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La Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità
  5/09/2013
 

Alla quarta “Conferenza Nazionale sulle politiche della disabilità”, al Centro Congressi di Bologna, è emersa la volontà di trovare soluzioni concrete e tecnicamente corrette per evitare sprechi, favorire l’inclusione sociale e i diritti di tutti, indipendentemente dalla disabilità o dalla patologia di origine.
La conferenza è stata un’occasione di confronto fra le istituzioni e le organizzazioni rappresentative (il principio a cui si è voluto rispondere è “nulla su di noi senza di noi”), sulle misure previste per l’attuazione del Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, documento elaborato a marzo dall’Osservatorio Nazionale. Il Programma prevede sette linee di intervento che coprono trasversalmente gli aspetti più importanti per la realizzazione della piena inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità e per ogni intervento individua l’obiettivo e il tipo di azione necessaria per conseguirlo. Tra le proposte più significative, di stretta competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la prima riguarda il superamento della nozione di invalidità civile introducendo definizioni e modelli di valutazione e intervento sulla disabilità sulla base di principi ispirati all’ICF. Il programma propone, infatti, di basarsi sul “funzionamento” globale della persona valutato sull’intero fronte dei suoi diritti/doveri, così che la valutazione assuma un significato di operativo supporto alla progettazione personalizzata, superando definitivamente le logiche “tutte al negativo” di percentualizzazione dell’inabilità/invalidità, della capacità lavorativa, della disabilità e riconducendo ad unità la frammentazione normativa esistente.
Una buona notizia arriva dal Ministro del Lavoro Enrico Giovannini, il quale ha parlato del fondo per le assunzioni delle persone con disabilità, che potrebbe passare da 2 a 12 milioni quest’anno e a 22 milioni l’anno prossimo. Una novità positiva per garantire l’inserimento lavorativo per le persone con disabilità, una delle tante aree su cui si deve lavorare per arrivare a un complesso e definitivo mutamento sociale e culturale del modo di concepire la disabilità. Esiste, ancora, una società che è, da un punto di vista pratico, preclusa alle persone con disabilità in molti suoi aspetti, in cui la mobilità è un problema grande, in cui solo una piccola percentuale in età lavorativa è occupata, in cui la partecipazione alla vita sociale è minima e non soddisfacente. L’apertura alla disabilità di molti settori della società, per quanto molto spesso solo teorica, è frutto di un lungo cammino che coinvolge un’infinità di attori e di contesti diversi. Un cammino che passa attraverso leggi, battaglie per i diritti, mass media e sviluppo culturale e sociale, che porta a una rappresentazione sociale del fenomeno radicalmente diversa e più umana.
Alla conferenza si è parlato del disability manager, una figura che si occupi di seguire le situazioni delle persone con disabilità e che possa diffondere una cultura di integrazione. Oltre a un cambiamento culturale serve l’impegno anche dalla parte politica, far fronte alle reali priorità della società e ridurre a zero i tagli ai fondi.
Da Bologna si auspicano quindi cambiamenti profondi, che possano da un lato mutare il modo stesso delle persone con disabilità di percepirsi e vivere la propria condizione, le proprie relazioni sociali, le possibilità di realizzarsi o di costruirsi un futuro, dall’altro, sradicando pregiudizi e paure, creare una società più aperta, più disponibile, in grado di riconoscere diritti e bisogni una volta impensabili per coloro che hanno delle disabilità. Il Ministro ha affermato la necessità di garantire un servizio sociosanitario adeguato a questi bisogni, ma la tendenza è ancora quella di affrontare il tema della disabilità concentrandosi non sulle capacità di un individuo, ma sulle sue “non-capacità”, non sulle doti ma sulle carenze, non sui risultati ottenuti ma su quelli che la disabilità preclude.