Share |
 
 
Facciamo il punto sul... Punto Unico d'Accesso
di Pino Frau 17/01/2012
 

Mai acronimo fu più deleterio di …“PUA”.
A parte il fatto che evoca impulso di forte disapprovazione, quando non di disprezzo e di poco gradimento (puah!), l’acronimo in questione ha riempito molte bocche parlanti sia nazionali che regionali e locali senza conoscerne bene la definizione e/o prima di averne mai compreso, il significato e il ruolo fondamentale nei processi di innovazione del sistema sociosanitario nazionale e regionale e, potremmo dire, dell’intero welfare collettivo.
Questo acronimo sta per: Punto Unico d’Accesso.
Mai acronimo fu preda più ricercata da parte di corrieri e avventurieri in cerca di riconoscimenti e consensi, dai convegnisti alla scoperta di novità da scoop per attirare i partecipanti ai ricercatori scientifici per le loro pubblicazioni nelle riviste di settore, persino qualche professore universitario di livello nazionale, intuendone la portata innovativa, chiedeva timidamente le uniche slide in circolazione sul tema, ma con riserva di “evidenza” (EBM), come è ormai di moda, prima di farne una lezione scientifica universitaria per i discenti.
Anche i politici hanno sfruttato quest’acronimo per rivendicare nei loro programmi la necessità di “attivare i PUA in ogni ambito locale” o per rivendicarne la “costruzione” nel loro Comune, quale opera pubblica da “mostrare” come prova di ottima amministrazione locale alla stregua degli ospedali (ospedaletti, sic!) richiesti alla politica amica nazionale ed edificati un po’ ovunque in molte realtà italiane e oggi riconvertiti in strutture sociosanitarie con dentro…guarda un po’…! …  il PUA, ancora una volta.
Non trascuriamo infine la normativa sociosanitaria della Regione Sardegna sfornata in questi anni, che, pur non interpretando al meglio il concetto dell’integrazione sociosanitaria (riporta ancora spesso il termine “socio-sanitaria” assicurandosi di ben evidenziare il trattino – separatore), ogni qualvolta intende coinvolgere il sistema sanitario con quello sociale in prestazioni, servizi, benefici che richiedono interventi integrati, riconduce superficialmente il tutto al PUA e alle UVT, le Unità di Valutazione Territoriali del PUA.
Secondo la normativa regionale sarda le UVT dovrebbero essere onnipresenti, onniscienti e soprattutto in numero assai numeroso da riuscire a svolgere compiti che, storicamente, sono stati svolti (purtroppo in maniera poco appropriata) da miriadi di commissioni, gruppi di lavoro e quant’altro, da gruppi che avessero interesse ad occuparsi di “valutare” se e come erogare contributi, privilegi e autorizzare prestazioni e servizi (peraltro spesso direttamente esigibili).
In una parola, le delibere regionali sono ormai piene a mo’ di “copia e incolla” di frasi (“…tale compito è demandato alle UVT”, “…previa autorizzazione da parte della UVT”, “…su verifica della UVT”) che mimano quelle riportate in una delibera organica che rimodulava il sistema delle RSA e costruiva un percorso altrettanto organico, ma specifico per quel sistema, fondando sul Punto Unico d’Accesso e sulle Unità di Valutazione Territoriale il percorso della presa in carico delle persone che necessitavano di inserimento in RSA e CDI.
Ebbene, forse è maturo il tempo per fare …il punto sul…Punto Unico d’accesso.
Suvvia! Scordiamoci l’acronimo che ha, ormai, declassato il termine cui si riferisce deteriorandone il concetto e il significato e svilendone la portata storica della sua innovazione come proposta-modello di nuova offerta di servizio integrato sociosanitario per il cittadino.
Proprio dal termine “servizio” si potrebbe ripartire per riproporre il vero ruolo del Punto Unico d’Accesso. In un panorama di soppressione (giusta) dei servizi classici ormai obsoleti, sostituiti da Strutture, Unità, Gruppi, etc., questo si presenta come novità di vero “servizio” per la persona-utente che accede alla rete dei servizi sociosanitari. Considerando poi che la persona che accede a questi servizi si trova in condizione di particolare “fragilità” perché anziano non autosufficiente, persona con disabilità, con disagio psichico, etc., il Punto Unico d’Accesso si propone con forza quale snodo dei percorsi sociosanitari attraverso i quali queste persone devono necessariamente muoversi per la loro particolare condizione. Il fatto poi che nel Punto Unico d’Accesso si attui in pieno il paradigma della “presa in carico” globale della persona e della famiglia, fa la differenza rispetto ai “vecchi” servizi delle vecchie organizzazioni sanitarie e anche sociali.
Allora, per meglio comprendere ruolo e funzioni vere del Punto Unico d’Accesso potrebbe essere utile precisare ciò che “non è” il Punto Unico d’Accesso, perché si ha l’impressione che tanto si dice, tanto si crede, tanto si proclama su questo “servizio” che poco ha da vedere con il suo esistere.
Dunque, cosa “non è” il Punto Unico d’Accesso ?
