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Sigaretta elettronica: rischi, benefici e razionale
di Gian Luigi Gessa 5/09/2013
 

 

Da adolescente frequentavo il cinema Eden di Cagliari, dove si proiettavano seconde visioni di film western. Fumavano tutti: gli Indiani, i Nostri, ma soprattutto gli spettatori. Il fumo passivo nella sala aveva la densità del fumo di un sigaro toscano. Tuttavia, nell’iniziazione di un adolescente, più della nicotina del fumo passivo della sala poteva quello di “Smoke gets in your eyes” o quello “visivo” del Marlboro Man.
A quel cowboy, abbronzato da sembrare un messicano, la Winston preferì un purosangue bianco, WASP, bello, irresistibilmente maschio, che provocatoriamente domandava: “How come I enjoy smoking and you don’t?”.
Ancora più seducenti erano le sigarette degli attori famosi, soprattutto la sigaretta di Humphrey Bogart. Nel film “Il mistero del falco” la arrotola con la destrezza di un consumatore di cannabis. Ne “L’ultima minaccia” ne espira il fumo assieme alla celebre battuta “È la stampa, bellezza!”. Due sigarette ancora accese sul portacenere di cristallo con cui inizia “Il grande sonno” suggeriscono, più di un’esplicita scena erotica, ciò che è stato tra Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Ma è in “Casablanca” che la sigaretta di Bogart diventa sublime. Si era nel 1942, durante la guerra, quando fumare non era solo un piacere ma una necessità: per lenire l’ansia, la paura, la fame, il freddo, il caldo. Non ci sono atei in trincea, neppure non fumatori. Sul Carso il soldato della Brigata Sassari nella notte fumava col fuoco in bocca, a fogu aintru.
Rick Blaine-Bogart è il cinico padrone del Rick’s Cafè di Casablanca, dove si raccoglievano rifugiati politici, nazisti, spie, prostitute, criminali e soldati di ventura. L’aria del locale era avvolta da una nebbia di fumo delle sigarette degli avventori: fumano tutti, tranne Ingrid Bergman. Rick tiene la sigaretta senza filtro (il filtro era riservato alle donne) con l’estremità del pollice e dell’indice e ne inala profondamente il fumo con una smorfia di sofferenza, perché il fumo è acre, cattivo, perciò piace.
Molti anni dopo “Casablanca” si sono scoperte cose orribili sul fumo. Humphrey Bogart è morto di tumore, e così pure il Marlboro Man. Di tumore al palato è morto il soldato della Brigata Sassari. Non si sa come sia morto l’uomo bianco della Winston, ma si è saputo che ogni anno negli Stati Uniti muore prematuramente quasi mezzo milione fumatori. Non è la nicotina che uccide, essa è il mandante, sono le quattromila sostanze tossiche, di cui almeno venti cancerogene, contenute nel fumo di tabacco.
Il fumo viene bandito progressivamente ovunque. I fumatori si lamentano di una propaganda fanatica, ipocrita, diretta contro ogni forma di piacere. La longevità non è una misura di vita, vivere non è sopravvivere. Ma la vita del fumatore è diventata difficile. Cresce il numero di chi vuole smettere.
“Smettere di fumare è facile” assicura il famoso libro di Allen Carr, che ha venduto più di otto milioni di copie in tutto il mondo. Lo sapeva anche Mark Twain: “Ci sono riuscito più di cento volte!”. Ma i lettori di “The easy way to stop smoking” non hanno impensierito la Philip Morris.
La ricerca scientifica ha chiarito perché miliardi di uomini ogni giorno inalano avidamente il fumo di sigaretta, pur sapendo che fa male, e perché la maggior parte di coloro che riescono a smettere ricade inesorabilmente nel “vizio” anche dopo anni di astinenza. È la nicotina che produce una delle dipendenze più difficili da interrompere. Lo studio dei suoi effetti sul cervello degli animali da esperimento, ai quali la nicotina piace quanto ai fumatori, tanto che se la iniettano endovena e ne diventano dipendenti, ha permesso di individuare farmaci che aiutano a smettere di fumare (più efficacemente della lettura del libro di Carr), ha chiarito il perché delle ricadute e ha svelato il mistero dello straordinario successo della sigaretta elettronica.
Semplificando, la nicotina inalata viene trasportata col sangue nel cervello dove stimola i neuroni dopaminergici del sistema mesolimbico, i quali rilasciano la dopamina nelle aree della gratificazione. La dopamina è ritenuta la responsabile degli effetti gratificanti della nicotina, mentre un suo deficit sembra essere la causa dei sintomi della crisi d’astinenza.
