Share |
 
 
Due indagini ISTAT per orientare le cure per la non autosufficienza
  18/12/2012
 

 

Il Fondo regionale per la non autosufficienza ha avviato un profondo ripensamento degli interventi di lunga assistenza, consolidando azioni particolarmente innovative nell’ambito della domiciliarità avviate negli anni precedenti, introducendo nuovi programmi d’intervento, riorganizzandoli su logiche comuni, su criteri di accesso condivisi, assicurando supporti operativi adeguati.
In Sardegna le azioni di maggior rilievo nella cura delle persone non autosufficienti sono state profondamente ripensate nel triennio 2006-2008:
  1. Il potenziamento dei piani personalizzati per persone con disabilità grave di cui alla legge n. 162 del 1998 e l’avvio del programma sperimentale “Ritornare a casa” previsto dalla legge regionale n. 4 del 2006 (articolo 17, comma 1);
  2. le cure domiciliari, nell’ambito del quadro normativo delineato dalle leggi di riforma del sistema dei servizi alla persona (LR 23/2005) e del sistema sanitario (LR 10/2006), gli indirizzi per la riqualificazione degli interventi domiciliari sono stati forniti con la DGR n. 51/49 del 20.12.2007 “Direttive per la riqualificazione delle cure domiciliari integrate”, con l’obiettivo di mantenere le persone non autosufficienti nel proprio ambiente di vita, organizzando al domicilio gli interventi socio-sanitari di cui necessitano;
  3. le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione globale. Nel triennio 2006-2008 la Regione ha emanato una serie di provvedimenti con l’obiettivo di disegnare un nuovo modello di rete dei servizi di riabilitazione territoriale, attraverso la riconversione dell’offerta delle prestazioni erogate dai centri specializzati e la progressiva integrazione tra unità operative di riabilitazione ospedaliera e le strutture residenziali o ambulatoriali di riabilitazione extraospedaliera;
  4. le linee di indirizzo sulle residenze sanitarie assistenziali e i centri diurni, sulle comunità integrate, nell’ambito del regolamento di attuazione della LR 23/2005, hanno contribuito al completamento del riordino degli interventi a favore delle persone in condizione di disabilità e non autosufficienza;
  5. la creazione di solidi supporti all’operatività e ad una scelta più informata da parte degli utenti: la valorizzazione del ruolo delle Unità di valutazione territoriale e dei Punti unici di accesso, il programma per la istituzione della rete pubblica delle assistenti familiari.
 
