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Il valore sociale del volontariato e della cooperazione
  8/10/2012
 

 

Nei mesi scorsi sono stati pubblicati i risultati di tre importanti studi sul volontariato e la cooperazione sociale. La prima ricerca Tra valore sociale aggiunto e coesione sociale, realizzata dal CESVOT (Centro Servizi della Toscana) vuole rappresentare una  proposta metodologica per valutare gli aspetti extra-economici del volontariato, ma è anche un manifesto contro il volontariato-merce. Perché il “valore” del volontariato? Recentemente in molti hanno ritenuto di dare un valore monetario ed economico al volontariato adducendo necessità comparative con le realtà imprenditoriali e del mercato. Nella ricerca di indicatori per la valutazione del volontariato, il CESVOT ha rifiutato di lavorare in termini di costi/benefici e di calcolare quanto lavoro gratuito svolge il mondo del volontariato. Gli autori precisano che non s’intende affermare che il volontariato non produca o non abbia un valore economico, ma il suo ruolo non si esaurisce in questo e – specialmente – la sua natura non è valutabile secondo questi parametri.
Si muove in un versante opposto la Ricerca sul valore economico del Terzo Settore in Italiadell’Unicredit Foundation che intende, invece, valutare il valore monetario del terzo settore. Il terzo settore in Italia dà lavoro a oltre 650mila persone e ha un giro d'affari di circa 67 miliardi di euro, un “fatturato” pari al 4,3% del PIL e superiore all'intero settore della moda “made in Italy”. La ricerca, realizzata da UniCredit Foundation e dall'istituto di ricerca Ipsos intervistando 2104 organizzazioni del settore non profit, ha aggiornato i dati raccolti da ISTAT nel 2001 e in seguito rettificati in sede di rapporto annuale 2003. La ricerca stima in oltre 650 mila il numero di persone impiegate nel terzo settore, con un incremento nel decennio di circa il 35%. La ricerca UniCredit Foundation-Ipsos evidenzia un importante cambiamento nella composizione delle entrate, con un calo importante dei fondi provenienti dalla Pubblica Amministrazione. La provenienza delle entrate nel 2010 risultava così suddivisa: 36% dal pubblico; 30,2% da donazioni; 18,7% dalla vendita di beni e servizi a privati; 11,1% dall'autofinanziamento; 4,1% da altre fonti. Un altro dato significativo è rappresentato dalla tenuta delle entrate anche nel periodo 2008-2010, segnato da una forte caduta del PIL, soprattutto grazie al contributo dei privati. Nel periodo, infatti, i trasferimenti pubblici per acquisto di servizi sono diminuiti del 4,2% e quelli a fondo perduto del 9,7%, mentre le entrate derivanti da donazioni da privati sono cresciute del 6,8% e quelle da autofinanziamento degli associati del 6,4%. Calo che però non ha significato una diminuzione complessiva delle entrate, anche grazie a una complessiva migliore capacità di mettere in campo nuove iniziative di fund raising.
Un terzo studio, La cooperazione sociale in Italia: un’overview” riprende un più ampio lavoro di ricerca che sta conducendo l’istituto di ricerca Euricse attraverso lo sviluppo di un Osservatorio statistico sulla cooperazione e ha l’obiettivo di analizzare il ruolo della cooperazione sociale in Italia sia da un punto di vista descrittivo, che da un punto di vista di impatto economico-finanziario. In Italia il mondo della cooperazione sociale è una realtà economica in continua crescita ed espansione che gioca un ruolo sempre più centrale nell’economia del nostro paese. Partendo da queste premesse lo studio intende analizzare il contributo della cooperazione sociale in Italia a livello regionale, evidenziando differenze legate al settore di intervento e all’età di costituzione. La prima parte dello studio illustra il progetto “Osservatorio” promosso da Euricse; la sezione successiva presenta alcuni dati sul numero di cooperative in Italia con approfondimenti circa la loro distribuzione a livello regionale e per settore di attività. Infine, nello studio sono presentate alcune analisi sulla struttura reddituale e patrimoniale delle cooperative.

 

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