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La legge di riorganizzazione della rete ospedaliera
  14/11/2012
 

Il 17 ottobre scorso il Consiglio Regionale della Sardegna ha approvato la legge recante Disposizioni urgenti in materia sanitaria connesse alla nuova manovra finanziaria e modifica disposizioni legislative sulla sanità. La legge, non ancora pubblicata nel Buras, definisce gli interventi per ristrutturare la rete ospedaliera regionale, affidando ai direttori generali delle Aziende Sanitarie il compito di tagliare circa 1300 posti letto negli ospedali sardi. L’approvazione del testo di legge ha fatto registrare un acceso dibattito in Consiglio sui temi della sanità, con numerosi interventi che hanno trattato le principali criticità del sistema sanitario regionale, in termini di sostenibilità, di efficienza e di qualità dei servizi offerti.

Sotto il profilo formale, la legge rappresenta una surroga alle funzioni attribuite dalle norme di programmazione nazionale e regionale al Piano Sanitario Regionale, che è lo strumento naturale di pianificazione al quale dovrebbe sempre essere affidato il compito di ricercare le soluzioni più equilibrate ed eque dell’offerta dei servizi ospedalieri e territoriali nelle diverse aree della Regione. Sotto questo profilo, la legge rappresenta una palese abdicazione del ruolo di governo del Sistema Sanitario da parte della Regione.
Per contro, secondo le motivazioni avanzate dall’esecutivo, la ragione principale dello strumento della deroga alle norme di pianificazione, è rappresentata dall’esigenza di portare a compimento nei tempi previsti dalla norma nazionale di spending review (31 dicembre 2012) il riordino della rete ospedaliera. In realtà, i tempi attuativi sotto scanditi nell’articolo 6 della legge in riferimento agli adempimenti richiesti rispettivamente alle Aziende Sanitarie e alla Regione per rendere operativa la proposta di riordino, e sommano a 230 giorni complessivi dal momento della pubblicazione della legge; quindi, ben oltre la fine del 2012.
La legge dispone che i direttori generali delle Aziende Sanitarie, sulla base di specifiche direttive approvate dalla Giunta Regionale, procedano alla proposta di ristrutturazione della rete ospedaliera aziendale, nel rispetto dei seguenti criteri (art. 4): dotazione di posti letto non superiore a 3,7 per mille abitanti, di cui 3 per acuti e 0,7 per post-acuti, riduzione dei posti letto per almeno il 50% a carico degli ospedali pubblici, tasso di ospedalizzazione inferiore a 160 ricoveri per mille abitanti residenti di cui 1/4 riferito a ricoveri diurni, tasso di utilizzazione dei posti letto non inferiore al 75%, istituzione di camere a pagamento per una quota di posti letto compresa tra il 5% e il 10% del totale. Per i piccoli ospedali sono previste delle deroghe ai criteri sopra riportati.
I direttori generali sono tenuti ad assicurare un processo di consultazione con i rappresentanti degli enti locali del territorio della ASL, con le Università, con gli ordini e i collegi delle professioni sanitarie, con le organizzazioni sindacali e con i soggetti privati accreditati; la fase di consultazione deve essere terminata entro venti giorni dalla formalizzazione di avvio.
La Regione acquisisce le proposte dei direttori generali delle Aziende Sanitarie e delibera entro 60 giorni, previo parere della competente Commissione consiliare. Gli atti aziendali delle Aziende Sanitarie sono elaborati in conformità alla riorganizzazione della rete ospedaliera.
La principale critica che viene sollevata nei confronti della legge riguarda, oltre alla pericolosa confusione dei ruoli tra Regione e Aziende Sanitarie, la dimensione imponente del taglio dei servizi ospedalieri in assenza di politiche e di interventi strutturati di rafforzamento delle reti territoriali. Nei fatti, i processi di deospedalizzazione devono nascere e maturare ben prima della riduzione dei servizi ospedalieri: il presupposto essenziale è il rafforzamento delle reti di cura territoriali attraverso strutture che operino nelle 24 ore e garantiscano la continuità dell’assistenza, a meno di voler causare pericolosi squilibri nell’offerta dei servizi sanitari e sociosanitari.