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Le politiche sociali con il sud
di Giuseppe D’Antonio 6/10/2011
 

La presenza e l'appassionato intervento del Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano nella suggestiva Basilica di San Gennaro, quartiere sanità di Napoli, hanno dato un particolare significato all'importante manifestazione promossa dalla Fondazione con il Sud per “celebrare e raccontare” i suoi cinque anni di vita.

Rivolto ai dirigenti della fondazione, al Cardinale Sepe, al sindaco Luigi de Magistris e a oltre trecento operatori del terzo settore delle regioni meridionali (ha partecipato anche una numerosa delegazione sarda), il Presidente Napolitano ha difeso con chiarezza l'assunto che le politiche sociali non costituiscono un “costo” ma una risorsa per lo sviluppo e la crescita socioeconomica del paese e l'infrastrutturazione sociale concorre nel generare coesione sociale, fondamento di qualsiasi sviluppo.

E lo ha detto, commuovendosi, quando ha elogiato l’Orchestra giovanile Sanitansamble composta da ragazzi del rione sanità che ha suonato nella basilica e quando ha salutato i ragazzi della cooperativa giovanile La Paranza che gestisce le catacombe di San Gennaro da poco riaperte al pubblico grazie a un progetto finanziato dalla Fondazione.

Venerdì è stata la giornata di apertura con Crescere al Sud, conferenza sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza nel Mezzogiorno, promossa con Save the Children e che ha visto la partecipazione di centinaia di educatori, operatori, esperti e giornalisti, ma anche la partecipazione dei ragazzi attraverso la sessione parallela del world cafè, coordinata dall'associazione Civitas Solis nel Chiostro di S. Maria alla Sanità. Un contributo importante è stato dato dalla testimonianza video di grandi scrittori meridionali, da Saviano a De Luca a Camilleri, che hanno raccontato la loro esperienza e il significato di "crescere al sud".

Un modo semplice e diretto per evidenziare la capacità di cambiare la vita delle persone che le politiche sociali rappresentano quando si traducono in progetti nei territori e, allo stesso tempo, un modo per riconoscere il ruolo che svolge il terzo settore, nelle sue diverse espressioni (volontariato, cooperazione sociale e associazionismo per la promozione sociale), nella costruzione di un welfare capace di ridare speranze alle comunità e interagire con i processi di sviluppo locale attraverso il consolidamento dell'economia sociale con “interventi e idee - come ha affermato Vittorio Coturri - non solo nuove ma che cambiano le cose”.

E in questo processo di cambiamento il Presidente Napolitano ha posto la “questione meridionale” come risorsa e opportunità per il paese: “o si cresce insieme o non si cresce” ha affermato.
Oggi, più che mai, la questione meridionale “non è solo questione criminale”, ha rilevato Fantozzi, ma soprattutto di politiche sociali capaci di trasformare in profondità il Mezzogiorno attivando risorse umane e finanziarie, costruendo patti di sussidiarietà tra i diversi attori pubblici, sistema produttivo, terzo settore e imprenditoria sociale orientati a ridefinire nuovi modelli di sviluppo in cui l'economia sociale deve svolgere un ruolo da protagonista.
Si assiste, invece ad un “uso strumentale della crisi per contenere il ruolo del terzo settore e dell'economia sociale” e, attraverso la manovra finanziaria, un federalismo egoistico e con la legge delega sull'assistenza si mortificano le politiche sociale e i diritti dei cittadini.

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