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Come cambiano le forme familiari

L’ISTAT nelle scorse settimane ha diffuso una pubblicazione contenente delle elaborazioni su risultati di precedenti indagini sulla famiglia e le sue trasformazioni.
È una pubblicazione, a dire il vero, molto meno ampia di quella predisposta per la Conferenza nazionale sulla famiglia del novembre 2010, e per certi versi meno interessante. Comunque sia una sua lettura può essere utile per cogliere le più recenti trasformazioni di questa istituzione sociale.
Dalla pubblicazione emerge che le coppie coniugate con figli rappresentano ormai solo il 36,4% delle famiglie (erano il 46,2% nel 1998). Accanto alla famiglia nucleare classica si sviluppano, insomma, altre forme familiari. Dal 1998 ad oggi sono aumentate le persone sole, le coppie senza figli e le famiglie monogenitoriali, mentre sono diminuite le coppie con figli e le famiglie “estese”. Cresce il peso delle nuove forme familiari: single non vedovi, monogenitori non vedovi, famiglie ricostituite coniugate e unioni libere nel complesso passano dal 16,9% del 1998 al 28,0% del 2009. La crescita di separazioni e divorzi è in gran parte alla base dell’incremento di questo tipo di famiglie.
In termini di politica sociale è chiaramente necessario valutare quali funzioni sociali riescono a svolgere le nuove forme familiari e su questa base costruire programmi operativi adeguati. Alcune di esse hanno sicuramente minori risorse integrative e di supporto reciproco, e i loro componenti devono elaborare e attivare strategie familiari più complesse e articolate, che coinvolgono in modo più profondo la rete parentale o amicale per affrontare eventi patologici e realizzare un inserimento attivo nel proprio ambiente di vita.
Sono 897mila le coppie non coniugate nel dicembre 2009 (erano 533mila nel 2003 e 343mila nel 1998). Si tratta del 5,9% delle coppie, quota che raggiunge l’8,7% nel Nord-Est. Il fenomeno è più diffuso a Bolzano (8,5%), in Valle d’Aosta (7,2%) e Trentino Alto Adige (6,6%) e abbastanza raro in Basilicata e Calabria (meno dell’1%). Il fenomeno è fortemente caratterizzato dall’esperienza di una separazione o divorzio (41,8%) da parte di uno dei partner. Rispetto al passato, emerge più decisamente la componente dei celibi/nubili ora diventata maggioritaria (53,9%), mentre nel 2003 era pari al 45,3% e nel 1998 al 47,9%. In particolare, all’inizio degli anni Ottanta, la convivenza era una pratica in voga soprattutto per persone che erano condizionate da passate esperienze matrimoniali o da vedove che non volevano perdere la pensione di reversibilità, mentre con il passare del tempo questa forma di vita familiare ha riguardato dunque sempre più coppie giovani.
Analizzando la composizione per età della donna, emerge come nel 39,8% dei casi la donna riporti un’età fino a 34 anni, mentre nel 49,9% ha tra 35 e 54 anni. Nel complesso, le coppie non coniugate sono formate da persone più giovani di età e con un titolo di studio più alto di quelle coniugate. Rispetto alle coniugate, per le non coniugate si rileva un’incidenza maggiore di coppie in cui ambedue i partner lavorano (il 58%), fenomeno che si conferma anche a parità di età.
Nel 2009 sono 2 milioni 890 mila le persone che vivono con regolarità in un luogo diverso dalla loro dimora abituale per alcuni giorni dell'anno per motivi vari (lavoro, studio, stare con i familiari o altri motivi). Rappresentano il 4,8% della popolazione: il fenomeno è più sviluppato tra i maschi (5,2%), tra i giovani di 20-29 anni (12,9%) e nelle isole (6,3%). La durata media del soggiorno altrove è di 155,5 giorni all'anno. I motivi di tale scelta vedono al primo posto il lavoro (30%). Seguono gli spostamenti per studio (20,3%), per stare con il coniuge/partner (12,2%) e per stare con i genitori (10,9%).

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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