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Speranze fondate per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
Pier Paolo Pani

All’interno del decreto Severino sul sovraffollamento delle carceri, formalmente denominato “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri” (Decreto Legge 22 Dicembre 2011, n. 211), hanno trovato posto le norme sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). Al riguardo, il Senato ha approvato un emendamento congiunto PD-PDL che ne prevede la chiusura entro marzo 2013.

Il traguardo legislativo – attualmente il decreto è all’esame della Camera che dovrebbe approvarlo entro il 20 febbraio – costituisce un risultato importantissimo per il vasto movimento di opinione, rappresentato dal cartello di associazioni, cittadini, operatori dei servizi, forze sociali, denominato “Stop OPG” (movimento articolato al livello regionale e ben rappresentato anche in Sardegna), nonché per la Commissione parlamentare d’inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale, che su questo tema si è spesa senza risparmio.
Il decreto prevede che le persone recluse in OPG (attualmente circa 1500, di cui circa 40 provenienti dalla Sardegna) siano trasferite nelle rispettive regioni di residenza, accolte in strutture sanitarie che posseggono i requisiti per essere classificate come strutture psichiatriche.
Il decreto è stato accolto con soddisfazione dal Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Ignazio Marino, che lo ha salutato come un traguardo storico di civiltà “…chiudiamo strutture che per ottant’anni sono rimaste uguali a sé stesse, diventando il luogo in cui celare ciò che per alcuni erano solo ‘rifiuti umani’…il nostro Paese non può e non vuole tollerare che esista un inferno dei dimenticati”. Il Ministro della Giustizia nel fugare le polemiche sulla messa in libertà di “serial killers” ha ricordato, invece, che nelle strutture, rivolte in primo luogo alla promozione della salute, verrà assicurata anche la vigilanza, affermando al contempo che “…ci siamo posti il problema in termini contrari, e cioè quello di tutelare le persone che pur restando negli ospedali psichiatrici non sono più socialmente pericolose, a volte anche da tempo”.
Le persone ancora in OPG pur in assenza di pericolosità sociale sono circa il 40% dei reclusi. Per queste persone, la chiusura dei sei OPG della penisola costituisce un provvedimento di indubbio valore nel restituirli a contesti idonei allo sviluppo di percorsi individuali di inclusione sociale.
Il testo della norma prevede che, in attuazione del DPCM del 1 aprile 2008 sul trasferimento della sanità penitenziaria alle regioni (allegato C), entro il 1 febbraio 2013 venga completato il processo di superamento degli OPG che prevede: il trasferimento di queste strutture penitenziarie ai servizi sanitari delle regioni; la dimissione degli internati che hanno concluso la misura della sicurezza; lo sviluppo di programmi personalizzati definiti dai dipartimenti di salute mentale del territorio, in modo da assicurare una adeguata inclusione sociale.
Il provvedimento “svuota carceri” prevede inoltre che entro il 31 marzo 2013, con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro della giustizia e d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, siano definiti i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in OPG. Deve comunque essere assicurata l’esclusiva gestione sanitaria all’interno delle strutture, ma anche, ove necessario in relazione alle condizioni dei soggetti interessati, l’attività perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna. Queste strutture sono anche destinate ad accogliere le persone alle quali, a decorrere dal 31 marzo 2013, verranno applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell’assegnazione a casa di cura e custodia. Le persone che cessano di essere socialmente pericolose dovranno essere invece dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di salute mentale.
Per la realizzazione del suddetto programma di superamento dell’OPG, il provvedimento approvato dal Senato, anche in deroga alle disposizioni vigenti relative al contenimento della spesa, prevede facilitazioni per l’assunzione di personale e risorse economiche per la copertura degli oneri derivanti dalla realizzazione e riconversione delle strutture.
Indubbiamente, l’approvazione del decreto rappresenta una scelta pragmatica e decisiva per il superamento del sostanziale immobilismo che ha consentito nei secoli il mantenimento in attività di strutture alle quali il Presidente della repubblica si riferisce oggi come “l’estremo orrore dei residui OPG, inconcepibile in qualsiasi Paese appena civile”.
Rimangono tuttavia aperte diverse questioni. In primo luogo la fisionomia che verranno ad assumere le strutture alternative collocate nel territorio. Quanto esse assomiglieranno, nello spirito che informa il decreto, ad ambiti di intervento sanitario e sociale rivolti a percorsi di salute ed inclusione e quanto a nuovi mini-OPG dipenderà certamente dalla filosofia che ispirerà le scelte sulle caratteristiche strutturali, di personale e di programma in capo ai Ministeri competenti e alle Regioni; dipenderà inoltre, a legislazione vigente, dalla cura della rete dei servizi per la salute mentale nel territorio, dai programmi sviluppati, dalle energie investite, dalle culture promosse presso le strutture di salute mentale delle ASL e l’interfaccia tra queste e le amministrazioni locali, processo affidato in larga misura alla programmazione delle Regioni.
Rimane, infine, aperto il dibattito di fondo sugli articoli 88 e 89 del Codice Penale che riguardano la non imputabilità per infermità di mente e la diminuzione della pena per la seminfermità di mente, La loro abolizione, già contenuta in disegni di legge ed oggi riproposta, consentirebbe il venir meno della base normativa per l'internamento in OPG. Paradossalmente la persona con problemi psichiatrici andrebbe incontro alle normali sanzioni previste per il reato commesso, ma per una durata predefinita. Si aprirebbe al contempo la strada per l'applicazione di programmi terapeutici adeguati ai suoi bisogni di salute anche in alternativa alla custodia in carcere.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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