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L'impoverimento delle famiglie nell'Annuario ISTAT

Nelle scorse settimane l'ISTAT ha presentato il Rapporto Annuale sulla situazione del Paese. Il Rapporto rileva che due ammortizzatori sociali hanno fatto sì che la deprivazione delle famiglie non aumentasse: la cassa integrazione, che ha protetto gli adulti capifamiglia (che continuano a essere la maggioranza dei cassaintegrati), e la famiglia stessa, che ha protetto i figli che hanno perso il lavoro.
Il Rapporto documenta le più recenti dinamiche in campo economico, le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane. La parte finale affronta aspetti cruciali legati alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, nella prospettiva della Strategia Europa 2020.
Il Rapporto di quest'anno mostra - ha rilevato il Presidente dell'ISTAT - che l'Italia ha pagato, a causa della recessione, un prezzo elevato in termini di produzione e di occupazione, ma ne ha anche limitato l'impatto sociale ed ha evitato crisi sistemiche analoghe a quelle di altri paesi.
La leggera ripresa del reddito disponibile delle famiglie osservata nel 2010 (+1,0 per cento) non è riuscita a compensare né la riduzione del 2009 (-3,1 per cento), né la contemporanea variazione dei prezzi, determinando una contrazione del potere d'acquisto delle famiglie di un ulteriore 0,5 per cento. La leggera ripresa dei consumi si associa, pertanto, a una diminuzione della propensione al risparmio, che si attesta, per le sole famiglie consumatrici, al 9,1 per cento, il valore più basso dal 1990. Per salvaguardare i livelli di spesa, le famiglie italiane hanno dato luogo a una progressiva erosione del tasso di risparmio, sceso al livello più basso tra tutte le altre grandi economie dell'area dell'euro.
Il Rapporto rileva che la rete di aiuto informale mostra segnali di sofferenza di natura strutturale: negli ultimi venticinque anni, a fronte di un aumento della quota di popolazione che presta aiuto ad altre famiglie (dal 20,8 per cento del 1983 al 26,8 del 2009), si assiste a una diminuzione delle famiglie aiutate (dal 23,3 al 16,9 per cento), in particolare di quelle composte da anziani (dal 28,9 al 16,7 per cento). In tale periodo è aumentata l'età media di chi presta aiuto (ora pari a 50 anni), mentre si è ridotto il numero medio di ore che viene dedicato a questa attività, anche se il sostegno offerto diventa più articolato, con un crescente numero di tipi di aiuto fornito da ciascun care giver.
Nel 2010 è aumentato il numero delle persone tra 15 e 29 anni fuori dal circuito formativo e lavorativo (NEET). Si tratta di 2,1 milioni di unità, 134 mila in più dell'anno precedente, pari al 22,1 per cento della popolazione di questa età, una quota nettamente superiore a quella tipica degli altri paesi europei. La maggioranza dei NEET rilevati nel 2010 è stata tale anche in almeno due dei tre anni precedenti il momento dell'intervista, dato questo che segnala una preoccupante persistenza in questa condizione di esclusione.
L'incremento della disoccupazione ha riguardato tutte le classi d'età e le aree territoriali. La disoccupazione di breve durata osservata nel biennio 2008-2009 si è trasformata, nel 2010, in disoccupazione di lunga durata.
Per i giovani si è ridotta la probabilità di passare da un lavoro atipico ad uno standard: ogni 100 giovani con contratto atipico nel primo trimestre 2009, solo 16 sono occupati stabilmente dopo un anno (10 in meno dell'anno precedente), mentre è cresciuta l'incidenza di quelli rimasti occupati a tempo determinato o con un rapporto di collaborazione (da 51 nel 2008-2009 a 60 nel 2009-2010). Di conseguenza, la quota di giovani occupati con contratti a tempo determinato o collaborazioni è del 30,8 per cento: si tratta di più di un milione di unità.
Il Rapporto presenta le condizioni economiche e sociali dell'Italia in relazione agli obiettivi della Strategia Europa 2020 che sostituisce quella di Lisbona nel delineare le grandi direttrici politiche per stimolare lo sviluppo sostenibile e l'occupazione nell'Unione Europea.
La Strategia Europa 2020 promuove l'inclusione sociale, puntando a far uscire almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà e di esclusione. Gli indicatori individuati per raggiungere tale obiettivo sono tre:

  • la quota di persone a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali (di seguito semplicemente denominate "a rischio di povertà");
  • la quota di persone in situazione di grave deprivazione materiale;
  • la quota di persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa.

Dalla loro sintesi deriva un quarto indicatore, strumento di monitoraggio dell'obiettivo, dato dalla quota di persone a rischio di povertà o esclusione, che cioè sperimentano almeno una delle situazioni individuate dai tre indicatori precedenti.
Per quanto riguarda il primo indicatore, le persone a rischio di povertà sono quelle che vivono in famiglie con un reddito equivalente inferiore al 60 per cento del reddito equivalente mediano disponibile (dopo i trasferimenti sociali).
Il secondo indicatore - la percentuale di individui in situazione di grave deprivazione materiale - misura la diffusione di alcune difficoltà del vivere quotidiano, attraverso la capacità della famiglia di accedere a determinati beni e servizi. L'indicatore individua la quota di famiglie che dichiarano almeno quattro deprivazioni su nove tra: 1) non riuscire a sostenere spese impreviste; 2) avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo); non potersi permettere 3) una settimana di ferie lontano da casa in un anno, 4) un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, 5) di riscaldare adeguatamente l'abitazione; non potersi permettere l'acquisto di 6) una lavatrice, 7) un televisione a colori, 8) un telefono o 9) un'automobile.
Infine, il terzo indicatore - persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa - tiene conto della percentuale di persone con meno di 60 anni che vive in famiglie dove gli adulti, nell'anno precedente, hanno lavorato per meno del 20 per cento del loro potenziale.
La quota di persone a rischio di povertà o esclusione, che cioè sperimentano almeno una delle situazioni individuate dai tre indicatori precedenti, sono in Italia, quasi un quinto della popolazione residente (il 18,4 per cento). Il valore osservato è più elevato della media europea, sia essa calcolata sui paesi dell'area euro (15,9 per cento), sia essa calcolata sull'Unione dei 27 (16,3 per cento).

 

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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