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Chi misura i LEA in Sardegna?
di Giuseppe Sechi 19/11/2013
 

 

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono quelle prestazioni sanitarie, quei servizi sanitari o sociosanitari che devono essere garantiti in modo uniforme in tutte le regioni. Sono le prestazioni che il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) deve garantire a tutti i cittadini gratuitamente o a fronte del pagamento di una quota di compartecipazione (ticket). Rappresentano, quindi, l’espressione tangibile del diritto alla salute dei cittadini voluto dalla nostra Costituzione.
I principi di equità, globalità e universalità che hanno permeato la legislazione sanitaria italiana negli anni Novanta (D.Lgs. 502/92, D.Lgs. 229/99, Piano Sanitario Nazionale 1998-2000), si sono dovuti confrontare e misurare prima con l’evoluzione in senso federalista del SSN attuata nel decennio successivo (D.Lgs 56/2000, L. Costituzionale 3/2001, D.Lgs. 68/2011), e quindi con il processo di de-finanziamento del SSN al quale stiamo assistendo negli ultimi tre anni, come conseguenza della crisi economica (L. 122/2010, L. 111/11 e L. 135/12 di Spending Review).
Per controllare possibili fenomeni di disequilibrio nell’accesso alle prestazioni sanitarie da parte di cittadini residenti in regioni differenti, o livelli difformi di qualità dei servizi erogati, fin dal 2005 e con un’apposita Intesa tra lo Stato e le Regioni (23 marzo 2005), veniva affidato ad un Comitato permanente istituito presso il Ministero della Salute, il compito di verificare l’erogazione dei LEA in tutte le regioni e in condizioni di appropriatezza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse. Gli esiti di questo monitoraggio sono periodicamente riportati al Tavolo di verifica degli adempimenti per il controllo dei disavanzi economici delle Regioni, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).
Nel corso degli ultimi cinque anni, l’esigenza di rafforzare le procedure di controllo degli squilibri economici dei Sistemi Sanitari Regionali (SSR), il coinvolgimento di un numero progressivamente maggiore di regioni in complessi Piani di Rientro dal disavanzo, hanno inevitabilmente sfumato la funzione originale delle attività di verifica dei LEA e, inevitabilmente, spostato l’attenzione dai principi guida di salvaguardia e equità dell’assistenza sanitaria alle logiche di sostenibilità ed efficienza dei sistemi sanitari regionali.
Un esempio eclatante di questo cambio di paradigma, è fornito dal fatto che gli esiti del monitoraggio dei LEA oggi rappresentano, sostanzialmente, la certificazione di uno dei 45 adempimenti utilizzati dal MEF per verificare gli equilibri (o squilibri) economici delle regioni; dal risultato della verifica di questi adempimenti dipende la possibilità per le stesse regioni di accedere alla quota premiale del 3% delle somme dovute dal Fondo Sanitario Nazionale, a titolo di finanziamento del fabbisogno sanitario.
Come corollario di questo processo di revisione del principio di garanzia dei LEA, accade che la Sardegna, insieme alle altre regioni a statuto speciale (eccetto la Sicilia), non sia più presa in considerazione nei processi di monitoraggio dei LEA. Come è noto, la nostra regione è uscita dal Fondo Sanitario Nazionale nel 2007 ed è tenuta a dare copertura alla spesa sanitaria con risorse proprie, coerentemente con le nuove competenze assunte in tema di autonomia finanziaria e federalismo fiscale. Come conseguenza l’interesse del MEF sulla dimensione e sulle ragioni del disavanzo regionale (oggi stimato intorno al 12% rispetto ai fabbisogni standard) è andato progressivamente ad annullarsi e, contestualmente, si è potuta registrare l’interruzione della diffusione dei dati di monitoraggio dei LEA. La Sardegna è, infatti, assente nel Report Mantenimento dell’erogazione dei LEA attraverso gli indicatori della griglia LEA, pubblicato dal Ministero della Salute nel marzo 2012 e nel più recente documento Verifica adempimenti LEA Anno 2011.
La griglia LEA è costituita da 21 indicatori distribuiti nei tre Livelli Assistenziali (LA): (9 per il LA di assistenza distrettuale e 6 rispettivamente per i LA di assistenza collettiva e ospedaliera); la sua funzione è quella di permettere:
  • l’utilizzo di un metodo comune di valorizzazione e di pesatura degli indicatori, che permette di esprimere giudizi globali e di condurre confronti tra le regioni e con la media nazionale;
  • la lettura integrata delle informazioni rilevate, che facilita l’individuazione delle criticità di sistema da parte delle istituzioni e degli organi di governo.
 
Dal 2010, in Sardegna non conosciamo i risultati degli indicatori della griglia di valutazione dei LEA, puntualmente monitorati in altre 16 regioni, né possiamo confrontare i livelli di performance e di efficacia dei servizi sanitari della regione con i valori di riferimento nazionali. Non siamo in grado di dare risposte standardizzate, per esempio, a domande quali: qual è la copertura vaccinale per vaccinazioni anti-influenzali nell’anziano? Quante donne hanno fatto il test di screening per la prevenzione dei tumori della mammella e del collo dell’utero? Qual è la percentuale di anziani trattati in cure domiciliari integrate? Quanti utenti sono presi in carico dai centri di salute mentale? Quante prestazioni di Risonanza Magnetica Nucleare si effettuano ogni 100 abitanti?
L'attenzione sulla valutazione dell’appropriata erogazione dei LEA è andata indebolendosi negli ultimi anni; anche perché in Regione non è stato impiantato alcun sistema autonomo e strutturato di monitoraggio e verifica della qualità dei servizi sociosanitari. Ciò non vuol dire che non disponiamo di alcuna informazione: i risultati dei programmi nazionali (per esempio il Programma Nazionale Screening, il monitoraggio AIFA/AgeNaS della spesa farmaceutica) ci consentono di comprendere alcuni livelli di criticità. Questi risultati, spesso estremamente negativi, dovrebbero rafforzare l’esigenza di condurre un programma strutturato di monitoraggio regionale dei LEA, che sia in grado anche di esplorare aree non raggiunte dalla griglia nazionale, oppure di osservarle in modo più analitico: per esempio, le dimensioni dell’offerta e le modalità di utilizzo dei servizi di residenzialità territoriale, la tipologia di utenti, i livelli di intensità assistenziale e il valore di costo dei servizi sociosanitari e delle cure domiciliari integrate, l’appropriatezza nell’erogazione delle prestazioni specialistiche.

In prospettiva della compiuta applicazione delle disposizioni sui costi standard dettati dal D. Lgs. 68/2011, è possibile ipotizzare uno scenario caratterizzato dal progressivo divario tra gruppi di regioni: quelle a statuto ordinario (con o senza piano di rientro) e quelle speciali. Queste ultime, infatti, hanno ottenuto di essere escluse dall’applicazione dei costi standard; una scelta comprensibile per quelle regioni e province autonome che presentano SSR fortemente finanziati (alti valori di spesa sanitaria pro capite) e buoni livelli di performance dei servizi. Al contrario, nelle regioni meno avvantaggiate e con minore disponibilità di risorse, il mancato riferimento agli standard economici e di qualità nel governo dei livelli di assistenza, può condurre ad una pericolosa involuzione del SSR.