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Non solo numeri. Il Dossier della Caritas sull’immigrazione
di Luisanna Pasetto 18/12/2012
 

 

Nel mese di Ottobre è stato pubblicato il 22° Rapporto Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes. Come ogni anno il rapporto ci fornisce un quadro generale sulle dimensioni dei flussi migratori presenti nel nostro paese, ricordandoci inoltre che non parliamo solo di numeri, ma di persone con una loro dignità, portatrici di un bagaglio culturale e di esperienze in grado di arricchire il nostro territorio.
Lo spostamento necessario e obbligatorio delle popolazioni da un continente all’altro è sempre stato un fenomeno inevitabile. I numeri degli spostamenti sono sempre significativi del periodo storico-economico che il mondo sta vivendo. All’origine dei flussi migratori ci sono sempre guerre (più o meno grandi e conosciute) e squilibri nell’andamento dello sviluppo e dell’occupazione.
Nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paesi, in Italia sono state presentate 37.350 mila domande d’asilo. Sono oltre 60 mila le persone che sono sbarcate nelle coste Italiane, e purtroppo sono state più di 2 mila quelle inghiottite tragicamente dal Mediterraneo.
Il Dossier ha stimato che il numero complessivo degli immigrati regolari (comprese le popolazioni comunitarie) ha di poco superato i 5 milioni di persone alla fine del 2011.
Nello specifico: il numero stimato dei cittadini comunitari è di 1.373.000 (per l’87% provenienti dai 12 nuovi stati membri). Il maggior numero arriva dalla Romania (997.000), seguono Polonia (112.000), Bulgaria (53.000), Germania (44.000), Francia (34.000), Gran Bretagna (30.000), Spagna (20.000) e Paesi Bassi (9.000).
Il numero stimato delle popolazioni europee non comunitarie è di 1.171.163, di cui al primo posto troviamo gli Albanesi (491.495), seguono gli Ucraini (223.782), i Moldavi (147.519), i Serbi e i Montenegrini (101.554), i Macedoni (82.209), i Russi (37.090), tra i 20 mila e i 30 mila ciascuno Bosniaci, Croati e Turchi.
Per quanto riguarda i soggiornanti provenienti dal continente africano, alla fine del 2011 i Marocchini risultano essere al primo posto (506.369), seguono Tunisia (122.595), Egitto (117.145), Senegal (87.311), Nigeria (57.011), Ghana (51.924), Algeria (28.081) e Costa d'Avorio (24.235); Burkina Faso, Camerun, Eritrea, Etiopia, Mauritius e Somalia si aggirano introno alle 15 mila unità. In totale i soggiornanti provenienti dall'Africa sono 1.105.826.
Gli immigrati provenienti dal territorio asiatico sono in aumento. L’Italia è lo stato membro dell'Unione Europea che accoglie il maggior numero di Cinesi (277.570), Filippini (152.382), Bangladesi (106.671) e Srilankesi (94.577); è il secondo stato per quanto riguarda la presenza di Indiani (145.164) e Pakistani (90.185).
Le popolazioni provenienti dall'America risultano essere molto meno numerose, nel complesso totalizzano 415.241 migranti.
Nonostante la cattiva informazione e i luoghi comuni difficili da sradicare, la forza lavoro immigrata svolge un’utile funzione di supporto al sistema economico e produttivo nazionale, per la giovane età, la disponibilità e la flessibilità.
Un esempio importante sono i 750 mila immigrati che lavorano come collaboratori familiari, rappresentando una risorsa preziosa per il nostro paese visto anche il crescente invecchiamento della popolazione italiana e il conseguente bisogno di assistenza.
Anche nel settore agricolo e dell’edilizia, la mano d’opera immigrata costituisce una risorsa importante.
In Sardegna l’incremento delle popolazioni straniere è avvenuto nell’ultimo decennio con un ritmo di crescita elevato. Fonti ISTAT dal 2001 al 2010 registrano un tasso di crescita della popolazione straniera del 240% rispetto a quello della popolazione sarda residente dell’1,0 % circa.
Nonostante il notevole aumento percentuale, la Sardegna si posiziona sempre in fondo alle graduatorie regionali per numero di presenze, ospitando solo lo 0,8% di tutti gli immigrati presenti in Italia. Le ragioni di un così basso dato percentuale sono legate al fatto che la Sardegna è considerata solo un luogo di passaggio, per via della sua posizione geografica, non un territorio utile per l’insediamento.
Dati ISTAT sui residenti alla fine del 2010 registrano la collettività romena come la più numerosa nell’isola, di cui ben oltre la metà di sesso femminile.
La collettività romena e le altre provenienti dal continente Europeo (ucraina, tedesca, polacca) assorbono più della metà della popolazione straniera residente in Sardegna.
I migranti africani contano un quinto sul totale, in particolare Marocchini e Senegalesi, per la maggior parte di sesso maschile. Seguono le popolazioni asiatiche, in maggioranza la cinese e la filippina sempre con la presenza maschile in netta maggioranza.
Per ultime le collettività provenienti dal continente americano.
 
Per affrontare in maniera adeguata l’ospitalità e l’accoglienza delle popolazioni che si rifugiano in altri territori, i paesi dovrebbero adottare delle politiche organiche sull’immigrazione tenendo conto delle diverse esigenze, che si possono riassumere in cinque concetti fondamentali:
  • emersione: è necessario che un paese emani leggi che permettano e favoriscano la regolarizzazione per consentire l’emersione e combattere i canali di lavoro irregolari.
  • qualificazione: è necessaria una semplificazione amministrativa che permetta di riconoscere i titoli acquisiti in altri paesi per favorire così l’ingresso di lavoratori qualificati.
  • semplificazione: è necessario semplificare le procedure in materia di permessi di soggiorno e prolungarne la validità.
  • stabilizzazione: è necessaria la creazione di una normativa agevolata per attribuire la cittadinanza ai figli degli immigrati.
  • non discriminazione: è necessaria la promozione di politiche strutturali che rafforzino la coesione in quanto, oltre ai palesi atti discriminatori violenti, esistono tante pratiche subdole e indirette che mortificano la persona nella sua individualità.

 

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