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Alcune note sull'integrazione scolastica delle persone con disabilità
Pier Paolo Pani

In Italia il diritto all'integrazione scolastica delle persone con disabilità è sancito dalla legge. La legge n. 104 del 5 febbraio 1992, "Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", prevede infatti che tutti gli alunni in situazione di handicap (anche grave) hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado (scuola materna, elementare, media e superiore). Ma a che punto siamo con il perseguimento e la tutela di questo diritto?
Il 19 gennaio c.a. L'ISTAT ha pubblicato l'Indagine sugli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie. Dall'indagine, condotta in 20.426 scuole nel 2009 e in 23.426 scuole nel 2010, emerge come negli ultimi vent'anni si sia verificato un progressivo incremento della presenza di alunni con disabilità. Per la scuola primaria si è passati dal 17% sul totale degli iscritti per l'anno scolastico 1989/90 al 2,6% per l'anno scolastico 2009/10. Per la scuola secondaria si è passati dall'1,9% per l'anno scolastico 1989/90 al 3,3% per l'anno scolastico 2009/10. Nell'anno scolastico 2009/10 gli alunni con disabilità sono stati poco più di 130.000; di questi, circa 73.000 sono studenti della scuola primaria e circa 59.000 della scuola secondaria di I grado. In entrambi gli ordini scolastici le alunne con disabilità rappresentano circa un terzo della popolazione.
Nella scuola primaria la popolazione scolastica con disabilità risulta avere un'età media intorno ai 9,7 anni, con il 33% degli alunni di età superiore ai 10 anni. Nella scuola secondaria l'elevato grado di ripetenza e la insufficienza di servizi e progetti territoriali di inclusione sociale fa si che il 20% degli alunni abbia un'età superiore ai 15 anni.
Gli altri indicatori utilizzati dall'indagine ISTAT si riferiscono alla tipologia dei problemi che determinano la disabilità, alla disponibilità delle certificazioni mediche, dei profili diagnostici e dei piani di intervento, alla disponibilità del servizio di trasporto scolastico, alla presenza di barriere architettoniche, alla disponibilità e utilizzo degli strumenti tecnologici per l'integrazione, alla presenza di figure professionali a sostegno dell'integrazione scolastica.
Sintetizzando i risultati di maggior rilievo si può osservare che:
- un alunno disabile su quattro ha problemi di autonomia (spostarsi all'interno della scuola, mangiare e andare in bagno in modo autonomo);
- anche nelle regioni più "virtuose" il 30% delle scuole non ha ancora terminato l'abbattimento delle barriere architettoniche;
- per quando riguarda l'apprendimento, alla figura del docente curriculare e del docente di sostegno, si affiancano, per lo sviluppo della comunicazione, delle relazioni e della socializzazione, altre figure professionali, tra le quali l'assistente educativo culturale (AEC) o assistente ad personam, il facilitatore della comunicazione, il comunicatore per sordi e il collaboratore scolastico.
Complessivamente, dalla lettura dei risultati emerge un progressivo e lento miglioramento del livello di integrazione assicurato, condizionato, tuttavia, da un gradiente territoriale che vede le regioni del nord decisamente avanti in termini di perseguimento di questo diritto. D'altra parte, bisogna riconoscere che l'Italia è uno dei paesi europei dove l'integrazione scolastica delle persone con disabilità è maggiore.
Nondimeno, il perseguimento della qualità dell'integrazione richiede uno sforzo ulteriore, per il superamento di barriere culturali, politiche, sociali, oltre che strutturali ed organizzative. È richiesto, in particolare, un consistente e continuativo lavoro interistituzionale che assicuri la partecipazione, il coordinamento e l'integrazione delle competenze e delle risorse dei soggetti coinvolti: tra questi la scuola, gli enti locali, le ASL, le famiglie. È su queste basi che la legge 104/92 individua la necessità di formalizzare, attraverso accordi di programma, le interazioni e il coordinamento dei servizi scolastici, socioassistenziali e sanitari, necessari per una buona qualità dell'integrazione scolastica e sociale degli alunni con disabilità. Un esempio da proporre, a questo riguardo, è rappresentato dall'Accordo di programma-quadro tra Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna - Ufficio V Ambito Territoriale di Cagliari, Provincia di Cagliari, Provincia di Carbonia-Iglesias, Provincia del Medio Campidano, Anci, Asl di Cagliari, Asl di Carbonia, Asl di Sanluri, per garantire il coordinamento dei servizi al fine di migliorare la qualità dell'integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Suddetto accordo, sottoscritto il 27.05.2010, stabilisce le modalità del processo valutativo per la verifica delle necessità e per la redazione e verifica del progetto di integrazione, i compiti delle diverse istituzioni sia negli ambiti di intervento assistenziale, educativo, sanitario che riguardano il singolo caso, sia in ambiti di interesse generale quali quello della formazione e dell'aggiornamento.
Il perseguimento della qualità richiede, inoltre, un allargamento della prospettiva con la quale si guarda di solito al problema. Come evidenziato in un recente convegno sull'argomento "L'integrazione nelle scuole superiori della Provincia di Cagliari tra tradizione e innovazione, una riflessione a più voci", curato dalla Provincia di Cagliari in collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale del Ministero dell'Istruzione (che ha visto la partecipazione di esperti quali Dario Ianes e Tillo Nocera), dal punto di vista formale il problema dell'integrazione riguarda il 3% degli alunni, sostanzialmente coloro che hanno riconosciuta la condizione di handicap ai sensi della Legge 104/92. Tuttavia, la fascia di persone per le quali l'inclusione scolastica è problematica è molto più ampia. Essa riguarda persone con difficoltà di apprendimento, problematiche sociali che interessano il 20% circa degli alunni e che non sono incluse tra i criteri utili per la diagnosi di handicap ai sensi della legge 104/92. Allargando ulteriormente la prospettiva, si arriva a parlare di full inclusion, quando si affronta il tema dell'integrazione non più in termini di categorie di livello, ma di diversità. Si impone a questo punto il problema delle differenze razziali, delle minoranze linguistiche, delle differenze di genere e delle particolarità delle singole persone. Da questo punto di vista, il problema dell'inclusione riguarda il 100% degli alunni e la sua facilitazione non riguarda più "gli specialisti", ma gli insegnanti, gli alunni, le famiglie e le istituzioni tutte che sono coinvolte in un processo di personalizzazione. Ecco, la personalizzazione dell'approccio al problema dell'inclusione riguarda tutti ed è rivolta a tutti gli alunni.

Cooperativa Sociale Comunità La Collina Onlus Loc. S'Otta 09040 Serdiana (Cagliari)

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