Si è chiarito inoltre perché gli effetti della nicotina erogata dalla sigaretta di tabacco differiscono da quelli dei sostituti nicotinici. Si è scoperto infatti che la presenza prolungata della nicotina sui suoi recettori causa la loro temporanea desensibilizzazione, il che comporta la riduzione o la soppressione dell’effetto gratificante. Il fumatore impara inconsciamente a distribuire le fumate nel corso della giornata, in modo da stimolare la massima percentuale di recettori che hanno riacquistato la sensibilità alla nicotina. La prima sigaretta del mattino è la più piacevole perchè durante l’intervallo notturno i recettori nicotinici hanno avuto il tempo di riacquistare la loro sensibilità. Al contrario, i sostituti nicotinici (cerotti, gomme, inalatori) rilasciano la droga in modo continuativo anche per ore, un modo efficace per mantenere i recettori in permanente desensibilizzazione, durante la quale la nicotina non produce piacere. Essi infatti mirano ad eliminare i sintomi dell’astinenza e a far dimenticare il piacere della sigaretta. Sfortunatamente il fumatore ha una memoria tenace per la nicotina, la cui assunzione cronica provoca delle modificazioni funzionali persistenti responsabili dei sintomi dell’astinenza. La nicotina diviene la medicina per cancellarli.
Purtroppo neppure i farmaci per curare la dipendenza (bupropione, vareniclina, sostituti della nicotina) hanno impensierito i mercanti del tabacco.
Così eravamo fino al 2003, quando un farmacista cinese, Hon Lik, inventa la prima sigaretta elettronica. La sigaretta elettronica, electronic cigarette, e-cig, è un inalatore che vaporizza una soluzione di nicotina in acqua o glicole propilenico. Fisicamente somiglia a un ibrido tra una normale sigaretta e una penna biro. Ma ne esistono di diverse forme. Il principio importante della sigaretta elettronica è l’evaporizzazione della nicotina comandata dall’aspirazione. Questa produce l’accensione di una resistenza elettrica che vaporizza la soluzione e rilascia la nicotina ed eventualmente gli aromi della sigaretta preferita.
La sigaretta elettronica ha avuto una diffusione impetuosa in tutto il mondo. In Italia sono nati come funghi migliaia di negozi che la vendono. Secondo la neonata Associazione Nazionale Fumo Elettronico (ANaFE), il 20% dei dieci milioni di fumatori usa o intende utilizzare la sigaretta elettronica. I venditori assicurano che questa offre tutte le sensazioni del fumo di tabacco, meno le quattromila sostanze tossiche in esso contenute. Inoltre, non produce fumo passivo, non provoca incendi e costa meno delle sigarette tradizionali. Vengono offerte “assaggiature” gratis, perché il cliente scelga la concentrazione di nicotina più efficace e l’aroma più gradito: tabacco per fumatori; fragola, mela, cioccolato, coca cola, etc. per futuri consumatori, di nicotina naturalmente. C’è perfino l’incenso, suppongo per religiosi.
Ciò che rende differente la nicotina dei sostituti nicotinici da quella della sigaretta elettronica è che in questa l’erogazione della nicotina si produce con le stesse modalità della sigaretta di tabacco. La magia risiede nelle tirate. È il cervello del soggetto dipendente che ne comanda la frequenza e la profondità. Inoltre, il fumatore distribuisce inconsciamente le fumate o le inalazioni durante la giornata, in modo da ottenere la massima soddisfazione. Oscar Wilde traeva dalla sua sigaretta “…the perfect type of a perfect pleasure. It is exquisite, and it leaves one unsatisfied. What more can one want?”.
La grande diffusione delle sigarette elettroniche pone delle grosse preoccupazioni alle autorità sanitarie e ai mercanti del tabacco. L’esame dell’aerosol delle sigarette elettroniche prodotte da una delle principali industrie ha rivelato la presenza di sostanze cancerogene, le nitrosamine del tabacco, e di differenti metalli in forma di nanoparticelle che accumulandosi nell’organismo possono produrre gravi danni.
Poiché le industrie che producono le sigarette elettroniche sono migliaia, i controlli di qualità sono difficili, ma necessari. L’OMS ha proposto che le sigarette elettroniche siano regolamentate come i prodotti farmaceutici, non come i prodotti del tabacco. Invece, la preoccupazione delle autorità sanitarie che la sigaretta elettronica produca una “nuova dipendenza” è irragionevole. Essa non toglie la dipendenza dalla nicotina, ma offre al fumatore dipendente la possibilità di assumerla senza il fumo. È la sconfessione del luogo comune che si passa dalle droghe “leggere” alle droghe “pesanti”. Infine, proibire la sigaretta elettronica progressivamente dovunque è la risposta più efficace per scoraggiare i possibili apostati a lasciare la vecchia, cara sigaretta e incoraggiare gli adolescenti a provare il frutto proibito.
I mercanti del tabacco in Italia lamentano che il mercato delle sigarette elettroniche sta mettendo in crisi l’onorata industria del tabacco, che è stata già colpita duramente dal contrabbando delle Marlboro cinesi, taroccate, quelle che fanno male! Avvertono che si perderanno più di ventimila posti di lavoro, senza contare l’indotto nel settore della sanità.
Ma le multinazionali sapranno difendersi. Prevedo che il monopolio delle e-cig cadrà nelle loro mani. Allora torneranno, come i morti che dormono nella collina di Spoon River, il Marlboro Man abbronzatissimo e l’uomo bianco della Winston, il quale, tenendo una specie di matita biro tra le labbra, dirà: “How come I enjoy e-cigs and you don’t?
 
Questo articolo è stato pubblicato nel numero 11/2013 della rivista trimestrale Medicina delle Dipendenze – MDD