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A fari spenti: HIV in Sardegna
  18/12/2012
 

 

In occasione della Giornata mondiale AIDS, celebrata come ogni anno il 1 dicembre, il Comitato Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i dati aggiornati delle nuove diagnosi di infezione di HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2011.
Dal 2008 l’attenzione dei ricercatori che curano il monitoraggio epidemiologico dell’infezione si è spostata dallo studio dei casi di AIDS, alla sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV. Le nuove terapie, infatti, hanno drasticamente ridotto l’incidenza dell’AIDS; d’altra parte, il cambiamento delle modalità di trasmissione del virus, ha determinato il mantenimento di livelli preoccupanti della circolazione dell’HIV nella popolazione.
Dal 2010 i dati sulla sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV sono disponibili per tutte le regioni italiane. Nel 2011, gli abitanti delle regioni e province in cui è stato attivato un sistema di sorveglianza rappresentavano quasi la totalità (97,8%) della popolazione totale italiana, mancando solo alcune province della Sardegna. Nell’isola, infatti, la sorveglianza dell’HIV è stata attivata esclusivamente nella provincia di Sassari.
L’incidenza delle nuove diagnosi ha visto un picco di segnalazioni nel 1987, per poi diminuire fino al 1998 e stabilizzarsi successivamente. Questo andamento è stato simile sia tra i maschi che tra le femmine. Nel 2010 l’incidenza era pari a 6,5 nuovi casi per 100 mila residenti, mentre nel 2011 il valore di incidenza è stato di 5,8 nuovi casi per 100 mila residenti. Nel 2011 l’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella più alta nella provincia di Sassari. Negli anni si osserva un aumento dell’età mediana alla diagnosi, nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di tossicodipendenti ma aumentano i casi attribuibili a trasmissione sessuale.
La situazione in Sardegna risulta, dunque, critica sotto almeno due punti di vista:
  1. Nel 2011 la popolazione residente nella provincia di Sassari ha fatto registrare i più alti valori di incidenza a livello nazionale di nuove diagnosi di HIV (9,2 su 100 mila, rispetto a 5,8 su 100 mila); i nuovi casi interessano quasi esclusivamente cittadini di nazionalità italiana. Deve essere evidenziata l’inversione rispetto agli anni precedenti del rapporto tra casi segnalati (da parte dei centri specialistici di Sassari) e casi residenti in provincia (segnalati da altri centri extraregionali), che indica la rilevanza del fenomeno della mobilità tra gli HIV positivi residenti.
  2. La Regione Sardegna è l’unica regione che non garantisce la copertura della sorveglianza HIV su tutto il territorio: se la distribuzione territoriale dei casi di infezione HIV dovesse sovrapporsi a quella studiata negli anni passati per l’incidenza di AIDS, è lecito attendersi valori di incidenza calcolati su base regionale superiori rispetto a quelli riscontrati nella sola provincia di Sassari.
Alcuni dati aumentano ulteriormente la preoccupazione sulla diffusione dell’HIV in regione e su come la scarsa consapevolezza dello stato di positività sierologica possa ridurre le opportunità di cura e aumentare il potenziale contagio.
  1. Gli studi condotti nella popolazione della provincia di Sassari tra il 1997 e il 2004, sembrano indicare una quota proporzionalmente più elevata rispetto alla media nazionale del contatto eterosessuale come fattore di rischio;
  2. La Sardegna dopo la Lombardia è la regione con la più alta prevalenza di positività all’HIV tra gli utenti dei SerD (21,2% nel 2011 rispetto a 8,3% di media nazionale);
  3. La proporzione di pazienti con nuova diagnosi di AIDS che ignorava la propria condizione di HIV positività, o che ha effettuato il primo test positivo nei sei mesi immediatamente precedenti la diagnosi, è progressivamente aumentata in Sardegna dal 2006 al 2011, raggiungendo nell’ultimo anno il valore del 66,7%. Questo sta a significare che in circa 2 casi su 3 nuove diagnosi di AIDS, i malati non erano a conoscenza del proprio stato di positività, se non nel periodo immediatamente precedente il momento della diagnosi di AIDS, e che questa mancata consapevolezza ha impedito l’avvio di un trattamento precoce capace di ridurre i livelli di viremia e l’adozione di misure cautelative per prevenire la diffusione del contagio.
Non avere dati completi sulla sorveglianza dell’HIV in Regione è come procedere a fari spenti: gli interventi di contrasto rischiano di essere imprecisi, sporadici e poco efficaci. È il momento di riportare questi interventi all’intero di un quadro organico di programmazione regionale e di una strategia strutturata di medicina preventiva e di sanità pubblica.
 
Riferimenti bibliografici
Madeddu G, Rezza G, Mura MS et al. The Changing Face of the HIV Epidemic in Northern Sardinia: Increased Diagnoses among Pregnant Women. Infection. February 2007, Volume 35, pp 19-21
Relazione annuale al Parlamento 2011 sull’uso di sostanze stupefacenti e sulla tossicodipendenza in Italia

 

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