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Innovazioni e criticità nella sperimentazione della nuova social card
  4/02/2013
 

 

Il 15 gennaio scorso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con Ministero dell’Economia e delle finanze, con la firma del relativo decreto, ha dato il via alla sperimentazione della nuova social card.
Saranno 15 mila le famiglie coinvolte dalla sperimentazione della nuova social card, nei 12 comuni con più di 250 mila abitanti (Milano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Venezia, Verona, Genova, Bologna, Bari, Catania e Palermo).
La nuova social card affianca il programma relativo alla Carta acquisti ordinaria, già operativo su scala nazionale, introducendo soluzioni tecniche molto interessanti e modalità di applicazione per certi versi innovative. Il suo grave limite è costituito dall’inconsistenza del suo finanziamento. La sperimentazione, che avrà una durata di un anno, potrà usufruire infatti di un budget complessivo di circa 50 milioni di euro.
Il decreto abroga le disposizioni del 2010 che prevedevano che fossero gli enti caritativi a gestire sostanzialmente la sperimentazione affidandola, invece, ai Comuni.
In caso di famiglia a due componenti rispondenti ai parametri di reddito verrà elargito il minimo di 231 euro, mentre si passerà a 281 per i nuclei di tre persone, a 331 per quelli di quattro e, infine, a 404 per le famiglie da cinque persone o più.
I Comuni per almeno la metà dei nuclei beneficiari devono predisporre un progetto personalizzato, volto al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale. I nuclei beneficiari per cui non è predisposto il progetto costituiscono il gruppo di controllo ai fini della valutazione della sperimentazione. In realtà, in Europa la modalità di intervenire nei programmi di contrasto della povertà con un progetto personalizzato è da decenni ampiamente sperimentata e i risultati positivi sono stati ampiamente evidenziati da numerose ricerche.
La scelta dei Comuni solo su base demografica per la sperimentazione di una misura che sarà comunque estesa a tuto il territorio nazionale è ugualmente molto debole. Nessuna città sarda è stata coinvolta nella sperimentazione, sebbene l’incidenza della povertà in Sardegna nel 2011 è risultata pari al 21,1% delle famiglie e con un incremento rispetto all’anno precedente di quasi tre punti percentuali. La Sardegna ha un incidenza pari quasi al doppio di quella nazionale e Regioni come la Lombardia, il Veneto, l’Emila Romagna, la Toscana, incluse nella sperimentazione, hanno un’incidenza della povertà attorno al 5%.