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La legge 162 e il Fondo per la non autosufficienza
di Remo Siza 5/11/2010
 

La netta diminuzione delle risorse destinate al finanziamento dei piani personalizzati per le persone con disabilità e la modifica dei criteri per l'erogazione dei finanziamenti sono diventati oramai un caso nazionale, anche per la rilevanza che ha assunto in questi anni l’esperienza sarda. Il sito web “Superando”, l’agenzia di stampa “Redattore sociale” hanno ospitato più volte interventi della FISH e dell’ABC, di varie famiglie di persone con disabilità.

Gli interventi richiamati evidenziano le seguenti criticità del provvedimento:
- l’entità della diminuzione delle risorse pari a 25 milioni di euro sullo stanziamento dell’anno scorso pari a 116 milioni;
- il tetto massimo di spesa stabilito in appena 91 milioni di euro;
- l’adozione del provvedimento da parte della Giunta Regionale della Sardegna in ritardo in riferimento alla scadenza, prevista per il 15 dicembre prossimo;
- l’affidare ai medici di medicina generale la valutazione comporta una costo per le famiglie o per la regione, in questo caso sarà necessario pervenire ad un accordo integrativo regionale con i medici stessi. Per di più rischia di ripetere la valutazione medica già eseguita al momento della certificazione della disabilità grave e sacrifica impropriamente il ruolo dell’assistente sociale;
- è individuata una soglia dell’indicatore della situazione economica equivalente in 8.000 euro, al di sopra della quale è prevista una riduzione progressiva consistente e punitiva. Si tratta di una soglia vicina a quella della povertà e che rischia di premiare la stessa evasione fiscale;
- crea barriere culturali all’accesso, in quanto la procedura è complessa ed è necessario espletarla in pochi giorni. È prevedibile che le persone più semplici e meno scolarizzate rinuncino;
- non è stato avviato alcun controllo per evitare gli abusi e favorire l’appropriatezza degli interventi e delle prestazioni.
 
Alle criticità evidenziate dalle associazioni, si possono aggiungere due ulteriori considerazioni. Ammesso che si possa stabilire un tetto non in riferimento agli erogatori di prestazione, ma rispetto al numero dei beneficiari, il tetto di 91 milioni di euro è chiaramente sottodimensionato.
È bene precisare, comunque, che nessun governo nazionale dalla data di istituzione dell’indennità di accompagnamento (Legge 11 febbraio 1980, n. 18) e sebbene le indennità riconosciute siano cresciute di 800.000 negli ultimi sette anni, ha individuato un numero massimo di indennità erogabili e lo stessa scelta è emersa in relazione agli assegni sociali o alle pensioni di invalidità.
Il tetto è sottodimensionato in relazione ad alcuni dati sull’incidenza della disabilità.
L’indagine ISTAT 2007 individua in 2.600.000 le persone in condizione di disabilità che vivono in famiglia, pari al 4,8% della popolazione italiana e sostanzialmente lo stesso valore si rileva in Sardegna (il tasso standardizzato è attorno al 5,5%). L’indagine non tiene conto dei minori di sei anni, che si stimano attorno ai 200.000 in tutta Italia.
Pertanto, i conti sono presto fatti: o si riduce di molto il finanziamento di ciascun piano personalizzato oppure si esclude dai benefici un numero molto elevato di persone con disabilità grave.
D’altra parte l’ISTAT riconosce come persone con disabilità soltanto persone con gravi compromissioni: “Sono considerate persone con disabilità coloro che, escludendo le condizioni riferite a limitazioni temporanee, hanno dichiarato di non essere in grado di svolgere le abituali funzioni quotidiane, pur tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi sanitari (protesi, bastoni, occhiali, etc.). Le funzioni essenziali della vita quotidiana comprendono: le attività della vita quotidiana (autonomia nel camminare, nel salire le scale, nel chinarsi, nel coricarsi, nel sedersi, vestirsi, lavarsi, fare il bagno, mangiare), il confinamento a letto, su una sedia (non a rotelle), in casa e le difficoltà sensoriali (sentire, vedere, parlare)”.
 
Se ci riferiamo alle indennità di accompagnamento in Sardegna, i beneficiari erano (al gennaio 2009) 69.419, pari al 4,2% della popolazione sarda: è evidente che molti di questi saranno esclusi dai benefici della 162.
Una seconda considerazione è riferibile al fatto che i piani personalizzati di sostegno di cui alla Legge 162/98, sono parte del Fondo per la non autosufficienza e ne costituiscono una consolidata linea di supporto sociale e di sostegno all’integrazione sociale delle persone con disabilità grave e per i loro familiari.
Il Fondo, come è noto, è stato istituito con  l’art. 4 della legge finanziaria 2007. Le azioni previste dal Fondo regionale forniscono un ventaglio di possibili interventi che i servizi sociali e sanitari possono fornire in relazione alle necessità della persona e alle sue specifiche condizioni di salute.
Rientrano tra quelle di maggiore rilevanza le seguenti azioni:
a) i piani personalizzati per persone con disabilità grave di cui alla legge n. 162 del 1998;
b) il programma sperimentale “Ritornare a casa”;
c) il programma per l’istituzione della rete pubblica delle assistenti familiari di cui alla legge regionale n. 4 del 2006, articolo 17, comma 4;
d) il programma “interventi immediati”, misure di sostegno compatibili con l’immediatezza del bisogno o la rapida progressione della condizione di disabilità (il primo finanziamento era pari a 8 milioni di euro);
e) il potenziamento dell’assistenza domiciliare e delle cure domiciliari sanitarie;
f) il finanziamento di leggi regionali a favore di soggetti con particolari patologie (legge regionale n. 27 del 1983; legge regionale n. 11 del 1985; legge regionale n. 20 del 1997; legge regionale n. 6 del 2004);
g) le risorse per la copertura degli oneri a carico dei comuni per il pagamento della quota sociale per i servizi residenziali e semiresidenziali erogati a favore delle persone non autosufficienti e non abbienti.
 
Il programma 162 è cresciuto dal 2000 fino ad oggi, coinvolgendo un numero progressivo di utenti e di famiglie, lo stesso è però accaduto per le varie leggi di settore che prevedono l’erogazione di provvidenze a favore di soggetti affetti da gravi patologie come neoplasia maligna, nefropatia, talassemia, emofilia ed emolinfopatia. La spesa per queste provvidenze è cresciuta molto in questi anni, seppure assicurino protezione sociale solo ad alcune patologie e ne escludano molte altre.
Probabilmente è necessario chiarire che cosa s’intende fare del Fondo per la non autosufficienza nel suo complesso e quale equilibrio si intende stabilire tra le sue parti.