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Il Rapporto Auser su enti locali e terzo settore
Monica Serra

La rappresentazione del welfare locale emerso dai risultati della VI rilevazione nazionale sul rapporto fra Enti Locali e Terzo Settore, promossa dall’Auser, non è tra le più rosee: dal crollo delle assunzioni nei comuni, al taglio dei servizi, dalla precarietà dei contratti degli operatori fino alla gestione dei servizi da parte delle associazioni di volontariato.
La massiccia riduzione delle risorse economiche destinate agli interventi sociali, il quadro normativo in riferimento al pubblico impiego, le novità introdotte in materia di personale dalla legge di stabilità sono state le cause che hanno portato il welfare italiano ad essere sempre meno pubblico. Il ridimensionamento degli organici comunali, il processo di riduzione del personale in servizio, in tutte le regioni italiane, ha corrisposto, infatti, a un significativo aumento degli affidamenti al terzo settore e un forte coinvolgimento delle associazioni di volontariato nella gestione dei servizi sociali essenziali.
Nel 2011 sono state assunte a livello nazionale 3008 persone contro le 8525 del 2010 (un calo del 65% in un anno), in Sardegna il personale in servizio è passato da 13.674 del 2008 a 13.161 del 2011. Il quadro è quello di una riduzione dell’impegno pubblico per i servizi alla persona con il rapporto tra operatori e numero di utenti destinato ad aumentare, soprattutto riguardo ai servizi all’infanzia e all’assistenza domiciliare per gli anziani, con i professionisti che vivono sempre più nella precarietà.
Data la mancanza di risorse e i vincoli posti dalle norme che disciplinano l’assunzione di personale a tempo indeterminato, i Comuni hanno intrapreso la strada del reclutamento di dipendenti con contratti a termine o “flessibili” basilari per la programmazione e il coordinamento dei servizi sociali territoriali.
Altra tendenza degli ultimi anni è stata quella dell’affidamento all’esterno dei servizi, trasferendo ai soggetti del terzo settore e alle associazioni di volontariato la gestione dei servizi alla persona. Principalmente al Sud (32.4%), al Centro Italia (30,4%) e nelle Isole (27,3%), le associazioni di volontariato risultano affidatarie dei servizi.
Al Nord, invece, il ricorso dei Comuni è principalmente alle cooperative sociali per il 72,5% nel Nord-Ovest e per il 71,8% nel Nord-Est.
Risulta, oggi, difficile per i Comuni soddisfare una sempre più crescente domanda sociale, caratterizzata da variegate richieste di natura economica legate alla condizione di povertà in aumento, bisogni socio-sanitari dovuti alla diffusione della non autosufficienza degli anziani e delle persone con disabilità, bisogni di compagnia, socialità e benessere.
Lo scenario economico e sociale attuale è quindi caratterizzato dalla sempre più viva attività socio-assistenziale del terzo settore e volontariato, con il rischio di sostituirsi all’intervento pubblico e diventare agenti di privatizzazione del welfare seppellendo così quell’idea di sussidiarietà, tanto richiamata nelle norme.
È necessario, invece, che la realtà del volontariato continui a mantenere un ruolo complementare e non sostitutivo rispetto all’attore pubblico. La priorità è quella di garantire servizi alla persona di qualità che vedano il coinvolgimento nella programmazione, in applicazione della Legge 328/2000, dei servizi pubblici, del privato sociale e del volontariato, ognuno con le proprie competenze.
C’è bisogno di una nuova regolamentazione che definisca forme di accreditamento per i soggetti che operano in questo ambito, del tutto trasparenti affinché enti locali e soggetti del terzo settore possano collaborare nella gestione dei servizi sociali e vigili sugli ambiti di competenza del  volontariato, del terzo settore e cooperazione sociale, dove troppo spesso si eludono leggi e contratti di lavoro.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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