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È possibile conciliare lavoro e famiglia?
di Luisanna Passetto 14/11/2012
 

Nel mese di ottobre è stato pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia un ebook intitolato Welfare aziendale. Buone pratiche di conciliazione famiglia-lavoro redatto da Elena Macchioni. Il tema analizzato è la conciliazione tra la vita professionale lavorativa e il ruolo all’interno della famiglia. Nell’ebook vengono messe in luce le problematiche, sempre più attuali, legate alla difficoltà d’integrare i due aspetti per mancanza di tempo, risorse, sostegno concreto e adeguato da parte delle imprese e dello stato; il tutto attraverso una analisi accurata di dati sintetici forniti dai rapporti OCSE e ISTAT 2011.

I dati presentati mostrano come ci sia un’evoluzione continua delle forme familiari (numero matrimoni, convivenze, tasso fecondità…) come si fortifichi il gap di genere rispetto a tassi di occupazione e salari in alcuni contesti territoriali, come sia arduo conciliare efficacemente il ruolo di genitore con quello di lavoratore produttivo, come i diversi paesi appartenenti all’OCSE affrontino la crisi economica e finanziaria che sta investendo l’occidente negli ultimi anni.
I numeri prospettano un futuro con pochi bambini in quanto esiste una forte connessione con il livello d’istruzione delle donne; infatti le donne sono sempre più chiamate a compiere una scelta tra lavoro e famiglia, preferendo una crescita professionale rispetto a quella procreativa, risultando quindi prioritarie le scelte personali e individuali. Conseguenza di ciò è una modifica delle strutture tradizionali della famiglia. I dati infatti, ci dicono che le generazioni giovani (20-35 anni) tendono, più di quelle precedenti, a scegliere la forma della convivenza. I tassi più alti di convivenza li troviamo in Francia, nei Paesi nordici e nei Paesi anglosassoni, i valori più bassi riguardano la Grecia, l’Italia, la Polonia e la Repubblica Slovacca, anche se il matrimonio rimane, ovunque, la scelta più diffusa. Nei paesi OCSE il numero dei minori che vivono con genitori conviventi è pari all’11,3%, quelli che vivono con genitori sposati sono il 72,5% e quelli che vivono con un solo genitore sono il 14,9%. Per quanto riguarda l’Italia, l’83,9% dei bambini vive con entrambi i genitori sposati, mentre il 5,2% vive con genitori conviventi e il 10,2% vive con un solo genitore. Le proiezioni al 2025-2030 prevedono una forte crescita del numero di nuclei mono-genitoriali.
Valutando poi il lavoro di cura e sostegno non retribuito, svolto all’interno delle famiglie, le differenze di genere sono la norma, il gap cresce ulteriormente all’aumentare del numero dei figli, la proporzione di donne per le quali il lavoro di cura rappresenta l’attività principale sono circa il 2-4% della popolazione lavoratrice femminile nell’OECD.
Anche l’attività lavorativa in generale, il numero di ore, il tipo di contratto (part-time, full-time) la possibilità di ricoprire posizioni dirigenziali, il livello salariale, mostra notevoli differenze di genere: la percentuale media di donne lavoratrici tra i 25-54 anni nei Paesi OECD è pari al 70%, il valore percentuale medio riferito agli uomini è dell’85%, la gran parte del lavoro femminile è svolto con contratto part-time, la media OECD è pari al 21,7% per le donne, a fronte del 4,4% degli uomini.
La nascita di un figlio modifica radicalmente la posizione lavorativa della donna diminuendo notevolmente il numero di ore dedicate, la conseguente assenza per un periodo dal posto di lavoro influenza la possibilità di occupare posizioni di rilievo all’interno di un’azienda.
La donna si trova di fronte a un bivio: crescere professionalmente o creare una famiglia?
Entrambe le scelte hanno delle conseguenze significative all’interno delle nostre società: riduzione del capitale umano, ridotta natalità, povertà infantile…
La sfida principale è quindi cercare di mantenere le donne nel mercato del lavoro con condizioni contrattuali stabili e soddisfacenti sul piano reddituale permettendo benessere e qualità di vita per le loro famiglie. È attraverso un efficace regime di welfare che uno stato può raggiungere tale obiettivo, creando e ampliando specifici dispositivi che permettano la conciliazione lavoro-famiglia (congedi parentali, congedi di cura, strutture per la prima infanzia, aiuti in cash, agevolazioni fiscali, pratiche di conciliazione realizzate dalle imprese…).
L’Italia si colloca sotto la media OCSE rispetto a tre indicatori fondamentali sulla famiglia: occupazione femminile, tasso di fecondità e tasso di povertà infantile. In confronto a molti paesi OCSE, in Italia le donne hanno più difficoltà a conciliare lavoro e famiglia.
L’ebook descrive inoltre una ricerca condotta sulle modalità di sviluppo di welfare aziendale, realizzato da quattro imprese italiane, con lo scopo di generare e sviluppare benessere nella vita personale familiare e lavorativa del dipendente. Le imprese in questione sono diverse tra loro per settore produttivo e dimensioni e fanno parte dello scenario industriale del Veneto ed Emilia Romagna. L’ipotesi concettuale alla base della ricerca è se, effettivamente, i dispositivi di welfare aziendale producano un consistente e reale aumento del benessere individuale familiare e lavorativo e conseguentemente un clima positivo e un aumento della produttività in azienda.
Anche nella nostra regione il problema della conciliazione lavoro famiglia è fortemente sentito e ancor di più in questo periodo di forte crisi economica. Il progetto Conciliando, predisposto nell’ambito dei fondi previsti per gli interventi di politica attiva del POR Sardegna 2007-2013, risponde molto parzialmente a queste esigenze di politica sociale. I destinatari del progetto sono tutti i lavoratori con contratti atipici e/o a tempo determinato, inoccupati e disoccupati residenti nel territorio provinciale e iscritti ai Centri Servizi per il Lavoro (CSL) della Provincia di Cagliari, che abbiano in corso attività di formazione o borsa lavoro. Attraverso l’erogazione di voucher per un tempo prestabilito si cerca di alleviare il carico del servizio di cura permettendo alla persona di dedicarsi alla ricerca attiva del lavoro e alla propria crescita personale e professionale. Indubbiamente il progetto avrà dei risvolti positivi e la possibilità di ricevere un supporto economico che allevi il carico di cura familiare faciliterà la ricerca attiva del lavoro.
Per finanziare il programma regionale si impegnano risorse rilevanti, come se fossero le uniche risorse utilizzabili e non si cerca di incidere sulla disponibilità a collaborare di altri soggetti. L’erogazione di voucher non è accompagnata da una pluralità di azioni attive quali: la stipula di accordi aziendali, servizi d’informazione e di orientamento per lavoratrici lavoratori e imprese, accordi sindacali sulla flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro tali da consentire a lavoratrici/lavoratori di conciliare impegni familiari, tempi di vita e di lavoro; progetti per il finanziamento di programmi di formazione, aggiornamento, qualificazione e riqualificazione professionale per il reinserimento in azienda di lavoratrici e lavoratori dopo periodi di congedo.
La possibilità di realizzare questi obiettivi è offerta dalla legge 53/2000 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città” e in particolare dalla modifica dell’articolo 9 “Misure per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro” che prevede nello specifico una serie di azioni attive volte a conciliare il mondo del lavoro con quello della famiglia e non solo una mera erogazione di contributi economici.

 

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