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L'estensione dei tagli al sociale: dalla rete dei servizi al terzo settore
  3/11/2011
 

C’è un accanimento nei confronti del sociale e un’insistenza sull’esigenza di ridurre le prestazioni di welfare che è difficile spiegare in relazione alle crescenti domande di intervento che esprimono le famiglie italiane, ad una condizione generale – in particolare in termini di occupazione, di deprivazione economica – sempre più critica e più estesa.
Sui tagli alla rete dei servizi sociali abbiamo più volte pubblicato note e documenti. Un recente studio della Conferenza delle Regioni documenta, in particolare, i tagli ai due fondi più rilevanti: il Fondo nazionale delle politiche sociali e il Fondo per la non autosufficienza
Come abbiamo più volte documentato, i dieci Fondi a carattere sociale più importanti potevano contare, nel 2008, su stanziamenti complessivamente pari a 2 miliardi e 520 milioni. Gli stanziamenti sono scesi a 1 miliardo e 472 milioni nel 2010, la manovra di bilancio per il 2011 ha abbassato gli stanziamenti di bilancio a poco più di 549 milioni.
Non molto differenti sono i tagli che hanno effetti diretti sul terzo settore. Le varie manovre finanziarie richiamano il ruolo del terzo settore nella erogazione delle prestazioni di welfare. In realtà questo riconoscimento vale solo per alcune associazioni, solo una parte del terzo settore è ritenuta affidabile e, pertanto, solo ad alcune associazioni può essere attribuita la gestione di alcuni programmi. Nei vari documenti emerge la convinzione che il terzo settore deve essere finanziato con maggiore selettività, le norme devono essere più restrittive.
Con questa convinzione sono state ridotte le agevolazioni fiscali alle cooperative sociali, anticipando le disposizioni della legge delega, contenute in particolare nella clausola di salvaguardia, che avrà un impatto sul terzo settore molto più esteso. Ma i tagli si estendono ad altri istituti. Nonostante siano stati aggiornati pochi giorni fa gli elenchi del “5x1000” del 2009, sono moltissime le associazioni che dopo tre anni stanno ancora aspettando di ricevere i fondi. I pagamenti del 2009 stanno infatti arrivando solo per quanto riguarda le cifre inferiori ai 500mila euro. “È inaccettabile – dichiara il portavoce Forum Nazionale del Terzo Settore Andrea Olivero – che il 5 per mille venga erogato con una media di due anni di ritardo, che in questo caso rischia di toccare i tre. È impensabile lasciare le organizzazioni destinatarie senza fondi, e mettere a forte rischio la realizzazione delle loro attività sociali.”
“Chiediamo – come riporta l’agenzia Redattore Sociale – al Ministro dell’Economia di assolvere in tempi brevi al suo dovere e di trovare i fondi per le integrazioni di cassa. Il terzo settore italiano non può accettare questa situazione, tanto più in questo momento di grave crisi economica, che va a incidere pesantemente nella vita di tante famiglie e cittadini che vivono in uno stato di disagio e di bisogno, ai quali le organizzazioni sociali cercano di dare risposte, peraltro sempre più difficili, attivando progetti e servizi proprio con le risorse provenienti dal 5 per mille.”
Non sono rassicuranti, altresì, le notizie che la stessa agenzia Redattore Sociale riporta in questi giorni, sul servizio civile e l’Agenzia per il terzo settore.
La Conferenza Nazionale degli Enti del Servizio Civile (CNESC), in un suo comunicato, si dice indignata per l’ulteriore taglio che il governo ha deciso di fare, nella manovra di stabilità, delle risorse economiche previste per il servizio civile. “Dai 299 milioni stanziati per il 2008 si passa ai 68 milioni previsti per il 2012. Un taglio, in quattro anni, di oltre il 400%. 68 milioni di euro che non sono neanche sufficienti a coprire i costi nel 2012 dei posti messi a bando recentemente.”
La CNESC critica “l’irresponsabilità di un governo che vuole far morire una delle poche esperienze di cittadinanza attiva, di investimento positivo per i giovani”. “Colpisce inoltre – prosegue la nota – che lo stesso governo che sostiene che il SCN è la forma complementare alle FF.AA. di difesa della patria con mezzi e strumenti non armati e nonviolenti, poi tagli le risorse per gli studenti, i poliziotti, i soldati, gli insegnanti, i disabili, i giovani del SCN e mantenga le risorse per le armi e le cricche. Basta con la logica dell’emergenza che maschera la non volontà di investire sui giovani e sul futuro di questo nostro paese”.
“Noi siamo convinti che proprio nei momenti di emergenza, occorre alzare lo sguardo in avanti e fare scelte coraggiose che sanno scrutare l’orizzonte e disegnare un futuro di pace, di sviluppo sociale e difesa dei diritti di tutti. Basta con chi, ancora una volta, non ha il coraggio di sperimentare percorsi reali di inclusione e cittadinanza aperti anche ai giovani immigrati e su questo, come detto dal 2009, abbiamo una visione diversa dal Sottosegretario Giovanardi della difesa della Patria in modo non armato e nonviolento”.
La CNESC “chiede al governo e a tutte le forze politiche e sociali di difendere questo istituto della Repubblica Italiana, confermando per il 2012 almeno i 113 milioni di euro previsti. Chiediamo al Presidente della Repubblica, che ha sempre apprezzato e lodato l’esperienza del servizio civile, in qualità di Capo della Forze Armate, di prendersi a cuore il destino del servizio civile nazionale”. Secondo l’AON “nel 2012 rispetto ai 113 milioni di euro previsti, sono rimasti nel fondo del servizio civile solo 68 milioni di euro, con un taglio del 39%, insufficiente anche a coprire i costi dei giovani partiti recentemente nel 2011 e che termineranno il loro servizio nel prossimo anno. È palese che con queste premesse il servizio civile è destinato a morire”.
“Tutto questo è ancora maggiormente vergognoso se si pensa che contestualmente il Governo sta per gettare 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35. Chi difende la Patria, un cacciabombardiere o 50mila giovani impegnati per l’assistenza, la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali, nella protezione civile e nella difesa dei diritti di tutti?”
L’Agenzia per il terzo settore rischia di chiudere entro fine anno. A lanciare l’allarme è Stefano Zamagni, che dell’Agenzia è il presidente. “Non sappiamo se il Governo italiano, da cui dipende l’Agenzia, rinnoverà il mandato all’Agenzia. Mancano due mesi alla scadenza e non sappiamo ancora nulla. Se chiuderà tutte le competenze verranno trasferite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali che creerà un’apposita direzione. Ma ciò sarebbe un tornare indietro di anni, una grande perdita per il terzo settore.”
Nata nel 2002 come Agenzia per le onlus, dal maggio 2011 è diventata Agenzia per il terzo settore. Il suo compito è quello di vigiliare sulla “corretta osservanza della disciplina legislativa e regolamente” di onlus e terzo settore.