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Società civile e politica. Globalizzazione e salute
di Pino Frau 3/05/2011
 

Leggo su Wikipedia, l'enciclopedia libera, che la società civile sarebbe "un'aggregazione di cittadini riferita alla loro convivenza in uno Stato". Per il filosofo Hegel la società civile è "l'organizzazione finalizzata a soddisfare i bisogni dei singoli e in essa si raggiunge un equilibrio armonico". Il termine richiama immediatamente i concetti di società evoluta, sviluppata, e aperta al progresso nell'accezione più vasta possibile, scientifico, tecnico, etico-morale, etc.
Un elemento su cui viene attirata l'attenzione di noi persone così dette comuni è quello relativo al nostro posizionamento nella società civile in opposizione alla politica, considerato che storicamente la società civile nasce per certi versi in antitesi alla politica. È una veduta su cui concordano studiosi e comuni cittadini anche se con i dovuti distinguo legati ai diversi momenti storici e alle diverse realtà degli stati nazionali, delle comunità locali e delle singole persone. Infatti, la società civile ha sempre rivendicato la sua autonomia dalla dimensione politica con diversa intensità nei vari momenti storici e con più o meno accentuazione della distanza tra la sua originarietà e autonomia legata al desiderio di autodeterminarsi nella sua essenza costitutiva come organizzazione finalizzata a soddisfare i bisogni concreti, reali e contingenti dei singoli rispetto alla dimensione astratta e distante della politica.
In questa frattura tra il cosidetto paese reale e la realtà politica distante, innesta la sua crisi principale lo sviluppo della società civile italiana soprattutto in questi ultimi anni assalita dal dubbio se considerarsi "rifugio" dei singoli cittadini e delle loro aggregazioni per la sopravvivenza o interessarsi in maniera attiva della vita politica e istituzionale per contribuire al perseguimento di obiettivi di pubblica utilità. In questo dubbio continuo ci sembra che lo sviluppo di questa nostra società civile si dipani in un incontro-scontro con la politica in cui obiettivi, risorse e strategie sempre meno passano da una sfera all'altra, come dovrebbe essere, attraverso processi di osmosi, opposizione, compartecipazione, come sostengono alcuni studiosi.
Una analisi, forse superficiale, ma sicuramente immediata perché emergente dal profondo del "cuore" e del pensiero comune, porta a considerare che sarebbe meglio ritornare alla dimensione originaria della nostra società civile capace di rivendicare autonomia dalla sfera politica quando non "opposizione" vista la distanza, a tratti incolmabile tra la politica, immersa nei suoi gossip, distratta e astratta, autoreferenziale e dall'altro il Paese alle prese con i problemi contingenti, concreti e reali, aggravati oggi dalla crisi economica internazionale e nazionale che, peraltro, appare al comune cittadino esclusivamente solo finanziaria e speculativa. E rimane dunque la domanda: come società civile, nella sua autonomia dalla politica e come comuni cittadini innestati al suo ceppo dobbiamo fare politica? Dobbiamo inventarci come società civile un altro ruolo "politico" o persistiamo in un ruolo "anti-politico"? In teoria la società civile non dovrebbe essere per sua definizione né anti-politica, né anti-istituzionale. Ma oggi, si parla molto di anti-politica, come rifiuto di un certo tipo deludente, corrotto, autoreferenziale di gestione della cosa pubblica, anche se non sempre è stato così, basti pensare, per quanto riguarda tempi non molto lontani a cosa avvenne nel '91-'93 in seguito al terremoto "Mani pulite", quando la società civile italiana entrò massicciamente nella vita politica del paese in un tentativo, per certi versi forse fallito, di rinnovamento e risanamento.
Ci piacerebbe certo poter aspirare a far parte di una società civile intesa come "rifugio" di noi singole persone e cittadini e delle nostre aggregazioni per il perseguimento di obiettivi di pubblica utilità lontano dalla vita politica ma camminando in parallelo ad essa o addirittura, quando necessario, dentro la vita politica ed istituzionale. Un incontro-scontro in cui obiettivi, risorse e strategie sempre più spesso possano "passare da una sfera all'altra attraverso processi di osmosi, opposizione, compartecipazione", come sopra accennato.
In questa ottica positiva, a prescindere dalla nostra situazione specifica del momento, proviamo a ragionare positivamente prendendo coscienza che la società contemporanea rispetto a quelle della storia passata ha delle caratteristiche peculiari collegate alla tipologia di sviluppo cui è andata incontro, sviluppo a sua volta caratterizzato in maniera preponderante dalle innovazioni tecnologiche che hanno attraversato il suo percorso. La stessa dimensione "tempo" con le sue velocità non è indifferente alla realizzazione dello sviluppo moderno della società civile al punto che innestandosi nella dimensione "spazio" ha imposto una nuova dimensione "spazio-tempo" che sta modificando in termini globali la dimensione stessa dello stare dell'uomo nel pianeta e nel mondo organizzato.
In accordo con l'orientamento dei più noti sociologi e politologi e sulla base di numerose rilevazioni di istituzioni internazionali , viviamo in questa società contemporanea sempre più contraddistinta da almeno tre direttrici fondamentali: l'insieme dell'umanità si sta interconnettendo attraverso una rete di rapporti che si estende progressivamente all'intero pianeta; la rapidità e profondità dell'evoluzione dei modi di vita quotidiani, determinata dalle innovazioni tecnologiche, rappresenta una novità assoluta nella storia umana; le trasformazioni antropologiche ed ecologiche globali, dovute all'interazione tra fattori evolutivi (sociali, culturali,economici, tecnologici), sono di una ampiezza senza precedenti. Riteniamo allora fondamentale per un nuovo inizio di partecipazione civile acquisire due livelli di consapevolezza, il primo è che i mutamenti in atto stanno modificando, in modo irreversibile, il nostro modo di vivere quotidiano, il nostro modo di pensare e di percepire il mondo e la convivenza umana; il secondo è che non abbiamo coscienza del grado di percezione e consapevolezza raggiunto dalle diverse persone con le quali conviviamo, operiamo, percorsi tratti di vita e di lavoro comuni.