Queste azioni hanno subito in questi ultimi anni forti limitazioni. Alcune azioni sono state sostanzialmente cancellate, altre sono state riorganizzate secondo principi molto differenti.
Due indagini dell’ISTAT ci consentono di riprendere una riflessione organica sulle cure per la non autosufficienza e sugli strumenti che possono favorirne un nuovo sviluppo.
L’indagine sull’inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali è stata realizzata nel 2011 nell’ambito del progetto “Sistema di Informazione Statistica sulla Disabilità” (www.disabilitaincifre.it), nato da una convenzione tra l’ISTAT e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Le limitazioni funzionali sono definite gravi se la persona intervistata, anche con l’aiuto di ausili e apparecchi sanitari, ha riferito il massimo grado di difficoltà in almeno una delle funzioni della mobilità e della locomozione, delle funzioni della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, spogliarsi, mangiare, sedersi e alzarsi dal letto o dalla sedia), delle funzioni della comunicazione (vedere, sentire, parlare). Sono invece definite lievi se, anche con l’aiuto di ausili ed apparecchi sanitari, il rispondente ha riferito un livello minore di difficoltà in almeno una delle funzioni sopra indicate. La Nota metodologica contiene precise indicazioni sui criteri utilizzati per individuare la popolazione con limitazioni funzionali. Sostanzialmente è stata utilizzata la batteria di quesiti predisposta dall’OCSE e impiegata nell’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” 2004-2005.
L’indagine approfondisce le condizioni di inclusione sociale, a sei anni di distanza, delle persone che in occasione dell’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, condotta nel 2004-2005, avevano riferito di avere difficoltà nelle funzioni motorie, sensoriali o nelle attività essenziali della vita quotidiana. Complessivamente sono state intervistate telefonicamente 3.121 persone di età tra 11 e 87 anni nel 2011, che rappresentano una popolazione di 3 milioni 947 mila individui della stessa fascia di età.
Considerando congiuntamente l’assistenza sanitaria domiciliare e gli aiuti per la vita quotidiana, emerge la presenza di una quota di persone che non ha alcun tipo di sostegno (16,9%), benchè abbia gravi (6,6%) o lievi (31,8%) limitazioni funzionali. Fruiscono in misura maggiore sia di aiuti che di assistenza sanitaria le persone anziane (22,5% contro l’11,1% delle persone di 11-64 anni) e quanti hanno gravi limitazioni funzionali (28,8% contro il 6,8% di quanti hanno limitazioni funzionali lievi).
Circa 750 mila persone con limitazioni funzionali (pari al 20,4%), fruiscono di assistenza sanitaria a domicilio, vale a dire fornita da personale sanitario quale medici (incluso il medico di famiglia), infermieri, fisioterapisti, ecc. L’11,7% si avvale di assistenza sanitaria domiciliare meno di una volta a settimana, mentre sono meno numerosi i casi di assistenza prestata più volte la settimana o quotidianamente (8,7%).
Le difficoltà nelle attività essenziali della vita quotidiana e quelle di tipo motorio sono predominanti. La maggior parte di esse riferisce di avere limitazioni gravi (52,7%), ovvero il massimo grado di difficoltà in almeno una delle funzioni della mobilità e della locomozione, della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, spogliarsi, mangiare, ecc) o della comunicazione (vedere, sentire, parlare).
Oltre la metà (51,5%) ha più di 75 anni. Tra le donne anziane è più alta, rispetto agli uomini della stessa età, la quota di quante sono colpite da limitazioni funzionali.
 
I risultati dell’indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari attivi il 31 dicembre 2010 sono rilevanti per orientare le azioni a favore delle persone in condizioni di non autosufficienza. La ricerca indica in Sardegna un grave problema di appropriatezza nell’inserimento nelle strutture residenziali.
In Italia i presidi sono 12.808 e dispongono complessivamente di 424.705 posti letto (7 ogni 1000 persone residenti). La componente prevalente dell’offerta residenziale è rappresentata dalle “unità di servizio” che svolgono una funzione di tipo socio-sanitario e sono destinate ad accogliere prevalentemente anziani non autosufficienti, con una disponibilità di oltre i due terzi dei posti letto (72%). La restante quota dell’offerta è di tipo socio-assistenziale.
Al Nord si registra l'offerta più elevata di servizi a carattere socio-sanitario, con 8 posti letto ogni 1000 residenti, contro i 2 posti letto del Mezzogiorno.
In Italia, l’offerta residenziale si riduce considerevolmente nelle “unità di servizio” che svolgono prevalentemente una funzione di protezione sociale diversa da quella socio-sanitaria: si tratta di accoglienza di emergenza; accoglienza abitativa; funzione tutelare; funzione socio-educativa, funzione educativo-psicologica. Queste unità, che sono classificate come socio-assistenziali, ammontano a 7135 e dispongono complessivamente di 115.754 posti letto, il 27% dei posti letto complessivi.
In Sardegna abbiamo un numero elevato di anziani non autosufficienti ospiti in strutture che svolgono in prevalenza accoglienza abitativa, con una incidenza pari a 3 volte quella media nazionale per gli uomini e di 5 volte per le donne: quasi il 20% delle donne sono inserite in strutture che svolgono in prevalenza accoglienza abitativa contro il 4% della media nazionale. Gli anziani non autosufficienti (vedi tavola 4.12, valori percentuali) inseriti in modo appropriato in strutture socio-sanitarie sono il 78,4% dei maschi e il 69,8% delle femmine contro una media nazionale del 93%.
È evidente che questo pone un problema di potenziamento e di valorizzazione delle Unità di valutazione territoriale e dei Punti unici di accesso e di riconversione di buona parte dell’offerta residenziale, con il potenziamento, in particolare delle comunità integrate e dei centri diurni.