Share |
 
 
Le diverse facce dell’invecchiamento attivo
di Francesco Cocco, Pino Frau, Raimondo Pibiri 5/09/2013
 

L’invecchiamento della popolazione europea è un fenomeno ormai consolidato e riconosciuto. Al di là dei numeri in assoluto e degli indicatori demografici ciò che preoccupa sono le dinamiche del fenomeno che si caratterizza per alcuni aspetti, non affrontati con generale consapevolezza al punto che si può parlare di una “questione anziani”.
L’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, celebrato nel 2012, ha messo in evidenza le diverse facce del fenomeno e alcuni aspetti interessanti.
Il primo riguarda il fatto che il fenomeno dell’invecchiamento generalizzato della popolazione europea assume sempre più gli aspetti di epidemia che andrebbe fronteggiata con gli strumenti straordinari con i quali si affronterebbe qualsiasi epidemia infettiva e non con strumenti ordinari.
Il secondo aspetto riguarda le previsioni su questa rivoluzione demografica in Europa e in Italia, che risulta il secondo paese più vecchio dopo la Germania. Tali previsioni annunciano un fenomeno che assumerà sempre più gli aspetti di uno tsunami generazionale considerato che la popolazione dei nonni (ultra 65enni) supera già adesso quella dei nipoti (meno di 20 anni) e stime accreditate mostrano come tra vent’anni il divario potrebbe allargarsi e poco prima del 2030, avremo anche il sorpasso numerico dei bisnonni (ultraottantenni) rispetto a quella  dei pronipoti (meno di dieci anni) (1).
In terzo luogo, il numero delle persone anziane cresce allo stesso ritmo con il quale esse cambiano le proprie caratteristiche personali e sociali e sviluppano nuove forme e stili di vita e di convivenza. Le opinioni, le convinzioni e gli obiettivi differiscono di gran lunga rispetto a quelli manifestati dalle persone che formavano lo stesso gruppo di popolazione anche solo nell’ultimo decennio. Secondo il Libro Bianco sull’Invecchiamento Attivo, redatto dal Governo Spagnolo, le dinamiche di questi cambiamenti, denotano una vitalità rispetto all’immobilismo dei decenni precedenti e soprattutto le novità evidenziate nel gruppo delle persone anziane esprimono in effetti le novità e i cambiamenti della nostra stessa società europea (2).
Infine, un aspetto preoccupante della “questione anziani” è rappresentato dal fatto che il fenomeno dell’invecchiamento si accompagna sempre più ad un aumento delle persone anziane che perdono la propria autonomia e invecchiano in condizioni di non autosufficienza. Da questo punto di vista è fondamentale rilevare che le evidenze demografiche dei paesi europei, nel riportare indici di vecchiaia sempre più elevati correlati ad un innalzamento degli indici di dipendenza strutturale, esprimono sostanzialmente un divario tra popolazione anziana non attiva o poco attiva e popolazione giovane attiva o potenzialmente attiva e quindi un grado di dipendenza economico sociale tra le generazioni.
Altri aspetti riassumono ulteriori facce dell’invecchiamento della popolazione e hanno a che fare soprattutto con il concetto dell’invecchiamento attivo: l’anziano attivo, l’anziano risorsa, la salute dell’anziano, l’immagine dell’anziano e la sua decodifica.

L’anziano, una persona normale attiva
Provando a sviluppare il concetto di anziano attivo non si può non condividere l’idea, prevalente soprattutto nell’Europa del Nord e convalidata dai fatti, che la persona anziana sia una persona piena di vita autonoma e capace di autodeterminarsi come una persona normale mantenendo e sviluppando la sua identità e soprattutto capace di adattarsi ai cambiamenti con una flessibilità inimagginabile negli anni passati. L’esercizio delle capacità di scelta e lo sviluppo di nuovi progetti fin dal pensionamento configurano di conseguenza scenari differenti rispetto al passato. La persona anziana che esige e richiede numerose opportunità intende perseguire i propri interessi e condurre una vita attiva intesa non solo nel senso di maggior attività fisica ma di partecipazione ad attività culturali, sociali, spirituali, economiche e civiche.
Tutto ciò sta trovando accoglienza nelle scelte strategiche delle politiche sull’invecchiamento che i governi europei vanno proponendo, basandole anche sul principio che gli anziani non solo vogliono e chiedono, ma possono assumersi responsabilità e dare ancora tanto nella propria vita come cittadini attivi mantenendo pertanto il diritto di essere parte del processo decisionale nella vita istituzionale della comunità locale (Active all life/Attivi tutta la vita).

