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L’Assemblea generale del volontariato è stata convocata
di Remo Siza 5/09/2013
 

 

Dopo molte incertezze è stata finalmente convocata dal Presidente della Regione Sardegna, per il giorno 26 ottobre, l’Assemblea generale del volontariato. Si tratta una convocazione attesa da molte associazioni in quanto l’ultima Assemblea si è svolta nel giugno del 2007 mentre la LR n. 39/93 prevede la sua convocazione ogni due anni.
In Sardegna le associazioni di volontariato iscritte al registro generale del volontariato, aggiornato al 2012, sono 1835, per un’incidenza molto elevata pari a oltre 11 organizzazioni ogni 10mila abitanti.
La situazione attuale è per molti aspetti positiva, ma allo stesso tempo sono evidenti le sue difficoltà, una minore visibilità sociale, una minore capacità di mobilitazione. Queste criticità penso possano essere l’esito a lungo termine di una “frattura non ricomposta” fra la pluralità di anime del volontariato. Il volontariato in Sardegna si è presentato, storicamente, con differenti identità e articolazioni:
  • il volontariato è diventato un movimento di notevole rilevanza sociale con le prime associazioni di auto aiuto (Associazione Thalassemici, Associazione Nefropatici ed Emodializzati, Associazione per la Riforma dell’Assistenza Psichiatrica);
  • un altro versante che ne ha segnato la crescita è costituito dal volontariato come rappresentanza regionale di grandi associazioni nazionali più o meno ampie e dinamiche, con varie componenti (dall’AVIS alle diverse associazioni Scout, dal Sindacato pensionati italiano all’Auser, ai gruppi di volontariato vincenziano, al CIF);
  • esperienze parrocchiali di beneficenza e di sostegno, solo in parte rappresentanza di associazioni nazionali;
  • associazioni ambientalistiche molto attive (Legambiente, WWF Italia e tantissime altre) in cui prevale la componente vertenziale nei confronti delle istituzioni;
  • un’infinità di associazioni, a carattere fortemente locale, legate alla risoluzione di un problema diffuso in una piccola comunità (l’emergenza sanitaria, l’accompagnamento di dimessi dall’ospedale, le associazioni di protezione civile e antincendio), di carattere strumentale, volte cioè al raggiungimento di obiettivi circoscritti e molto ben definiti;
  • alcune esperienze fortemente innovative nel campo di minori con provvedimenti penali o di adulti con problemi di dipendenza;
  • altre esperienze esemplari, a favore di persone e gruppi sociali fortemente minoritari, associazioni numericamente molto piccole, ma umanamente straordinarie, caratterizzate da un forte coinvolgimento personale, di rara efficacia nel rapporto con soggetti più in difficoltà, con piccolissime strutture associative.
Ora questa articolazione del volontariato sardo che è una ricchezza e che propone differenti identità – vertenziale, di elaborazione culturale, di cura, di forte coinvolgimento personale – non la ritroviamo in tutti gli organismi e gli ambiti partecipativi voluti dalla LR n. 39/93. Le associazioni che partecipano attivamente all’Assemblea generale del volontariato, che compongono l’Osservatorio Regionale del Volontariato, che si riferiscono al Centro di servizio non riescono a rappresentarlo in tutte le sue varie componenti.
Molte esperienze innovative nei confronti dei minori, delle persone con disturbo mentale, delle persone con dipendenze o dei bambini con disabilità sono diventate un rilevante riferimento culturale e operativo per il mondo dei servizi, delle professioni non solo in Sardegna, ma hanno un ruolo secondario nel mondo del volontariato e nella sua operatività.
Positivamente, il volontariato al quale i nuovi organismi e ambiti partecipativi si sono riferiti, è stato, in misura rilevante, il volontariato locale, che ha costituito una base sociale e un’area di pressione numericamente molto estesa, a cui è stata finalmente attribuita una dimensione e un respiro regionale.
Allo stesso tempo, però, non si è riusciti a coinvolgere nella stessa misura e a riconoscere il ruolo che meritano, alle altre componenti dell’esteso mondo del volontariato.
Per uscire da questa condizione di difficoltà, può essere utile raccogliere tre sfide proposte in uno studio realizzato dal Cesvot (Centro servizi volontariato Toscana) sulle associazioni di volontariato:
  • la prima è sicuramente quella dell’innovazione e del rinnovamento a largo raggio: tecnologico, metodologico, nei contenuti, nelle persone. L’innovazione è un tratto distintivo del volontariato, purtroppo spesso dimenticato a favore di una gestione apparentemente più regolare e tranquilla;
  • la seconda sfida è quella dell’educazione. Il volontariato ha sempre svolto una funzione pedagogica importante nelle comunità territoriali di riferimento. Adesso potrebbe assumere funzioni che guardano alla comunità nazionale: il lifelong learning come lotta all’analfabetismo di ritorno e come crescita delle competenze, la pedagogia della partecipazione, la socializzazione alla responsabilità;
  • la terza, quella dei processi di inclusione politica, per coinvolgere tutti coloro che per scelta (consapevole o inconsapevole) o perché impossibilitati (migranti, persone che vivono nei margini territoriali e sociali), sono fuori dal governo delle comunità.
Vi è, infine, un altro aspetto che è particolarmente rilevante per il suo sviluppo. Il volontariato ha necessità vitale di sostegno pubblico, in termini di risorse finanziarie, di supporti, di progetti comuni, di ambiti di collaborazione. Le risorse finanziarie e le notevoli risorse umane che il volontariato autonomamente esprime normalmente si sommano, si cumulano con le risorse ottenute da istituzioni pubbliche e private, rafforzando la sua capacità attrattiva e di mobilitazione. Ma questo accade quando le risorse pubbliche, di enti privati hanno lo stesso “segno valoriale” delle risorse di solidarietà: se il rapporto con il sistema politico o con altre istituzioni sociali non è chiaro accade il contrario, le risorse non si cumulano più, è difficile sommare solidarietà e rapporti non trasparenti, avvicinare al volontariato le migliori risorse di società civile. E non è possibile sostituire le persone che si allontanano con le disponibilità che creano le risorse pubbliche ottenute.
Anche con questa preoccupazione ci auguriamo che il volontariato partecipi all’Assemblea generale del volontariato. Le associazioni di volontariato sanno che le risorse pubbliche devono essere raccolte con trasparenza e utilizzate secondo finalità chiaramente espresse. Sanno, inoltre, che quando questo non accade, l’associazione rischia di allontanare le persone migliori, tende a chiudersi, a rendere meno visibili le azioni che conduce, secondo un effetto “alone” in cui progressivamente sottrae all’osservazione esterna parti sempre più estese della propria attività.

 

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