Share |
 
 
Tendenze e prospettive demografiche in Sardegna: emergenza “grigia” ?
di Luisa Salaris 2/02/2012
 

Le caratteristiche della popolazione sarda così come le osserviamo oggi sono state determinate da diversi cambiamenti che ne hanno caratterizzato l’evoluzione negli ultimi decenni. A partire dagli anni Ottanta si è assistito infatti da un lato, ad una progressiva diminuzione dei livelli di fecondità, e dall’altro lato si sono registrati dei significativi incrementi della sopravvivenza media ed in particolare della sopravvivenza alle età più avanzate. Il risultato più immediato di questi cambiamenti è stato il continuo invecchiamento della popolazione ed essa risulta oggi notevolmente modificata nella sue caratteristiche strutturali. Le dinamiche più recenti dell’immigrazioni hanno permesso di attenuare gli effetti dell’invecchiamento, anche se nell’isola i flussi in entrata sono ancora troppo esigui per poter incidere in maniera importante sull’ammontare complessivo della popolazione e il relativo peso delle sue diverse componenti.

Negli ultimi decenni vi è stata inoltre una continua ridistribuzione della popolazione nel territorio regionale. Gli incrementi registrati nella popolazione delle città situate lungo le coste e nei comuni dell’hinterland dei capoluoghi di provincia sono infatti avvenuti a scapito dei piccoli centri delle zone interne dell’isola per le quali già da tempo si parla di malessere demografico, per indicare il loro progressivo spopolamento.
Ridotta fecondità e miglioramenti nella sopravvivenza sono da considerarsi come le principali cause dell’invecchiamento strutturale della Sardegna e oggi si registra nell’isola che una persona ogni 5 è demograficamente definita “anziana”, ovvero ha 65 anni e più. Stiamo parlando per l’isola nel suo complesso di 325.987 residenti, due terzi dei quali hanno un’età tra i 65 e i 79 anni (237.147) e il restante terzo ha 80 anni e più (88.840).
La Tabella 1 riporta l’ammontare della popolazione anziana distinta nei due gruppi di età – 65 e 79 anni e 80 anni e più – residenti nei distretti sanitari sardi secondo gli ultimi dati disponibili ISTAT sulla popolazione residente al 1 gennaio 2011.
La Tabella 2 mostra il valore assunto dall’indice di vecchiaia (IV) – calcolato come valore percentuale del rapporto tra la popolazione di 65 e più su quella 0-14 anni – nei diversi distretti sanitari sardi. È evidente che alcuni territori soffrono più di altri del processo d’invecchiamento della popolazione. Gli effetti di quest’ultimo appaiono infatti amplificati dalle dinamiche dello spopolamento che caratterizzano le aree più interne dell’isola.
Se dunque quanto discusso finora delinea le principali caratteristiche assunte dall’invecchiamento nella popolazione sarda, è naturale chiedersi quale sarà l’evoluzione futura di questo processo. Le previsioni elaborate dall’ISTAT dal 2007 fino al 2051 possono aiutarci a rispondere a questa domanda, anche se i dati vanno interpretati con la dovuta cautela.
Dal confronto tra i dati delle previsioni per gli anni successivi al 2007 e quelli più recenti, di fonte anagrafica (popolazione residente al 1° gennaio 2011), si evidenziano alcune criticità.
In primo luogo, l’ammontare “previsto” nelle primissime classi d’età porta a ridimensionare ulteriormente la fecondità: infatti la stima che più si avvicina a quanto osservato nella natalità degli ultimi quattro anni risulta essere quella ipotizzata nello scenario basso. Dunque il già modesto livello di fecondità nell’isola sembra ancora seguire una tendenza alla diminuzione.
 