La persona anziana una “risorsa” per l’economia e per la società europea
L’anziano può sviluppare la sua normalità nell’essere attivo se è considerato risorsa per la società. Ma il riconoscimento del ruolo degli anziani attivi nello sviluppo dei paesi europei, considerata la rete di persone con cui si relazionano nelle loro comunità di vita e la coesione e unità dei paesi che essi stessi stimolano e provocano, mal si posiziona con l’atteggiamento generale che ispira i comportamenti e le azioni conseguenti. Questi ultimi infatti, storicamente si sono rivolti a sviluppare percorsi di assistenza piuttosto che processi per sostenere e sviluppare l’autonomia di iniziativa e di autodeterminazione della persona anziana. Essere risorsa per l’anziano significa acquisirne consapevolezza dalla sua interiorità ma anche sentirsela riconosciuta e valorizzata da parte del mondo esterno: per la persona anziana si tratta di essere cosciente che è una risorsa per sé stesso e per il mondo che lo circonda, ma per la comunità si tratta di mettere in campo programmi strategici e azioni conseguenti per l’acquisita consapevolezza che l’anziano può essere ed é una risorsa per tutti.
L’anziano vuole essere una risorsa perché il capitale umano, sociale e intelletuale accumulato, le sue conoscenze e la sua esperienza rappresentano valore sociale che non può essere lasciato da parte. In questo senso le indicazioni europee sulla promozione dell’invecchiamento attivo affidano un ruolo importante ai percorsi della formazione e ai processi legati alla comunicazione in quanto l’anziano può essere risorsa diretta quando assume il ruolo di maestro che insegna e forma le classi più giovani ma indiretta come discente che ha ancora tanto da apprendere soprattutto sul versante delle nuove tecnologie comunicative. Si tratta di apporti per l’apprendimento generale e per la trasmissione delle conoscenze specifiche soprattutto quelle legate al passato e alle tradizioni, di ruoli di carattere e valore istituzionale, sociale e collettivo, funzioni di assistenza e cura, attività e servizi di mantenimento di equilibri urbani e rurali, presenza attiva in dinamiche di negoziazioni sociali, economiche, etc. L’anziano si ritiene ed è infine risorsa quando attorno alle sue attività di svago e di tempo lbero si organzzano attività imprenditoriali funzionali a soddisfare i relativi bisogni (silver economy).

