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Nuovi dati e nuovi studi sulla povertà
  8/10/2012
 

 

In Italia incominciano ad essere numerosi gli studi e le ricerche sulla povertà. Le indagine annuali dell’ISTAT sulla spesa per i consumi sono sicuramente il principale, seppure sintetico, riferimento per cogliere le trasformazioni e le dinamiche che emergono a livello regionale. I risultati dell’indagine vengono diffusi dall’ISTAT a metà luglio di ogni anno. I risultati dell'ultima indagine che si riferscono al 2011, confermano le dinamiche e le stabilità degli anni precedenti: nel 2011, l’11,1% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 8.173mila persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti (3.415mila). La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 1011,03 euro. La sostanziale stabilità della povertà relativa rispetto all’anno precedente deriva dal peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati. In questi ultimi anni non è aumentato, sostanzialmente, il numero di famiglie in condizione di povertà, ma è cresciuto, invece, l'impoverimento della maggioranza delle famiglie italiane. La crisi economica e la recessione hanno avuto un effetto travolgente sulla vita delle persone, ma i dati sulla povertà ci dicono che alcuni effetti non secondari sono stati mitigati, in Italia più che altrove, dalle reti e dalle istituzioni sociali – la famiglia, le reti di aiuto parentali, il welfare – e hanno inciso parzialmente sulla coesione sociale delle nostre comunità.
Il Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” aggiorna gli indicatori di disagio economico e sociale messi a fuoco nel 1983 con il primo rapporto sulla povertà e l’emarginazione in Italia e calcolati quasi ogni anno a partire dal 1992 (la serie completa dei rapporti è scaricabile dal sito del Ministero del lavoro: http://www.lavoro.gov.it/Lavoro). L’aggiornamento mira a creare dati confrontabili in serie storica dai quali si possano evincere tendenze in merito al fenomeno della povertà e dell’esclusione sociale in Italia. In questo Rapporto si evidenziano alcuni “gruppi a rischio”, vale a dire insiemi di persone le cui caratteristiche sono tali da generare alti tassi di esclusione economica o sociale.

Il terzo rapporto predisposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali Povertà ed esclusione sociale. L’Italia nel contesto comunitario” è uno studio di particolare interesse per chi intende conoscere adeguatamente le dinamiche della povertà in Italia e in Europa. Lo studio riguarda i nuovi indicatori comunitari che, nell’ambito degli obiettivi della Strategia Europa 2020, sono volti a definire la situazione di povertà ed esclusione sociale nei paesi UE e a effettuare il monitoraggio degli effetti delle politiche di welfare. Lo scopo della ricerca è cogliere anche quella parte di popolazione che, pur in assenza di un rischio di povertà relativo dal punto di vista reddituale si trova in una condizione di deprivazione diretta e immediata ovvero in una condizione di esclusione sociale. Il Rapporto riporta i dati sulla povertà persistente, persone con più di due episodi di povertà negli ultimi tre anni: tra i paesi a più alto tasso di povertà persistente troviamo la Grecia (15,4%), e l'Italia con il 13%. In entrambi i casi il fenomeno riguarda una fascia molto ampia della popolazione a rischio di povertà (oltre il 70%), segno che la condizione di povertà si concentra su uno specifico settore della popolazione per il quale risulta estremamente difficoltoso migliorare le proprie condizioni economiche.