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Istituita la figura del Garante regionale dei diritti dei detenuti
di Pier Paolo Pani 3/05/2011
 

Il 7 febbraio 2011, il Consiglio Regionale della Sardegna ha approvato un'importante legge per la tutela dei detenuti. Con questa legge, denominata Sistema integrato di interventi a favore dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria e istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, anche la Sardegna si dota di una struttura di vigilanza e di intervento volta ad assicurare condizioni di parità, rispetto alle persone in stato di libertà, delle persone soggette a provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
La legge è articolata in due capi: il capo primo si occupa del sistema integrato di interventi a favore dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria; il capo secondo istituisce il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.
I principi che informano la legge, e le sue finalità sono descritti nell'articolo 1, secondo il quale la Regione "concorre a tutelare e assicurare il rispetto dei diritti e della dignità delle persone adulte e dei minori presenti negli istituti penitenziari o ammessi a misure alternative e sostitutive della detenzione, negli ospedali psichiatrici giudiziari, nei centri di identificazione ed espulsione e nelle strutture sanitarie in quanto sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, a favorire la loro rieducazione, a ridurre il rischio di recidiva e ad agevolare il loro reinserimento sociale e lavorativo". La Regione, inoltre, "esercita le necessarie funzioni di indirizzo e coordinamento con le ASL, gli enti locali territorialmente competenti, gli organismi di volontariato e gli altri soggetti pubblici e privati interessati alle politiche di inclusione e di reinserimento sociale a favore dei detenuti, dei soggetti a misure alternative e sostitutive alla detenzione e degli ex detenuti, al fine di garantire un sistema regionale integrato di interventi".
Gli altri articoli del capo primo riguardano gli interventi per le persone a maggiore rischio di discriminazione ed ingiustizia nel contesto carcerario (donne, minori, stranieri) e gli ambiti di intervento prioritario (tutela, promozione ed educazione alla salute; istruzione e formazione; reinserimento lavorativo e sociale; attività trattamentali e sostegno alle famiglie; programma integrato di interventi).
Al capo secondo, la legge definisce le funzioni del Garante dei detenuti, i criteri per la sua nomina, i rapporti con gli organismi di garanzia e istituzioni, la sede ed organizzazione della struttura, il finanziamento per il funzionamento della stessa e per l'attuazione della legge nel suo complesso.
Il Garante viene eletto dal Consiglio Regionale e ha sede presso lo stesso Consiglio Regionale. Esso, in collaborazione con le competenti amministrazioni dello stato e con quelle locali, verifica l'applicazione della legge in merito alle condizioni dei detenuti e delle persone soggette alla restrizione della libertà, vigila sulla qualità della vita, sul rispetto del diritto alla salute, all'istruzione, sulle attività di recupero e sui processi di inclusione sociale. Esso segnala, inoltre, agli organi competenti i fattori di rischio e formula indicazioni e proposte per assicurare il pieno rispetto dei diritti di detenuti.
Con questa legge, la Sardegna si aggiunge alle regioni (prima fra tutte il Lazio nel 2003, poi Lombardia, Campania, Marche, Sicilia), alle province (Lodi, Milano) e ai comuni (Bergamo, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Nuoro, Pisa, Pescara, Reggio Calabria, Rovigo, San Severo, Sulmona, Sassari e Torino) che si sono dotati di questo strumento per affrontare le problematiche della popolazione privata della libertà personale.
La legge risulta dalla fusione di due proposte: quella del Consigliere Claudia Zuncheddu e quella della Commissione consiliare per i Diritti Civili. La sua promulgazione è argomento di grande soddisfazione per le associazioni, in primo luogo l' "Associazione 5 novembre", che da anni si battono per il riconoscimento dei diritti delle persone che in Sardegna, oltre che essere private della libertà personale, sono costrette a condizioni di vita intollerabili.
In dodici istituti di pena, fra i quali insistono tre colonie penali, a fronte di una capienza pari a 1957 detenuti, le persone recluse sono circa 2300. Al sovraffollamento fa riscontro la riduzione del personale di custodia, con 1180 agenti di polizia penitenziaria in servizio a fronte di una pianta organica di 1324. D'altra parte, in Sardegna la legge n. 199 del 26 novembre 2010 "Disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno", la cosiddetta "legge svuota carceri", ha consentito l'uscita dal carcere di appena 36 persone.
In Sardegna, una percentuale oscillante tra il 30 e il 40% dei detenuti ha problemi di tossicodipendenza, mentre le persone con malattia mentale rappresentano circa il 30% dei reclusi e ulteriori cinquanta sardi con disturbo mentale sono custoditi negli ospedali psichiatrici giudiziari della penisola. Inoltre, i dati nazionali riportano percentuali di sieropositività per l'HIV tra i detenuti del 7-10%, mentre il 38% è affetto da epatite C e il 52% da epatite B.
I bisogni speciali di queste persone si gioverebbero certamente del rapido trasferimento delle competenze sanitarie dal Ministero della Giustizia alla Regione Sardegna. Tuttavia, per le regioni a statuto speciale, l'applicazione del DPCM del 1 aprile 2008, che stabilisce "Le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria", richiede che il suddetto trasferimento avvenga "con le modalità previste dai rispettivi statuti e dalle correlate norme di attuazione". A tutt'oggi si è in attesa della approvazione dell'accordo stato-regione che definisce queste norme.
Considerato questo scenario, l'istituzione del Garante dei detenuti oltre che rappresentare un segnale importante di attenzione da parte dell'istituzione regionale per il mondo carcerario, mette in campo una risorsa preziosa per la promozione dei diritti umani e la vigilanza sul loro rispetto.