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I maltrattamenti agli anziani - Rapporto OMS-Europa
di Rosangela Vacca 4/10/2011
 

Il problema dei maltrattamenti agli anziani, un fenomeno verosimilmente assai più diffuso di quanto lascino intendere i pochi dati disponibili, è oggetto di un rapporto recentemente presentato dall’Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Dato l’impatto che i maltrattamenti possono avere sul benessere psicofisico dell’individuo, con conseguenze negative sulla qualità della vita tali da indurre talvolta perfino morte prematura, il fenomeno rappresenta sempre più una problematica di salute pubblica, oltre che una questione di elementare garanzia dei diritti umani e di solidarietà sociale a una fascia debole della popolazione.

Il rapporto evidenzia diverse lacune nella conoscenza del fenomeno, tra cui la carenza e le limitazioni dei dati disponibili (mancata standardizzazione delle definizioni operative, modalità di raccolta non sempre appropriate) e la carenza di ricerca specifica sull’argomento.
L’OMS fa sua una definizione proposta dall’associazione britannica Action on Elder Abuse nel 1993, secondo la quale per maltrattamento agli anziani si intende: “un atto singolo o ripetuto, o la mancanza di azioni appropriate, che all’interno di una relazione in cui vi sia un’aspettativa di fiducia, provochino danno o sofferenza a una persona anziana”.
I maltrattamenti sono perpetrati dunque principalmente da familiari o, talvolta, da operatori sanitari, a domicilio o presso le strutture di assistenza.
I maltrattamenti possono assumere varie forme:

  • maltrattamenti fisici (inclusi coercizione fisica e abusi nella somministrazione di farmaci)
  • maltrattamenti psicologici e affettivi
  • abusi di natura economica (uso improprio o illegale delle risorse economiche della persona anziana)
  • abusi sessuali
  • incuria e abbandono della persona anziana.

Le stime riportate nel rapporto sono preoccupanti: circa il 30% degli 8500 omicidi di persone ultrasessantenni che avvengono annualmente in Europa, sarebbero da porre in relazione a maltrattamenti.
Si stima inoltre che ogni anno almeno 4 milioni (2,7%) di persone anziane subiscano maltrattamenti fisici, 29 milioni (19,4%) maltrattamenti psicologici, 1 milione (0,7%) abusi di natura sessuale, 6 milioni (3,8%) abusi di tipo economico.

L’OMS ritiene che il maltrattamento agli anziani sia il risultato di una interazione complessa tra variabili di natura individuale, relazionale, sociale, culturale e ambientale e, sulla base della ricerca disponibile, ancorché ancora insufficiente, propone una serie di fattori di rischio, sia relativi alla vittima che al responsabile dell’abuso.
Tra i fattori di rischio relativi alla vittima ci sono il sesso (le donne sarebbero più a rischio), l’età (il rischio sembra aumentare con l’età), l’elevato grado di dipendenza (particolarmente a rischio sono, ad esempio, le persone affette da demenza).
I fattori che aumentano il rischio di mettere in atto maltrattamenti includono stress (burnout del caregiver), difficoltà economiche, precedenti comportamenti violenti, problematiche mentali (in particolare depressione), abuso di sostanze e in particolare di alcol.
Fattori relazionali quali un elevato grado di dipendenza dall’anziano, sia di natura economica che emotiva, la coabitazione e la qualità della relazione passata sono anch’essi associati al rischio di abusi, così come l’isolamento sociale e la mancanza di risorse e sistemi di supporto sociale.
La diffusione di norme culturali e sociali quali la discriminazione degli anziani (ageism), la tolleranza della violenza, la mancata coesione intergenerazionale, le disuguaglianze di genere, in qualche misura creano terreno fertile per il proliferare di maltrattamenti agli anziani.
Gli abusi perpetrati in strutture di assistenza sembrano essere favoriti da bassa qualificazione professionale, livelli elevati di stress nella vita privata e bassa soglia di tolleranza del personale, burnout, atteggiamenti negativi verso gli anziani, poca attenzione al rispetto delle norme vigenti.

Gli interventi di natura preventiva messi in campo in Europa sono numerosi e includono programmi di tipo educativo e formativo e schemi di supporto legale e psicologico, per i quali, tuttavia, le evidenze di efficacia sono ancora insufficienti.
L’OMS suggerisce pertanto una serie di misure da implementare a diversi livelli al fine di favorire la prevenzione del problema:

  • Sviluppare e implementare politiche e piani di intervento nazionali
  • Migliorare i sistemi di raccolta dei dati e di sorveglianza del fenomeno
  • Promuovere adeguata ricerca valutativa sull’argomento
  • Incrementare la capacità di dare risposta ai bisogni delle vittime
  • Favorire il coinvolgimento e le capacità degli operatori di rilevare e gestire casi di abusi e promuovere la diffusione delle buone pratiche
  • Porre in atto iniziative che riducano le disuguaglianze
  • Favorire la presa di coscienza del problema e destinare adeguate risorse economiche
  • Agire sui fattori protettivi attraverso un approccio legato al ciclo di vita e al rafforzamento della coesione intergenerazionale
  • Avviare iniziative volte a migliorare l’etica e la qualità dei servizi.
Aree tematiche: Anziani