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Il Piano nazionale per la salute mentale
  4/02/2013
 

 

Il grosso delle difficoltà nel perseguimento della qualità dell’assistenza per la salute mentale risiede nella inadeguata applicazione dei principi e degli obiettivi fissati dalla legge, dai piani sanitari e dai progetti obiettivo di intervento. I lavori della Commissione d’inchiesta sul SSN, presieduta dal senatore Ignazio Marino, hanno ripetutamente evidenziato come, a fronte di una legislazione di avanguardia e di modelli di riferimento di eccellenza sviluppati in Italia nel campo della salute mentale, il risultato del disimpegno politico e amministrativo si traduca in interventi sociosanitari carenti e lacune assistenziali gravi, fino a situazioni di degrado.
Un impulso recente alla riqualificazione degli interventi in capo alle regioni e alle ASL in questo ambito ci proviene dal nuovo Piano di azioni per la salute mentale. Il documento, elaborato dal Ministero della Salute in collaborazione con il Gruppo tecnico Interregionale Salute Mentale (GISM) della Conferenza delle Regioni, definisce gli obiettivi di salute per la popolazione, le azioni e gli attori necessari per conseguirli, i criteri e gli indicatori di verifica e valutazione. In particolare, individua alcune aree omogenee, ritenute prioritarie, sulle quali orientare progetti specifici e differenziati, di livello regionale e locale, che prevedano l’implementazione di percorsi di cura capaci di intercettare le attuali domande della popolazione e che contribuiscano a rinnovare l’organizzazione e l’integrazione dei servizi, le modalità di lavoro, i programmi clinici offerti.
Le aree indicate sono quella degli esordi-intervento precoce, dei disturbi comuni ad alta incidenza e prevalenza (depressione, disturbi d’ansia), dei disturbi gravi persistenti e complessi, dei disturbi dell’infanzia e adolescenza. Altre aree di interesse individuate dal piano, sulle quali viene richiamata l’attenzione, sono: i disturbi dell’umore, la prevenzione del suicidio, i disturbi della personalità e i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi dello spettro autistico, i trattamenti psichiatrici residenziali, i problemi della salute mentale degli immigrati. Particolare attenzione viene dedicata, inoltre, alle aree di integrazione fra servizi necessarie per assicurare la continuità delle cure. Fra queste rientrano l’area della transizione fra gli interventi in età evolutiva e quelli in età adulta, l’area delle dipendenze patologiche, quella della disabilità degli adulti e degli anziani, quella dell’assistenza penitenziaria e dell’assistenza agli autori di reato, quella relativa alla presa in carico dei reclusi in OPG.
Un aspetto fortemente qualificante del Piano è rappresentato dalla ridefinizione del concetto di LEA (Livello Essenziale di Assistenza) in salute mentale, laddove il riconoscimento della complessità, multifattorialità e necessità di integrazione degli interventi, ne giustifica la declinazione nei termini di “percorso di presa in carico e di cura esigibile”, incoraggiando così il superamento dell’approccio “prestazionale” alla domanda di cura. Il LEA così concepito dovrebbe assicurare e rendere esigibili:
  • accessibilità, presa in carico, continuità delle cure, personalizzazione del progetto;
  • percorsi a differente intensità assistenziale, in rapporto ai bisogni di cura;
  • servizi flessibili, orientati sui bisogni e sulle persone;
  • percorsi esigibili individualmente, anche quando inseriti in attività di gruppo o in attività comunitarie.
Altro aspetto rilevante, correlato con la ridefinizione dei LEA per la salute mentale, è il coinvolgimento di tutti i servizi sanitari e sociosanitari della ASL. La ASL deve, infatti, assicurare la presa in carico dei bisogni della persona con problemi di salute mentale nel suo complesso, con il coinvolgimento della sua organizzazione e dei suoi servizi ed integrando gli interventi con quelli della rete dei servizi sociali e non delegando l’assistenza in toto al DSM ed ai Servizi per la Neuropsichiatria Infantile e Adolescenziale.
Il piano è stato approvato nei giorni scorsi dalla Conferenza Unificata, sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.

 

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