Non è uno “sportello”, benché al suo interno si svolgano funzioni di accoglienza e di front office. Non è un “Centro Unico di Prenotazione” (CUP), benché in esso si svolgano funzioni di assegnazione e invio delle persone a servizi sociosanitari della rete. Non è neppure un “Ufficio Relazioni col Pubblico” (URP), benché esso svolga funzioni di relazione e ascolto dei bisogni e dei problemi delle persone; non è l’ ”Ufficio Informazioni”, benché dia informazioni utili sui servizi e sulle opportunità per usufruirne in maniera appropriata ai propri bisogni e problemi. Ma non è neppure un “Segretariato Sociale”, benché esso svolga funzioni di orientamento ai servizi. Avrebbe avuto poco senso dedicare, tempo, energie, cervello, conoscenze e competenze (in inglese dicono “knowhow”) di operatori e organizzatori per proporre un modello di “servizio/i” che già esiste/ono.
Potremmo dire anche, senza pericolo di smentita, che non è il punto unico d’accesso a tutti i servizi sanitari, sociali e sociosanitari o la porta unica d’accesso a tutti i servizi. Sembrerà strano, ma la vocazione di “accesso unitario” ai servizi che il Punto Unico d’Accesso porta con sé alla sua nascita è legata, proprio per la garanzia di equità e unitarietà di accesso, al ruolo specifico di “presa in carico” dei bisogni complessi della persona e della famiglia che esso mette in campo in maniera organica. E questa “presa in carico”, oltre che essere personalizzata e quindi a misura della individualità della persona, necessita di sistematica organizzazione di processi e percorsi su funzioni singole ben definite, tutte coordinate a risolvere il problema personale che genera il bisogno espresso a su volta da una domanda. Quale maggior garanzia di equità e unitarietà di accesso?
La “presa in carico” che effettua tutta l’organizzazione funzionale del Punto Unico d’Accesso si esplicita, infatti, nell’individuare il servizio della rete territoriale sociosanitaria cui affidare la persona non autosufficiente per la risoluzione del problema-bisogno complesso presentato insieme con la sua famiglia. E la famiglia, che è il soggetto più idoneo e titolato a presentarsi con il suo affanno-problema, va presa in carico insieme con il familiare. Solo in quest’ottica il Punto Unico d’Accesso diventa porta unitaria di accesso ai servizi della rete territoriale sociosanitaria per le persone “fragili” a garanzia di equità e unitarietà.
Da questo chiarimento deriva anche la precisazione che l’Unità di Valutazione Territoriale, purtroppo meglio conosciuta con l’acronimo di UVT, è parte integrante del Punto Unico d’Accesso, opera al suo interno, ne svolge funzioni specifiche in alcune fasi precise dei percorsi di presa in carico attivando processi di decodifica della domanda e/o dei bisogni, valutando in maniera multidimensionale la persona e i suoi bisogni/problemi, assumendo infine su di sé il complessivo percorso di presa in carico di questa nei percorsi di rete che dovrà effettuare.
L’Unità di Valutazione Territoriale non è quindi una “commissione”  esterna di esperti (quando anche lo fossero) che esprime giudizi e valori per “autorizzare” qualcuno o “qualcosa per qualcuno” senza occuparsi della persona (e della famiglia) e dei suoi bisogni. Non è una commissione esterna al Punto Unico d’Accesso cui inviare l’utente perché “autorizzi” il suo inserimento in RSA, Cure domiciliari, CDI, Casa protetta, Riabilitazione o Progetti ritornare a casa o, domani Progetti della LR162, arrogandosi il diritto di giudizio di esclusione o inclusione di qualcuno rispetto a questi diritti, peraltro, già esigibili. Non è una commissione che dimette dalle RSA o dalle Cure Domiciliari, dalla Riabilitazione etc., senza preoccuparsi del futuro percorso della persona dimessa che torna a casa o spesso, non può tornare a casa, salvo disperarsi con tutta la famiglia.
Tutto questo non ha niente a che fare con il Punto Unico d’Accesso e con le Unità di Valutazione Territoriali.
Allora poche parole per ricordare cosa è il Punto Unico d’Accesso.
Esso è il “luogo/funzione” della “presa in carico” dei bisogni delle persone, soprattutto di quelle con maggior “fragilità” e delle loro famiglie. La presa in carico si snoda attraverso “funzioni” (segnalazione, contatto, accoglienza, ascolto, decodifica, valutazione, progettazione personalizzata, verifica, riprogettazione), “processi-percorsi-fasi” (front office di 1° livello, front office di 2° livello, UVT) , ruoli professionali, attività organizzate (team work interprofessionali e interdisciplinari e interconnesse in rete), tutte funzionalmente raccolte nel sistema PUA/UVT (questa volta sia concesso per esigenze di brevità).
I diversi livelli organizzativi delle funzioni e dei processi-percorsi-fasi, sopra descritti, fanno dei diversi Punti Unici d’Accesso, attivati nel territorio, dei sistemi più o meno complessi in base alle esigenze organizzativo/logistiche delle singole realtà distrettuali, fino a concepire la possibilità che le stesse funzioni del Punto Unico d’Accesso possano essere svolte in un sistema di rete sociosanitaria dei diversi livelli di PUA/UVT (mi scuso per la seconda volta): la rete distrettuale dei Punti Unici di Accesso, proposta nei diversi Piani Locali Unitari dei Servizi alla persona della Provincia di Cagliari.
Per favore, se si è in disaccordo su questi principi, onestamente non è corretto parlare di PUA e UVT come di “Punto Unico d’Accesso” e “Unità di Valutazione Territoriale”: in un sistema di democrazia e rispetto per le opinioni, si indichi qualcos’altro per definire questi acronimi.
 

Aree tematiche: Rete dei servizi