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Cresce la povertà dei bambini
Monica Serra

L’organizzazione Save The Children ha pubblicato la quarta edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio), dal titolo “L’Italia Sottosopra”, rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. La ricerca mette a fuoco gli effetti della crisi economica attuale sui bambini, documentando il drammatico incremento della povertà economica, abitativa, educativa in parallelo con la drastica riduzione di risorse destinate ai servizi sociali, alla salute, alla scuola.
Nell’Italia SottoSopra le famiglie, soprattutto quelle con bambini, sono costrette a rivedere le abitudini di consumo e a volte a dover cambiare lo stile di vita per poter arrivare a fine mese. La spesa media mensile delle famiglie con bambini si è ridotta in cinque anni del 4,6% (circa 138 euro), quasi il doppio rispetto a quanto si è verificato tra l’intero monte delle famiglie (2,5%). A livello nazionale i tagli non sembrano aver intaccato il comparto alimentare – con un’importante eccezione al Sud, dove la spesa media per questo capitolo scende del 5,8% - ma soltanto perché tanti hanno imparato a convivere con la crisi, ad adattarsi.
A fronte di un aumento della spesa per alcuni beni primari – dovuto ad esempio all’aumento dei prezzi di combustibili, trasporti e abitazione – i tagli sono andati a colpire soprattutto l’abbigliamento, i mobili ed elettrodomestici, la cultura, il tempo libero e i giochi (appena 11 euro il budget familiare mensile per libri e scuola e 23 euro per tempo libero).
In calo anche le cure mediche: 1 bambino su 3 non può permettersi un apparecchio per i denti.
Vecchie e nuove povertà sono cresciute notevolmente in questi anni di crisi. Dal 2007 al 2012 i minori in povertà assoluta sono più che raddoppiati, passando da meno di 500mila a più di un milione. L’incremento più significativo si è avuto nell’ultimo anno: solo nel 2012 il loro numero è cresciuto del 30% rispetto all’anno precedente, con un vero e proprio boom al Nord (+ 166mila minori, per un incremento del 43% rispetto al 2011) e al Centro (+41%). Il Sud già fortemente impoverito ha conosciuto un aumento relativamente più “contenuto” (+20%) e raggiunto la quota stratosferica di mezzo milione di minori nella trappola della povertà.
La ricerca sottolinea che il capovolgimento sottolineato nel titolo del Rapporto Italia SottoSopra, oltre che da fattori contingenti, è prodotto dalla debolezza strutturale del suo capitale umano, caratterizzato da un diffuso analfabetismo funzionale.
L’Italia è in ultima posizione fra i 24 paesi Ocse per competenze linguistiche e matematiche. In particolare è il fanalino di coda in quanto a percentuale di individui (16-64 anni) intervistati con un punteggio intermedio (3) o superiore (4 o 5) nella scala delle competenze linguistiche (250 il punteggio del nostro paese a fronte di una media Ocse di 277). I dati riflettono in parte le competenze limitate della popolazione più anziana (55-65 anni), mentre le fasce più giovani (16-24 anni) mostrano un recupero di oltre 20 punti sia in lingua che in matematica, ma il progresso non è sufficiente ad eguagliare le performance della media Ocse: i laureati italiani, in quanto a capacità linguistiche, fanno mediamente peggio dei diplomati di Australia, Giappone, Finlandia e Paesi Bassi. Tra i fattori principali della crisi di capitale umano che fa pendere l’Italia sempre più SottoSopra vi è poi – con un ruolo da assoluto protagonista – il grave ritardo delle politiche pubbliche in materia di indirizzo e sostegno all’istruzione, all’università e alla ricerca. La spesa pro capite per gli studenti della scuola primaria e secondaria è rimasta di fatto invariata (con un incremento minimo dello 0,5% in termini reali fra il 1995 e il 2010), mentre nei paesi Ocse l’investimento per le stesse voci aumentava in media del 62%. E negli ultimi 5 anni la spesa delle famiglie per l’istruzione, cresciuta di poco al Nord e al Centro per effetto dei rincari di servizi e materiali, è invece scesa leggermente proprio nelle regioni più impoverite del Mezzogiorno. Quanto alla spesa per l’istruzione terziaria, malgrado un maggior afflusso di fondi privati, continua a rimanere ampiamente al di sotto di quella degli altri paesi (9mila e 500 dollari per studente contro 13mila e 500). Complessivamente, nel 2010, l’Italia spendeva per l’istruzione meno di un punto e mezzo di Pil rispetto alla media dei paesi Ocse: il 4,7% contro il 6,3%.
In un quadro di depotenziamento della scuola non stupisce se essa fa più fatica ad attrarre e trattenere gli studenti più disagiati, impedendone la dispersione e favorendone il rafforzamento delle competenze. Nel quinquennio 2002-2007, la percentuale di giovani con un basso livello di istruzione si era ridotta di 4,5 punti in percentuale, quasi un punto all’anno; dal 2007 al 2012, i cosiddetti early school leavers fermi alla sola licenza media hanno preso a scendere al ritmo ben più lento dello 0,4%, passando in 5 anni dal 19,7% all’attuale 17,6% per un esercito di 758mila giovani con bassi titoli di studio e fuori dal circuito formativo: 5 punti percentuali in più della media europea. Ragazzi che spesso vanno ad accrescere il numero di disoccupati che, nel luglio 2013, hanno raggiunto la cifra record di oltre 1 milione di under 30 e la spaventosa percentuale del 41,2% fra i 15-24enni.
Per rimettere l’Italia nel verso giusto Save The Children ritiene che sia necessario ripartire dall’istruzione, integrando meglio la scuola nel sistema del welfare, riorientando l’approccio alla programmazione delle risorse e agendo contemporaneamente su più fattori.
Educazione e cultura rappresentano un fattore protettivo contro la mortalità infantile, l’obesità, le malattie, e costituiscono un antidoto contro la povertà, che per i bambini e gli adolescenti in particolare, implica riduzione delle libertà di scelta, privazione di opportunità, chiusura di orizzonti, impossibilità di fissare e raggiungere traguardi.
Se è vero che la crisi ha indebolito quasi dappertutto in Europa il valore dei titoli di studio, in Italia dal 2008 al 2011 il rischio povertà è cresciuto più del doppio tra chi non è andato oltre la licenza media (+3,8%) rispetto a chi è in possesso del titolo di laurea (+1,6%).
Restituire luce ai processi educativi significa rilanciare il piano straordinario asili, attenuare il forte squilibrio di offerta tra Nord e Sud del paese e avvicinare l’Italia al target europeo di copertura del servizio fissato dagli Obiettivi di Barcellona (33%), dal quale siamo ancora lontanissimi.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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