Per questo ci pare utile una riflessione su alcune direttrici su cui va impostandosi lo sviluppo della società contemporanea e le sue dinamiche perché coinvolgenti gli operatori della salute che partecipano sui versanti sanitario, sociale e sociosanitario.

Diffusione dei mezzi di comunicazione: disponiamo ormai di una grossa rete di mezzi di comunicazione sia "passiva" (radio, televisione) sia "attiva" (telefoni fissi e mobili). I collegamenti delle informazioni via internet si stanno diffondendo con grande rapidità al punto da rimodellare i fondamenti materiali della società moderna. Ne stanno conseguendo rivoluzioni delle strutture produttive, dei rapporti sociali e della vita quotidiana e dei modelli organizzativi dello stato e della politica in quanto le nuove tecnologie di comunicazione costituiscono un determinante strumento di consenso.

Globalizzazione: la globalizzazione nei suoi aspetti economici e sociali modella progressivamente la vita delle società civili degli stati che progressivamente sono coinvolti in maniera attiva o passiva dal fenomeno mondiale. I modelli di vita e di consumo della società civile globalizzata sono il risultato di una interconnessione che collega tutti gli stati del mondo. Una delle maggiori criticità della globalizzazione in termini politici è rappresentata dalle interferenze sulle funzioni delle istituzioni politiche tradizionali degli stati fino alla riduzione delle stesse con diverse conseguenze a volte negative sulle autonomie e autodeterminazioni dei singoli stati e quindi della stabilità sociale. Si parla ormai in termini di "salute globale" e di "welfare globale" le cui sfide non possono lasciare indifferenti gli operatori della salute.

Cambiamento e tensioni sociali: lo sviluppo della società civile non può prescindere dal cambiamento, ma questo porta con sé le dinamiche delle tensioni sociali ad esso connesse e la società moderna è soggetta più di quelle antiche alle tensioni sociali derivanti dal cambiamento che oggi non si presenta più come "lenta evoluzione" ma come "invasione inarrestabile e irreversibile" che mina le certezze e le stabilità conseguite nel tempo. La percezione di diversi livelli di insicurezza e di instabilità da parte di individui, di gruppi o di intere comunità si riflette in disagi sociali quando non in sensazioni di minacce che si traducono in tensioni nel mondo del lavoro, della convivenza civile nelle città e nei rapporti tra le persone. Ciò comporta modifiche nella vita materiale (famiglia, scuola, lavoro, reddito, residenza), psichica e culturale ( necessità di allargare o restringere i rapporti tra le persone, allargare o restringere le conoscenze e le capacità professionali). La velocità con cui l'evoluzione sociale si sviluppa rappresenta elemento cardine del governo dello stesso sviluppo in considerazione dello stravolgimento che viene provocato nelle antiche consuetudini, credenze politiche e religiose, tradizioni socioeconomiche, etica tradizionale e convinzioni morali. Il rischio di forme di fondamentalismo è ormai evidente e manifesto e trova radici proprio in questo rifiuto del cambiamento troppo veloce. La stessa opposizione verso le nuove povertà, diversità culturali e religiose, orientamenti sessuali e ineguaglianze portate dalla globalizzazione è segno di contraddizione dello sviluppo della società contemporanea. Alcune scelte personali si fanno urgenti soprattutto in tema di qualità della vita in considerazione del suo allungamento spesso legato all'impiego di strumentazioni di alta tecnologia che subentrano e sostengono le normali funzioni fisiologiche e vitali in particolari condizioni di patologie cronico degenerative e per particolari eventi acuti.

Ambiente e rottura degli equilibri naturali: l'impatto sull'ambiente della globalizzazione con la crescita della popolazione e soprattutto dei consumi globali si riflette come impatto forte sull'alterazione marcata degli equilibri naturali, che, al di là di rappresentare il giusto prezzo da pagare allo sviluppo della società contemporanea, non può non essere governato con la ricerca di alternative correttive alle forme di sviluppo per renderlo "sostenibile" e accettabile ai fini della qualità della vita e della salute.

Il potere della società civile e le sue anime: si riconosce alle "società civili" moderne un ruolo di potere che influisce nella vita pubblica reagendo alle politiche, ai governi e, in genere, ai cosidetti "poteri forti" in settori come l'economia, il lavoro, l'ambiente, la convivenza civile, la salute. Le anime di questo potere sono rappresentate dai movimenti e dall'associazionismo che raggruppano idee e visioni riguardo ai settori menzionati rivendicando con le loro iniziative diritti universali, di categoria e individuali. I movimenti spesso riescono ad influire e condizionare la politica e i diversi poteri anche quando non raggiungono gli obiettivi concreti. Sicuramente svolgono funzione di coscienza civile, di diffusione di pensiero e di crescita culturale e sociale delle comunità civili essendo spesso l'unico luogo di elaborazione, o anche solo di ascolto, delle problematiche concrete e reali della cittadinanza.
In questo contesto la "salute globale" è ormai concetto chiaro e disciplina che affronta il tema della salute nei suoi aspetti collegati alla globalizzazione: la dimensione globale dell'uomo inserito in una società globale e dove i determinanti della salute sociali, economici e politici sono visti nell'ottica della globalizzazione mondiale. La salute analizzata in questa prospettiva non può essere scollegata dalle politiche economico-finanziare-sociali della comunità internazionale che svolge un ruolo chiave nella governance della salute globale stessa.

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