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Il trasferimento della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Regionale
di Pier Paolo Pani 30/05/2012
 

A distanza di quattro anni dalla emanazione del DPCM del 1 aprile 2008, che disciplina il trasferimento della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, la Regione ha compiuto un ulteriore passo per assicurare anche in Sardegna il trasferimento delle competenze dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Regionale. La condizione di regione a statuto speciale non consente infatti l’applicazione tout court del DPCM del 2008, il quale prevede che per regioni come la Sardegna, il trasferimento avvenga “con le modalità previste dai rispettivi statuti e dalle correlate norme di attuazione”.

Durante i quattro anni trascorsi, l’impegno civile e le pressioni nei confronti delle istituzioni, dell’opinione pubblica e della politica, esercitate soprattutto da parte delle associazioni e dei cittadini attivi sul versante dei diritti della persona detenuta, e tendenti ad ottenere una rapida parificazione del diritto alla salute, non sono mai mancati. Al contempo sono stati compiuti importanti passaggi legislativi:
  • a livello regionale, è stata emanata la Legge Regionale n. 7 del 7.2.2011 “Sistema integrato di interventi a favore dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria e istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” che, con l’istituzione della figura del Garante dei detenuti, deve assicurare condizioni di parità, rispetto alle persone in stato di libertà, nella tutela dei diritti delle persone soggette a interventi restrittivi. Il provvedimento, che pure ha colto importanti esigenze di rispetto dei diritti civili, non risulta essersi ancora tradotto in termini operativi;
  • a livello nazionale, è stato approvato il cosiddetto “Decreto svuota carceri” (Legge n. 9 del 17.2.2012 ”Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”), nel quale hanno trovato posto norme sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari che impegnano anche il nostro Sistema Sanitario Regionale.
Entrambi questi provvedimenti, vanno nella direzione desiderata, quella di umanizzare le condizioni di vita delle persone soggette a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e parificare la qualità degli interventi sanitari e sociali (ai diversi livelli preventivi, di cura, riabilitazione ed inclusione) a quelli delle persone libere.
Rispetto a questi obiettivi di civiltà, il trasferimento della gestione degli interventi sanitari costituisce un passaggio fondamentale in quanto restituisce il cittadino detenuto al suo normale interlocutore per la tutela della salute: il Servizio Sanitario. Tuttavia, per quanto riguarda la Sardegna, solo il 18 luglio 2011, con il Decreto Legislativo n. 140, recante “Norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione Autonoma della Sardegna in materia di sanità penitenziaria”, è stato definito il trasferimento al Servizio Sanitario della Regione di tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Dipartimento per la Giustizia Minorile.
Il primo provvedimento conseguente è stato adottato con la DGR n. 17/12 del 24.4.2012 Decreto Legislativo n. 140 del 18 luglio 2011 “ Norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione Autonoma della Sardegna in materia di sanità penitenziaria”. Linee guida per l’organizzazione del servizio e il trasferimento dei rapporti di lavoro, con la quale vengono emanate le linee guida per l’attuazione nel concreto del trasferimento e per la conseguente organizzazione delle strutture e servizi competenti.
In sintesi, le linee guida prevedono che:
  • il coordinamento delle funzioni in materia di sanità penitenziaria è competenza dell’Assessorato regionale dell’igiene e sanità e dell'assistenza sociale;
  • presso il medesimo assessorato si istituisce un “Osservatorio regionale permanente per la sanità penitenziaria”, con compiti di indirizzo, coordinamento e verifica;
  • all’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari provvedono le ASL territorialmente competenti (che a decorrere dal 1° luglio 2012, svolgono le funzioni di uffici erogatori dei trattamenti economici in godimento per il personale trasferito);
  • i servizi e le strutture aziendali afferenti alla sanità penitenziaria fanno parte delle Strutture del Territorio delle ASL;
  • le Aziende garantiscono la presenza in ogni Istituto penitenziario di un “Presidio sanitario per la tutela della salute in carcere”;
Sono presenti, inoltre, indicazioni più specifiche per le aree di maggiore rilevanza per l’assistenza in carcere. Tra queste quelle relative alla salute mentale, per la quale rimane comunque aperto il problema dei percorsi sanitari e di inclusione sociale delle persone in OPG, in relazione ai quali si attendono le indicazioni provenienti dalle disposizioni ministeriali, come previsto dalla legge nazionale 9/2012.
Il primo atto di rilievo normativo adottato sul tema della disparità della tutela della salute in carcere è del 1999, quando l’Italia era il primo Paese che si proponeva di affidare esplicitamente la salute nelle carceri, intesa come diritto universale, al Servizio Sanitario Nazionale (Dlgs. n. 230 del 22.6.1999 “Riordino della medicina penitenziaria a norma dell’articolo 5, della legge 30 novembre 1998, n. 419”). Considerando il complesso degli strumenti normativi oggi disponibili, sui quali siamo ritornati più volte su queste pagine web, possiamo auspicare che la lunga e tormentata vicenda che ha connotato la storia della sanità penitenziaria si avvii rapidamente a conclusione.