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Una manovra contro le famiglie con reddito medio
  31/08/2011
 

Ogni legge, ogni programma ha un sistema di obiettivi e un suo target, un settore della popolazione sul quale le misure previste avranno gli impatti più rilevanti. La manovra finanziaria di agosto, il decreto legge 13 agosto n. 138, le sue integrazioni e modifiche, ricadono prevalentemente sulle famiglie che vivono del loro reddito mensile, un reddito medio, spesso non sufficiente oppure non erogato con regolarità e con il riconoscimento di tutte le previsioni contrattuali, persone e famiglie che aspettano la pensione per uscire dalla precarietà di una condizione. In maggioranza non sono né povere né escluse e ai loro figli riescono comunque ad assicurare la vita sociale dei loro coetanei, risparmiano su molte cose, ma in modo quasi “invisibile”, perché nessuno se ne deve accorgere.
I recenti emendamenti al decreto presentati nei giorni scorsi, non cambiano di certo il senso generale del provvedimento. Ancora una volta non ci sono scelte strutturali, ma solo disposizioni minute, come il mancato di riconoscimento degli anni di università ai fini del calcolo pensionistico, che intralciano e rendono vane le piccole strategie quotidiane che le famiglie e le persone realizzano per mantenere il proprio livello di vita.
Sono famiglie di un ceto medio impoverito o dei cosiddetti ceti popolari, per lo più dipendenti pubblici e privati, di carriere prevalentemente esecutive, ma anche piccoli negozianti, piccoli artigiani, pensionati. La crisi è ricaduta in buona misura su questi ceti sociali e nella gestione politica della crisi non c’è stato alcun atteggiamento protettivo nei loro confronti (non si è individuata una fascia protettiva esente o un calcolo progressivo in base al reddito) a differenza di quanto è stato fatto per altre aree sociali, quelle con livelli di reddito più elevato, con patrimoni, o, per esempio, con carriere politiche stabilizzate.
Il decreto di agosto, che si aggiunge ad altre manovre finanziarie estive, preoccupa perché avrà un impatto convergente sulle loro condizioni di vita, sul loro reddito mensile, sulle condizioni lavorative, sarà più difficile assistere un componente con disabilità o non autosufficienza, conciliare esigenze lavorative quotidiane con la vita familiare. Le disposizioni a cui ci riferiamo sono numerose: la soppressione di festività lavorative, l’introduzione di una contrattazione aziendale che rende possibile i licenziamenti senza giusta causa, l’aumento dell’età pensionabile e la modifica del calcolo della pensione escludendo gli incarichi ottenuti da meno di tre anni, l’incremento della possibilità di mobilità territoriale del lavoratore, la posticipazione del pagamento del trattamento di fine rapporto, il blocco di rinnovi contrattuali, la tredicesima mensilità come diritto condizionato ai risultati aziendali, il maggior carico fiscale sulle bollette elettriche, petrolifere, del gas e delle rinnovabili. La “condizionabilità” della tredicesima ha un forte valore simbolico, li rende consapevoli che ogni istituto può essere messo in discussione, che non c’è nulla di stabile e sicuro. La tredicesima è un reddito annuale aggiuntivo che svolge una funzione compensativa rispetto agli squilibri finanziari che possono essersi verificati nei mesi precedenti o di risparmio annuale, consente di fronteggiare spese straordinarie o il pagamento del mutuo.
Malgrado le affermazioni rassicuranti, la manovra finanziaria di agosto, la manovra di luglio e quelle precedenti (vedi anche Un nuovo pesante attacco al welfare e alle condizioni di vita delle persone di Remo Siza 20/07/2011) costituiranno una forte riduzione dei supporti di welfare alla famiglia. Il decreto di agosto aggrava le disposizioni della manovra di luglio, prevede una ulteriore riduzione delle risorse trasferite ai comuni e alle regioni e questa riduzione avrà inevitabilmente un impatto molto forte sulla rete dei servizi sociali territoriali o incrementerà la partecipazione alla spesa dei cittadini. Il decreto modifica, altresì, le scadenze previste dal provvedimento finanziario del luglio scorso anticipando il riordino dei criteri di accesso alle indennità di accompagnamento, di invalidità, agli assegni sociali, alle pensioni di reversibilità, prestazioni che oramai erano considerate dai beneficiari come diritti acquisiti su cui contare in caso di disabilità o malattia prolungata, parte costitutiva del complessivo reddito familiare.
Il nuovo welfare, come stabilisce il disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, non sarà per tutti, ma solo per le persone veramente “bisognose” e povere (art.10, comma 1). Riducendo il numero dei beneficiari e l’entità delle prestazioni loro assicurate (solo quelle puramente riparative, prevalentemente monetarie), i risparmi saranno notevoli. Le famiglie con reddito medio dovranno trovare altri modi, altre risorse per affrontare i loro bisogni di cura.