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Per un nuovo sviluppo dei servizi per l'infanzia
Remo Siza

La Sardegna procede con molto difficoltà nella promozione dei servizi per l'infanzia. In questi ultimi anni è aumentato il numero di comuni che hanno attivato servizi per l'infanzia e il numero di bambini che hanno usufruito di tali servizi, ma siamo ancora ben lontani dagli obiettivi minimi necessari per ottenere gli ulteriori finanziamenti previsti dal Quadro Strategico Nazionale 2007-2013. Per ottenere un budget supplementare è necessario conseguire alcuni obiettivi di crescita: l'incremento della percentuale di comuni dove è presente il servizio, l'aumento del numero di bambini da zero a tre anni che se ne avvalgono.
Nel 2004 i comuni sardi che avevano attivato servizi come nidi, micronidi o servizi integrativi e innovativi erano appena il 14,9% del totale dei comuni sardi, sono diventati il 20,4% nel 2008 (la media nazionale è del 40,9%). Nel 2009 si sarebbe dovuto verificare un incremento altrettanto ampio. L'obiettivo prefissato da raggiungere entro il 2009 per ottenere le risorse premiali era, infatti, pari al 25%. L'ISTAT non ha ancora completato l'indagine, pertanto, non abbiamo dati certi, ma le possibilità di raggiungere l'obiettivo prefissato sembrano molto ridotte, se non in termini molto parziali.
La percentuale di bambini fra zero e due anni iscritti agli asili nido sul totale della popolazione della stessa età era del 10% nel 2004, è ancora del 10% nel 2008 (contro una media nazionale del 12,7%). L'obiettivo intermedio per l'anno 2009 è dell'11% e del 12% nel 2013.
Le risorse premiali previste nel Quadro Strategico Nazionale sono consistenti (poco più di 45 milioni) e potrebbero consolidare concretamente la rete dei servizi per l'infanzia.
I tempi ci sono per migliorare la diffusione dei servizi per l'infanzia e per raggiungere le premialità del 2013, ma le politiche da porre in essere da parte della Regione Sardegna devono essere particolarmente consistenti.
I dati del monitoraggio intermedio non sono, però, rassicuranti. Nel marzo scorso, il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha presentato il rapporto di Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.
Il Piano era stato avviato dalla legge finanziaria 2007 con l'obiettivo di incrementare i posti disponibili nei servizi per i bambini da zero a tre anni e con un finanziamento statale nel triennio 2007-2009 pari a 446 milioni di euro, a cui si sono aggiunti circa 281 milioni di cofinanziamento locale, per un totale di 727 milioni di euro.
Il rapporto di Monitoraggio rileva il chiaro aumento di ricettività in quasi tutte le regioni. Persiste la forte differenza territoriale tra le regioni del centro nord e quelle del Mezzogiorno. Le regioni del centro nord, infatti, hanno tassi di accoglienza dei servizi educativi ovunque superiori ai 15 posti per 100 bambini, con la sola eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano. Le regioni con i più elevati tassi di accoglienza si confermano l'Emilia Romagna, unica regione a superare la quota di 30 posti per 100 bambini (30,9), l'Umbria (29,7), la Toscana (28,1) e la Valle d'Aosta (25,9).
La maggioranza delle regioni ha fornito i dati richiesti dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, altre regioni hanno fornito solo parzialmente i dati richiesti. La Sardegna e la Campania non hanno fornito alcun dato. E questo non sembra esprimere un'attenzione adeguata verso i servizi per l'infanzia e rende chiaramente difficile verificare la consistenza degli eventuali incrementi nell'offerta e nell'accesso dei servizi.
La Regione Sardegna, a partire dalla legge regionale 23/2005, ha modificato profondamente l'offerta dei servizi per la prima infanzia. Il regolamento di attuazione della stessa legge ha introdotto nuove tipologie (quali il micronido aziendale e i servizi in contesto domiciliare quali "Mamma accogliente" ed "Educatore familiare"), ha razionalizzato la presenza degli operatori, ha incentivato con risorse finanziarie proprie la diffusione delle sezioni primavera, dei nidi aziendali, ha promosso misure quali "Ore preziose" per consentire a tutte le famiglie un accesso economicamente più agevole ai servizi. Gli obiettivi delle varie misure assunte sono stati quelli di ridurre i costi di gestione e il conseguente aggravio sul bilancio delle famiglie, introdurre tipologie di servizi più flessibili adatte alle ridotte esigenze dei piccoli centri, favorirne la diffusione, migliorare la qualità complessiva dei servizi per l'infanzia.
Il Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia è stato un'importante occasione per rafforzare queste misure. Il Dipartimento per le Politiche della Famiglia ha attribuito alla Regione Sardegna per gli anni 2007, 2008, 2009 la somma complessiva di 10.147.949 euro, ai quali si è aggiunto un cofinanziamento regionale pari a 4.912.495 euro.
La Regione Sardegna è stata, nel 2007, la prima regione italiana ad accedere a questi finanziamenti e a programmarne l'utilizzo.
Se questa attenzione e questo slancio andrà completamento perduto, è probabile che la Regione Sardegna perda rilevanti risorse, stiamo parlando di circa 45 milioni di euro, e tornino, anche in questo ambito di intervento, tempi difficili per i servizi per la prima infanzia e per le esigenze delle famiglie sarde.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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