Tabella 1 – Popolazione anziana residente in Sardegna per distretto sanitario, valori assoluti e percentuali
     Elaborazione dati ISTAT, Popolazione residente al 1 Gennaio 2011
 
 
Tabella 2 – Indice di vecchiaia (IV) per distretto sanitario, valori percentuali
 Elaborazione dati ISTAT, Popolazione residente al 1 Gennaio 2011
 
Il secondo aspetto di criticità delle previsioni per il periodo 2007-2011 si riferisce invece alla numerosità delle classi centrali che risultano essere sottostimate nelle previsioni rispetto a quanto già si può verificare su base anagrafica. Alla luce del fatto che i dati sul bilancio demografico indicano un numero di emigrati pressoché costante negli ultimi anni, si può inferire che la maggiore consistenza in corrispondenza di queste classi d’età è da attribuirsi alla crescente presenza di stranieri residenti. Questa interpretazione non risulta essere così inverosimile se si considera che questo effetto “sorpresa” nella crescita della popolazione, determinato dalla presenza degli immigrati, è un elemento precedentemente emerso anche a livello nazionale.
Ed infine, il terzo elemento esaminato è quello relativo alla sopravvivenza alla età avanzata. Dal confronto dei tre scenari ipotizzati dalle previsioni con i dati di fonte anagrafica emerge che sono i livelli di mortalità previsti nello scenario basso – più elevati di quelli osservati di recente – che più si avvicinano ai dati reali.
Il 28 dicembre 2011 l’ISTAT ha rivisto le sue previsioni e ha pubblicato i dati relativi al periodo 2011-2065.
Se si prende in considerazione lo scenario centrale (che prevede livelli di fecondità e di mortalità in moderato aumento), le prospettive per la popolazione della Sardegna a 5 (nel 2016) e a 10 anni (nel 2021) sono di avere una crescita naturale di segno negativo. I decessi saranno superiori alle nascite.
Così come avvenuto negli ultimi anni un contributo positivo al bilancio demografico regionale può venire dalla presenza degli immigrati che in qualche modo potrebbero compensare la mancata crescita della componente naturale. Se ciò non avverrà o il loro flusso non sarà abbastanza consistente la popolazione sarda è destinata a diminuire nei prossimi anni. Ovviamente tutto questo comporterà ulteriori cambiamenti nella struttura della popolazione sarda e il peso della componente anziana risulterà più rilevante rispetto alla situazione attuale, come indicano i valori dell’indice di vecchiaia e di dipendenza senile (Tabella 3).
 
Tabella 3 – Indicatori demografici strutturali per la Sardegna – 2016, 2021
 
ANNI
Indice di vecchiaia (%)
Variazione dal 2011
Indice di dipendenza degli anziani (%)
Variazione dal 2011
2011
158,6
 
28,5
 
2016
181,0
+ 22,4
33,1
+ 4,6
2021
208,2
+ 49,6
38,0
+ 9,5
Elaborazione dati ISTAT Previsioni, 2011-2065
 
Secondo i dati delle previsioni, il peso della popolazione ultra 65enne passerà dal 19,5% attuale al 21,9% nel 2016, al 24,3% nel 2021. Ciò detto in altri termini significa che nel 2021 avremo che una persona ogni 4 – e non più ogni 5 – avrà 65 anni e più. Come mostra la Tabella 4 si prevede che gli ultra 65enni passeranno dagli attuali 325.987 a 407.682 nel 2012. A crescere maggiormente sarà il numero degli ultra 80enni e sono previsti incrementi fino al 54,9% nel 2012.
 
Tab. 4 – Popolazione anziana prevista in Sardegna – 2016, 2021
Età
2011
2016
2021
65-79
237.147
262.594
284.393
80 e più
40.099
52.309
62.120
TOTALE 65 e più
325.987
367.782
407.682
 
Elaborazione dati ISTAT Previsioni, 2011-2065
 
Questo solleva ovviamente numerose questioni legate alla sostenibilità economica di una popolazione sempre più anziana e pone altresì numerose domande sulla qualità della vita e dell’assistenza che questa popolazione particolarmente fragile richiede, come pure sulle risposte che a queste istanze la nostra società saprà dare.