La promozione della salute della persona anziana tra libertà, equità e autonomia
L’analisi della domanda di salute del sistema anziani, è giustamente condizionata dalla condivisione della definzione di salute, intesa dalla OMS come promozione e tutela dell’equilibrio fisico, psicologico, sociale e ambientale delle persone. Un miglioramento della salute così intesa non può prescindere dalla possibilità che le persone anziane, nel corso del loro proseguire nell’invecchiamento attivo, acquisiscano sempre più una personale “consapevolezza della salute” che si avvicina abbastanza al concetto di felicità. Tale acquisizione nella persona anziana diventa presupposto per la consapevolezza della propria dignità e libertà: si tratta di discernere bene nella comprensione, ma di riunificarli nella prassi, i concetti di salute soggettiva e salute oggettiva: una cosa è “come mi sento”, un’altra è “come sto” (Libro Blanco). In quest’ottica, non solo andrebbe ascoltata e decodificata la domanda di salute delle persone anziane, ma la salute stessa andrebbe promossa, protetta e mantenuta quando situazioni di vulnerabilità e fragilità la mettono in serio pericolo. Per l’anziano la salute é dunque questione soprattutto di equità oltre che di uguaglianza in quanto la peculiarità di ogni singola persona anziana fa sì che non tutti gli anziani siano uguali rispetto ai propri bisogni e alle proprie necessità. L’equità della salute rispetta le differenze e prevede interventi differenti per persone con bisogni e necessità differenti. Si tratta di dare risalto e attenzione, nei processi di decodifica della domanda e dei bisogni, alle vulnerabilità delle singole persone anziane, prenderne atto e valutarne le molte dimensioni per sviluppare conseguenti interventi personalizzati al fine di garantire eque opportunità di salute. Nella persona anziana, inoltre, la fragilità legata alla perdita dell’autonomia e alla conseguente dipendenza da altri incide in maniera proporzionale alla capacità di ricevere salute, perché tanto più un anziano è dipendente tanto più è legato alle sue condizioni di salute. Quanto più una persona invecchia tanto più il mantenimento di livelli accettabili di autonomia coincide con i livelli di salute della stessa. Il dispiegarsi di questa autonomia ha che vedere con la capacitià di autonomia critica che viene conseguita dalla persona anziana e/o concessa e stimolata, che le permetterà di non accettare passivamente ciò che le viene detto, consigliato o imposto in relazione alla sua vita. Ed è la chiave di volta perché l’anziano si senta libero come soggetto autonomo. Ciò richiama e mette in campo azioni di prevenzione della salute degli anziani (gerontologia preventiva) attraverso la messa in pratica di quegli elementi relativi allo stile di vita, al controllo dell’ambiente di vita, alla cura e assistenza che possono massimizzare gli effetti della longevità con la miglior qualià della vita possibile a livello tanto individuale come collettivo, ciò che viene auspicato con le iniziative per  ’invecchiamento attivo  ell’OMS.

I processi di decodifica della comunicazione sull’immagine dell’anziano
Da questo punto di vista i mezzi di comunicazione continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenere un’immagine di anziano non più attuale. Occorre tener presente, in primo luogo, che tali mezzi, in quanto maggiormente utilizzati dalla persone anziane “fragili” durante le giornate spesso trascorse in ozio e solitudine presso la propria abitazione, rappresentano uno strumento di autoconsapevolezza della propria immagine. In secondo luogo, gli interessi che ruotano attorno alla figura dell’anziano sono catturati e strategicamente interpretati in maniera distorta dal mercato che devono soddisfare e in questa girandola di interessi chi rischia di rimanere schiacciato è proprio l’anziano “fragile”. Per altri versi i social media e social net, al momento, poco utilizzati dalla terza età rispetto alle restanti generazioni, vanno assumendo interesse sempre più marcato e possono rappresentare una opportunità di uso anche tra le persone anziane sviluppando invecchiamento attivo e solidarietà tra generazioni visto che i giovani sono maestri nel loro uso e consumo. In tutti i casi i media, in qualsiasi forma essi si presentino nello scenario del mercato occorre che ripensino il modo con cui presentare l’immagine comunicativa della persona anziana, ormai obsoleta.

La decodifica dell’immagine produttiva dell’anziano
I processi di decodifica devono riguardare anche i processi di abbandono dei concetti di produttività riferiti alla persona anziana da parte del mondo imprenditoriale e del lavoro per fuggire dal dualismo: pensionamento uguale estromissione dal mondo produttivo. Può essere accettabile, infatti, che il pensionamento si coniughi ancora bene con il mondo del lavoro inteso, quest’ultimo, come ambiente nel quale si genera valore. Lo stile di vita e le attività che il mondo della terza età sta mettendo in campo in europa vanno ben al di là di ciò che il mondo imprenditoriale e il mercato oggi considera come produttivo e/o redditizio. In questo senso si tratta di lavoro, e quindi di produttività, quando la persona anziana partecipa attivamente ad azioni di utilità sociale in reti di solidarietà familiare (occuparsi di figli e nipoti) e sociale (volontariato e associazioni), in percorsi di formazione e informazione sulla conservazione di usi e costumi, arti e mestieri antichi, tradizioni popolari insegnando alle nuove generazioni ciò che si è acqusito nella propria vita. E questo anche senza che ciò significhi contropartita economica e retribuzione con salario, e senza considerarla in opposizione alla necessità di sviluppare occupazione giovanile, ma percorsi di solidaretà tra generazioni.

