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Ritardi nel finanziamento degli enti autorizzati alle adozioni internazionali
Monica Serra

La legge n. 476 del 1998 ha affidato alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano compiti importanti in materia di adozione internazionale. L’art. 39 bis al primo comma, infatti, assegna alle Regioni l’organizzazione di una rete di servizi in grado di svolgere i compiti previsti dalla legge n. 476 nei rispettivi ambiti locali. Le Regioni possono promuovere la definizione di protocolli operativi e attuare convenzioni fra i vari enti autorizzati e i servizi locali, nonché prevedere forme stabili di collegamento tra gli stessi e i tribunali per i minorenni, sempre al fine di dare una piena attuazione alla nuova legge.
Il secondo comma dell’art. 39bis prevede la possibilità per le Regioni di istituire un servizio pubblico per l'adozione internazionale che abbia gli stessi requisiti e competenze degli enti autorizzati, nei quali vengano svolte le stesse attività per le coppie aspiranti all’adozione e residenti in quel territorio, conseguentemente sottoposto alla medesima autorizzazione e attività di vigilanza da parte della Commissione per le Adozioni Internazionali.
Anche la Sardegna nel 2009, come il Veneto e la Provincia di Bolzano, avvia il processo di riorganizzazione degli interventi di sostegno alle famiglie adottive e l’istituzione di equipes territoriali integrate. Con l’approvazione della Delibera Regionale n. 7/15 del 30/01/2009 si è resa possibile l’erogazione di un contributo economico a copertura parziale delle spese agli enti autorizzati che intendessero aprire una sede operativa nel territorio regionale al fine di garantire alle famiglie adottive sarde la possibilità di seguire l’iter previsto nel proprio contesto regionale. Beneficiari del contributo pari a 90.000 euro, tre enti autorizzati a svolgere pratiche di adozione internazionale in Italia: AiBi Amici dei Bambini, CIAI Centro Italiano Aiuti all’Infanzia e Procura Generale delle Missionarie Figlie di San Girolamo (comunemente conosciute come Missionarie Somasche). Successivamente la Delibera Regionale n. 16/10 del 29/03/2011 ha previsto il finanziamento a copertura parziale delle spese, un contributo pari a 30.000 euro annui ad altri due enti (NAAA Onlus e SOS Bambino) operativi sul territorio sardo.
L’erogazione del contributo in favore degli enti con sede in territorio sardo in questi anni ha significato la riduzione dei costi per le famiglie desiderose di accogliere un minore straniero in stato di abbandono, non più gravate dai costi onerosi di trasporto per intraprendere il percorso adottivo in altre sedi del continente e dai costi dell’iter procedurale.
Non solo benefici in termini economici ma anche un miglioramento della qualità dell’accompagnamento delle stesse durante tutto l’iter previsto per l’adozione. La coppia prima, durante e dopo l’adozione necessita di adeguato supporto e vicinanza di figure professionali in grado di dareconsapevolezza sul significato reale dell’ adottare un minore straniero.
Da maggio 2012, la Regione Sardegna ha depennato dal proprio bilancio il sostegno agli enti autorizzati, obbligando questi ultimi a farsi interamente carico delle spese del servizio offerto alle coppie sarde.
Con il supporto di un gruppo di coppie adottive, gli enti autorizzati hanno iniziato una protesta contro la Giunta regionale, ribadendo l’importanza delle sedi sarde come punto di riferimento per le coppie adottive dell’isola. In Sardegna più che altrove è fortemente sentita l’esigenza di un supporto regionale che possa collaborare attivamente con le realtà esistenti (tribunale dei minori, servizi sociali degli enti locali, strutture ASL, associazioni private, enti autorizzati) nell'implementare la cultura dell'adozione.
Il numero degli enti autorizzati è relativamente basso, per cui le famiglie disponibili all'adozione sono indirizzate verso percorsi obbligati, con riduzione del ventaglio complessivo delle opportunità e carichi assai onerosi per la necessità di completare fuori dall’Isola una parte del percorso propedeutico alle fasi finali della procedura adottiva. Secondo i dati riferiti all’anno 2011 del rapporto CAI, la Sardegna è ancora il fanalino di coda italiano sotto il profilo percentuale dei minori stranieri adottati.
Quando alla complessità del percorso si aggiunge la difficoltà logistica di rapporto con l'ente autorizzato, l’entusiasmo verso l’adozione delle famiglie viene frenato.
Ora si dovrà attendere una risposta dalla Regione Sardegna, la quale rischia di interrompere la politica della “regionalizzazione” degli enti autorizzati, restando indifferente agli appelli delle famiglie sarde, aspiranti genitori di minori abbandonati ad avere un sostegno più vicino e presente nel nostro territorio.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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