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Due rapporti che fotografano l’Italia
  6/06/2013
 

 

Con il perdurare della crisi economica, che non è solo economica ma investe ogni aspetto del vivere in società, cresce il bisogno di informazioni corrette e imparziali che ci aiutino ad interpretare questa crisi, che ci aiutino a capire come siamo messi e che cosa si può fare di più e di meglio per superarla. Per fare questo ci vengono incontro due recenti rapporti che fotografano l’Italia in un contesto europeo, due rapporti sui quali riflettere.
Il primo è stato pubblicato nel marzo 2013 dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), ha per titolo BES 2013 – Il benessere equo e sostenibile in Italia e si inserisce con autorevolezza nel dibattito internazionale per il superamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) come indicatore di crescita, nella convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di diseguaglianza e sostenibilità.
Negli ultimi anni il dibattito sulla misurazione del benessere degli individui e delle società è emerso prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Le crisi degli ultimi anni (alimentare, energetica e ambientale, finanziaria, economica, sociale) hanno reso urgente lo sviluppo di nuovi parametri di carattere statistico in grado di guidare sia i decisori politici nel disegno delle politiche, sia i comportamenti individuali delle imprese e delle persone. Ferma restando l’importanza del PIL come misura dei risultati economici di una collettività, è indispensabile integrare tale misura con indicatori di carattere economico, ambientale e sociale che rendano esaustiva la valutazione sullo stato e sul progresso di una società.
La collaborazione, particolarmente fruttuosa, tra il CNEL e l’ISTAT nasce dalla considerazione che il tema della misurazione del progresso ha due componenti: la prima, prettamente politica, riguarda il contenuto del concetto di benessere; la seconda, di carattere tecnico–statistico, concerne la misura dei concetti ritenuti rilevanti. Infatti, come ormai appare evidente dal dibattito internazionale sull’argomento, poiché non è possibile sostituire il PIL con un indicatore singolo del benessere di una società, si tratta di selezionare, con il coinvolgimento di tutti i settori della collettività e degli esperti di misurazione, l’insieme degli indicatori ritenuti più rilevanti e rappresentativi del benessere di quella particolare collettività.
A tale scopo sono stati individuati 134 indicatori, in parte oggettivi e in parte soggettivi, raggruppati in 12 domini: salute; istruzione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ambiente; ricerca e innovazione; qualità dei servizi.
Il secondo rapporto, pubblicato a maggio 2013 dall’ISTAT, è il Rapporto annuale sulla situazione del Paese 2013 un appuntamento ormai storico, essendo giunto alla ventunesima edizione, che analizza le trasformazioni che interessano economia e società; un appuntamento atteso da chi vuole approfondire il quadro economico e sociale dell’Italia, il sistema delle imprese e il mercato del lavoro.
Il Rapporto dedica un’attenzione particolare a criticità e potenzialità che emergono come risultato della profonda crisi che il sistema Paese sta attraversando. Al quadro economico e sociale dell’Italia si affianca un’analisi sugli effetti che la crisi ha prodotto su imprese e capitale umano, sui settori economici che evidenziano nuove prospettive di successo nella competizione globale, ma anche su qual è il sentire dei cittadini verso la situazione economica, le istituzioni, gli effetti della globalizzazione, le questioni ambientali.
Nella fotografia che emerge dal Rapporto prevalgono i dati negativi, gli elementi di preoccupazione, i punti di debolezza. Pochi punti di luce, molte, troppe le ombre. Particolarmente acuti e ampi appaiono gli effetti sociali della recessione con un forte calo della spesa per consumi, con una “deprivazione materiale delle famiglie” che tocca ormai non più soltanto le fasce con i redditi più bassi, ma anche coloro che disponevano in media di redditi più elevati. Disoccupazione, insicurezza, precarietà, spesso disperazione sono ormai da tempo le cifre della vita quotidiana di milioni di persone in Italia.
Ancora una volta nel Rapporto si evidenziano profondi divari: tra territori, tra generi, tra generazioni. Nord e Mezzogiorno, donne e uomini, giovani e adulti, la crisi economica ha approfondito e reso più drammatiche storiche diseguaglianze che, per la loro dimensione qualitativa e quantitativa, rappresentano sempre più un fattore di freno allo sviluppo, un punto di arretratezza del sistema Paese.
Il Rapporto dell’ISTAT, infine, mette in evidenza il sentimento di sfiducia crescente tra i cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica suggerendo la necessità e l’urgenza di riforme del sistema istituzionale e politico.
Il rapporto è articolato in quattro capitoli:
 
Cap. 1 – Il quadro macroeconomico e sociale, nel quale è descritto il ciclo economico internazionale e sono approfonditi gli aspetti dell’economia nazionale e della finanza pubblica in Europa e in Italia.
 
Cap. 2 – Il sistema delle imprese italiane: competitività e potenziale di crescita, nel quale sono descritti gli assetti proprietari delle imprese italiane durante la crisi e la reazione del sistema economico alla recessione e sono sviluppati, in un’analisi multidimensionale, i profili d’impresa e i profili strategici ed è affrontato il tema del ruolo della domanda internazionale per le prospettive di crescita nel prossimo biennio.
 
Cap. 3 – Il mercato del lavoro tra minori opportunità e maggiore partecipazione, nel quale sono sviluppati i temi dell’occupazione tra flessibilità e vulnerabilità, del mercato del lavoro degli italiani e degli stranieri, della dinamica dell’occupazione femminile e del mercato del lavoro dei giovani.

Cap. 4 – Il punto di vista dei cittadini su crisi e benessere, sulla percezione di competizione sul mercato del lavoro tra italiani e immigrati, sulla qualità dei servizi e la fiducia nelle istituzioni.

 

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