La decodifica dell’immagine sociale dell’anziano
Sul versante sociale e partecipativo il processo di decodifica afferisce precisamente alla sfera dell’immagine sociale con la quale viene presentata la persona anziana, oltre che dai mezzi di comunicazione anche dagli stessi soggetti sociali che operano nel mondo della cultura e dei servizi. Questo processo di decodifica non può che partire dalle considerazioni sulla contraddizione insita nelle culture di molti paesi europei, sopratutto dell’Europa del Sud, tra la velocità dei cambiamenti cui siamo sottoposti e la tenacia con la quale si mantengno pregiudizi e stigmi riguardo alla terza età. Assimiliamo per esempio la fase adulta e dell’invecchiamento come la fase della decadenza fisica e intellettuale mentre la persona anziana va assumendo un ruolo sociale sempre più identitario che si configura in un protagonismo istituzionale, imprenditoriale e sociale, e quindi di coinvolgimento attivo. Il processo di decodifica, in questo caso, è fondamentale per abbandonare la rappresentazione di uno stereotipo di anziano rigido e poco flessibile, ancorato al passato, incapace di adattarsi ai cambiamenti, passivo e poco utile nella produttività, per l’immagine dell’“anziano attivo”.

La decodifica assistenziale in area anziani
La vecchiaia non è una infermità, anche se la maggior preoccupazione e causa di sofferenza per la persona anziana è la salute e la paura di perdere l’autonomia e quindi l’indipendenza, ciò che mina fortemente l’autopercezione della propria salute. Quest’ultima soprattutto rappresenta l’elemento fondamentale nei processi di decodifica per la predizione dei bisogni assistenziali e l’organizzazione dei relativi servizi e campagne di promozione dedicate. I processi di decodifica delle domande e dei bisogni di assistenza e cura riteniamo debbano far leva su questi due concetti per provocare un cambiamento di alcuni paradigmi cognitivi e comportamentali generalizzati nell’approccio culturale e socio assistenziale riguardanti la personalità dell’anziano. Si tratta infatti di lavorare meno sul versante assistenziale e assistenzialistico e meglio sul versante del sostegno all’autonomia e all’indipendenza personale attraverso forme di istruzione, nuova formazione, ampliamento delle conoscenze su percorsi di vita nell’età anziana anche nel settore della riabilitazione mirati che convolgano anche i familiari aiutandoli ad organizzare la propria vita. Proponiamo un “protagonismo dell’autonomia e delle scelte” per la persona anziana per indurre cambiamenti programmatici e organizzativi sul versante dell’assistenza alle persone anziane verso modelli assistenziali ripensati come “modelli di presa in carico globale personalizzata” in una visione olistica della stessa e quindi modelli di “servizi alla persona” con le seguenti caratteristiche: innanzitutto centrati sui diritti consapevoli e sulle autonomie di scelta delle persone anziane e, a seguire, sui loro bisogni personalizzati e soprattutto forniti nei luoghi di vita tradizionali e dove esse intendono continuare a vivere: città e quartieri, casa e vicinato (3).

Fonti

(1) Gian Carlo Blangiardo. Programma Nazionale di lavoro per un invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una società solidale. Dipartimento per le politiche delle famiglia, Consiglio dei Ministri, 2011
(2) Libro Blanco del Enviejecimiento Activo – Gobierno de Espana- Ministerio Sanidad Politica Social e Igualdad-IMSERSO, 2011
(3) FPR: Cocco F, Frau P, Pibiri R. Abitare, assistere e promuovere salute: proposta interdisciplinare per l’invecchiamento attivo in Europa – Espanet Conference “Risposte alla crisi. Esperienze proposte e politiche di welfare in Italia e in Europa”. Roma, 20-22 Settembre 2012

Aree tematiche: Anziani