluso il confronto con le associazioni dei cittadini, con le rappresentanze degli operatori, con le società scientifiche e con le forze sociali, confinandolo per lo più alla mera consultazione delle Conferenze provinciali, hanno provocato numerose prese di posizione da parte delle forze sindacali, politiche, delle associazioni dei malati. Si possono citare per esempio i dibattiti promossi successivamente alla diffusione degli atti aziendali dalle associazioni nate per la tutela degli ospedali di Alghero e di Muravera, dalle forze politiche e sindacali a Sassari e Nuoro, i tavoli tecnici richiesti per discutere le scelte effettuate dalla ASL di Olbia.
Alcuni documenti pubblicati e diffusi a livello regionale, denunciano e fanno emergere le contraddizioni della programmazione regionale e le insidie di alcune scelte organizzative operate dalle aziende sanitarie:
  • L’ANMDO (Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera), in un comunicato rivolto alla stampa, fa rilevare quanto appaia paradossale presentare gli atti aziendali in assenza della riorganizzazione della rete ospedaliera e manifesta la propria preoccupazione per la “poca chiarezza del ruolo e della posizione assegnata alle direzioni ospedaliere” per le quali “esistono multiformi e variegate proposte lasciate al libero arbitrio di ciascun direttore generale”.
  • L’ASARP (Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica) ha chiesto la revoca della delibera di adozione dell’atto aziendale della ASL di Cagliari denunciando il depotenziamento del Centro di Salute Mentale di Isili, il trasferimento delle funzioni e delle competenze dei SerD e l’incremento dei posti letto ospedalieri nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Tutte scelte che contraddicono i dichiarati obiettivi di deospedalizzazione e di rafforzamento dei servizi territoriali proclamati dal governo regionale.
  • La FIALS (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) ha focalizzato l’attenzione sulla riorganizzazione delle unità operative dell’Ospedale oncologico di Cagliari e, in particolare, sulla scelta di sdoppiare l’Oncologia in due unità operative complesse afferenti a distinti dipartimenti strutturali. Tale soluzione “causerebbe inevitabili peggioramenti sull’offerta fornita ai pazienti, sia nel breve termine – per le modifiche organizzative e logistiche che comporta –, che nel lungo termine – visto che pregiudicherebbe il concetto di iper-specializzazione settoriale per patologia e l’organizzazione multidisciplinare avviata negli anni passati nel presidio”.
  • La minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale ha presentato una mozione per impegnare l’esecutivo a sospendere la predisposizione degli atti aziendali che, a giudizio dei consiglieri, porterebbe ulteriori complicazioni al già difficile processo di riorganizzazione della rete ospedaliera avviato con la LR 21/2012, amplierebbe il divario tra i livelli attuali di offerta ospedaliera e gli standard previsti dalla normativa nazionale e avrebbe ripercussioni negative in termini di spesa sanitaria, anche alla luce dei preoccupanti dati di bilancio, oggetto di attenta valutazione da parte della Corte dei Conti.
In conclusione, la scelta politica di affidare alle direzioni aziendali il compito di pianificare il riordino della rete ospedaliera regionale attraverso un processo di autoriduzione dei posti letto, già fortemente criticata al momento dell’approvazione della legge regionale perché sintomatica dell’abdicazione del ruolo di regia da parte della Regione, appare definitivamente compromessa dalla pubblicazione degli atti aziendali; è stato fallito il mandato affidato alle aziende sanitarie di realizzare una “nuova” organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari: più moderna, più efficiente, più appropriata, più vicina ai cittadini, più ispirata dai principi dell’integrazione e meno condizionata dalle logiche di appartenenza e di potere.

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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